mercoledì, Ottobre 14, 2026

Tra luce e colore: alle Scuderie del Quirinale una grande mostra su Pontormo

ROMA – Alle Scuderie del Quirinale apre la prima grande mostra monografica dedicata a Pontormo con oltre 120 opere esposte e un’accurata selezione di capolavori.

L’esposizione, visibile al pubblico fino al prossimo 7 febbraio, è curata da Cristina Acidini, tra i maggiori esperti di Cinquecento fiorentino, con il supporto di un team di autorevoli studiosi che annovera Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani.

Fondamentale inoltre la collaborazione con la Galleria degli Uffizi di Firenze, ente museale che annovera alcuni tra i dipinti più celebri e significativi dell’artista e che ha acconsentito al prestito temporaneo di una selezione di preziose tele; ma in mostra figurano opere provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo come il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il Museo del Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery of Art di Washington, l’Art Institute di Chicago e il Getty Museum di Los Angeles.

La “Visitazione di Carmignano”, capolavoro di Pontormo presente nella grande mostra alle Scuderie del Quirinale (foto Ansa)

La mostra costituisce l’occasione per vedere riuniti per la prima volta tutti i principali capolavori dell’artista e una straordinaria selezione di opere su carta, attraverso un percorso espositivo articolato in base a un criterio cronologico ma non privo di interessanti spunti tematici.

Jacopo Carucci, detto il Pontormo dal piccolo paese nativo nei pressi di Empoli (1494-1556), incarna una delle parabole artistiche più affascinanti e complesse dell’intero Rinascimento italiano. Rimasto orfano in tenera età, Pontormo giunge presto a Firenze, formazione d’elezione dove gravita attorno alle botteghe di Leonardo, Piero di Cosimo e soprattutto Andrea del Sarto. In questo ambiente vivace, il giovane artista assorbe l’equilibrio del Rinascimento maturo per poi incrinarlo quasi subito dall’interno. La sua vita, segnata da un temperamento malinconico e riservato, si riflette in una pittura d’intensa ricerca interiore, lontana dai canoni di serena armonia della lezione classica.

Ciò che definisce la sigla stilistica di Pontormo è infatti la rottura radicale con la razionalità prospettica inaugurata da Brunelleschi e fatta propria da molti altri artisti rinascimentali. Le sue composizioni paiono rifiutare la gravità terrestre: i personaggi sembrano mantenersi in equilibrio instabile sulle punte dei piedi, sospesi in un vuoto privo di riferimenti architettonici.

La linea di contorno si fa nevrotica, espressiva e sinuosa, ereditando la tensione michelangiolesca ma privandola della sua possente massa muscolare. Straordinario è l’uso del colore: una tavolozza di toni chiari, acidi e cangianti – rosa confetto, azzurri polverosi, gialli dorati e verdi smeraldo – che trasfigura la materia reale in una dimensione lirica e spirituale.

Per secoli la storiografia artistica, condizionata dal giudizio severo di Giorgio Vasari sulle sue scelte “eccentriche” e in palese controtendenza rispetto ai grandi modelli di Michelangelo e Raffaello, ha spesso relegato Pontormo a figura “stravagante” o minore.

La reale svolta critica avviene nel Novecento: studiosi come Frederick Antal, Roberto Longhi e Giuliano Briganti individuano in Pontormo il caposcuola di quella “crisi del Rinascimento” che a livello artistico sfocerà nel Manierismo, visto però non come una fase di decadenza, ma come una precoce modernità; inoltre la potenza visiva delle sue immagini ha conquistato artisti contemporanei, come dimostra la celebre videoinstallazione The Greeting (1995) di Bill Viola, interamente basata sulla riattivazione temporale e figurativa della Visitazione di Carmignano.

La riscoperta del maestro empolese ci consegna così un artista straordinariamente attuale, capace di parlare al pubblico odierno attraverso il linguaggio senza tempo della vulnerabilità umana.

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