PISTOIA – Abbiamo letto con stupore l’articolo pubblicato ieri dal vostro giornale sui fatti di via Carratica, che riporta una ricostruzione diversa da quella da noi riferita. A tutela della nostra correttezza, della serietà delle comunità politiche che rappresentiamo e per rispetto dei cittadini, riteniamo necessario ribadire alcuni punti.
Noi eravamo lì. Abbiamo parlato con i commercianti, ascoltato le loro testimonianze e raccolto la preoccupazione di chi, ogni giorno, alza la saracinesca e chiede di poter lavorare serenamente. Viviamo questa zona quotidianamente e incontriamo chi vi lavora e vi abita anche quando le telecamere sono spente e i giornali si occupano di altro. Come consiglieri comunali abbiamo il diritto di raccontare ciò che la città vive e il dovere di portarlo all’attenzione delle istituzioni.
Vogliamo quindi ripercorrere i fatti, così come ci sono stati riferiti da chi li ha vissuti in prima persona. Una ragazza entra nella tabaccheria e chiede un pacchetto di sigarette senza avere i soldi per pagarlo. Al rifiuto, si allontana dicendo «torno dopo». Dopo circa cinque minuti torna, pretende nuovamente le sigarette e, di fronte al secondo rifiuto, alza il tono e intima alla lavoratrice: «Chiamami subito il titolare, perché io di qui non mi muovo». Nel frattempo si sporge sul banco verso di lei, tanto da indurla a chiudere i cassetti e a indietreggiare per paura di essere colpita. Si avvicina poi al volto di uno dei presenti, minacciando di spaccargli la testa e i denti. La situazione si risolve soltanto grazie all’intervento di un passante, che la allontana dal negozio. È sulla testimonianza di chi ha subito questi comportamenti che si fondano le nostre parole.
Le domandiamo allora, direttore: che cosa intendete per “aggressione”? Nel definire l’episodio abbiamo usato questa parola nel suo significato comune, riferendoci ai comportamenti minacciosi e intimidatori descritti da chi era presente.
Per questo riteniamo fuorviante l’articolo a firma di Marzio Dolfi: un racconto volto, almeno apparentemente, a sminuire la gravità del fatto. Ci è parso più attento a smentire la denuncia dei consiglieri di opposizione che a ricostruire compiutamente gli eventi, con l’effetto di ridimensionarne la gravità.
Per completezza nei confronti dei lettori, riteniamo inoltre corretto ricordare che Marzio Dolfi, firmatario dell’articolo, è padre di chi segue la comunicazione del sindaco Capecchi. Questo legame non dimostra alcun condizionamento della sua attività professionale, ma riteniamo opportuno renderlo esplicito per trasparenza nei confronti dei cittadini.
Ribadiamo dunque la sostanza della nostra denuncia. L’episodio di ieri, così come quello avvenuto nei giorni scorsi ai danni della titolare del negozio Belinda, merita attenzione. Chi lavora in via Carratica deve poter esprimere la propria preoccupazione senza vederla minimizzata. Lei ha pieno diritto di criticare le nostre posizioni. Noi abbiamo altrettanto diritto di rispondere e di contestare una lettura che, a nostro giudizio, sposta l’attenzione dai fatti a chi li denuncia.
La questione è la sicurezza di chi vive e lavora in via Carratica. È su questo che chiediamo attenzione e risposte alle istituzioni, ciascuna per le proprie competenze. Da parte nostra continueremo a essere presenti, ad ascoltare e a segnalare. Lo faremo con la responsabilità del ruolo che ricopriamo e con la libertà di chi risponde ai cittadini, senza chiedere il permesso a nessuno.
Ringraziandola per lo spazio che vorrà concederci e per il prezioso lavoro che lei e il suo giornale svolgete a favore della libera informazione, la salutiamo cordialmente.
Matteo Pomposi e Dario Baldassarri
Consiglieri comunali
Ho letto con pari stupore, la vostra lettera.
