mercoledì, Ottobre 7, 2026

Si continua a parlare con estrema naturalezza di fronte al dolore degli altri

PISTOIA – Non ho parole, ma le troverò. È la risposta che Paolo Nori ha dato all’Università che anni fa gli censurò i suoi corsi sui russi. E io è tutto il giorno che mi ripeto questa frase: “Non ho parole, ma le troverò”. Ora mi son messa sul letto con il torcicollo per cercare di trovarle, queste parole, ma faccio ancora fatica. Perché poi se ne sta parlando in parecchi di questa cosa che è successa ieri in consiglio comunale tra una consigliera di destra che ha ringraziato la Misericordia per aver confermato lo spazio per il cimitero dei bambini mai nati, e la mia area politica di sinistra che, da una parte ha avuto un comportamento che mi ha ferita nel profondo e dall’altra nessuno ha detto nulla, anzi, l’ha giustificato, questo comportamento che mi ha ferita nel profondo.

Non ho parole, ma le troverò anche perché bisogna pensarci bene oggi prima di esporsi dato che a seconda di come le dici le cose – ma questo vale solo per gli altri mi sa – sei anche tacciata di essere quella sbagliata che rinnega certe lotte che, secondo me, in questo caso c’entrano poco o nulla.

Non ho parole, ma le troverò perché io non solo sono mamma, donna, ma sono anche un’insegnante che lavora in un contesto complessissimo, e vivo e mi interfaccio con altri insegnanti, altri educatori, dirigenti, genitori, operatori sanitari, psicologi, pedagogisti che tutti i giorni fanno del loro meglio per fare una cosa fondamentale: trovare le parole giuste per non ferire le fragilità degli altri e per seguire i bisogni di ognuno, senza mortificare nessuno.

Non ho parole perché io stamani ero a scuola a fare il mio lavoro e poi sono uscita e ho letto queste cose dette con una naturalezza che diventa così prepotente da ferire. E infatti così mi sento. Ferita, anche se, per ora e per fortuna, perché la paura della perdita di mia figlia è stata ed è – da madre – un pensiero costante, che mi accompagna da quando ho visto le linette che indicavano la positività del mio test. Quando ancora non lo dici a nessuno, proprio perché, questa perdita, di un figlio – che quando si aprono questi percorsi, i figli son figli da quando ci pare, non è che si aspetta di arrivare al terzo trimestre per iniziare a provare sentimenti di genitorialità perché qualcuno ci dice che così dobbiamo sentirci – può capitare ed è molto frequente.

Non ho parole, ma le troverò anche perché mi pare assurdo che nel 2026 ci si debba sentire trattare in questo modo se si dovesse aver l’ardire di soffrire per un aborto fisiologico o volontario e di voler seppellire, nel caso, il nostro prodotto del concepimento. Mucche siamo e bestie resteremo.

Insomma, non ho parole, ma queste le ho: si continua a parlare con estrema naturalezza, di fronte al dolore degli altri.

Beatrice Beneforti

Leggi anche

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ultime in provincia