Non sarò breve.
Inizio dalla parte che mi sta più a cuore, perché tira in ballo la professionalità dei cronisti del giornale. Le insinuazioni nei confronti di Marzio Dolfi, vice direttore di Reportpistoia, sono vergognose e qualificano chi scrive. I giornalisti hanno tutto il diritto-dovere di contestare chiunque affermi cose non vere o forzi a proprio vantaggio gli episodi e continueremo a farlo, perché nessuno è unto dal Signore. Il riferimento all’incarico del figlio, poi, è del tutto gratuito, fuori contesto, messo lì solo per mettere in dubbio la professionalità di un giornalista serio, stimato e autorevole, per gettare fango su di lui; perché anche se la camicia si lava, qualche schizzo rimane. Nello stile tipico della destra che fa riferimento ai giornali di Angelucci.
L’articolo di Report messo nel mirino dai due consiglieri nasce dalle informazioni di una fonte ufficiale: i Carabinieri. A chi dovremmo credere? Alla versione di due esponenti della minoranza che hanno messo le tende in via Carratica per raccogliere le legittime preoccupazioni dei commercianti o a un dirigente dell’Arma? Se ciò che hanno riferito i militari ai giornali – tutti – non è vero, contestatelo a loro, non a chi ha raccolto l’informazione. Noi ci siamo limitati a sottolineare le contraddizioni. Per noi un’aggressione diventa tale quando la polizia tale la definisce, in questo caso hanno detto che di aggressione non si è trattato. Noi facciamo i giornalisti. Punto. Ai militari, i commercianti hanno rilasciato testimonianze diverse da quelle che avete raccolto voi?
Detto questo, siamo consapevoli della pesante situazione che vivono da anni i commercianti e i cittadini di via Carratica, il clima ci preoccupa, ma va affrontato con equilibrio. Che voi non mostrate. Avete adeguato, di volta in volta, i contenuti dei vostri interventi allo sviluppo delle indagini. Quando venne aggredita la titolare del negozio Belinda, collegaste l’episodio al parco di piazza della Resistenza, lasciando intendere che fosse lì l’origine delle violenze. La scoperta, poi, che la donna che aveva aggredito (in quel caso, sì!) la commerciante era italiana di Firenze, vi ha spiazzato: piazza della Resistenza stava fuori dalla narrazione. Qualcuno (non voi) ha tentato una arrampicata sugli specchi: sì, ma era “colorata” e poi era stata adottata. Tanto per far capire il clima nel quale viviamo.
Consigliere Baldassarri, lei su Fb ha dichiarato: “Sono mesi che denunciamo il degrado di piazza della Resistenza: episodi di violenza, aggressioni, disturbo continuo nei confronti di chi abita nel quartiere, di chi ci lavora e di chi semplicemente vorrebbe vivere la piazza e non può, perché intimorito da gruppi di persone che l’hanno occupata e che la gestiscono come meglio credono”.
Mesi?, consigliere. Quanti mesi? Quattro, otto, dodici. Perché in questa vicenda lo spazio temporale è importante.
Vedete, nel parco della Resistenza la sicurezza assoluta non c’è mai stata, nemmeno negli ultimi nove anni di amministrazione di centrodestra. Io non ho piantato tende in quel luogo, ma lo attraverso due volte al giorno per andare al lavoro, parlo con le persone, residenti e no, quindi conosco la situazione forse meglio di voi. Lo sapete a cosa si riduce la sorveglianza? Ve lo dico io: una pattuglia della Polizia attraversa piazza della Resistenza due volte al giorno. Di più non può fare perché è sotto organico. Avete scritto al Ministro Piantedosi?
Per Baldassarri, invece, il parco era una meraviglia di sicurezza. Il 18 maggio scorso, infatti, con Anna Maria Celesti, sindaca facente funzione, il consigliere partecipò a un incontro sulla sicurezza insieme a Martina Cergnai e la stessa sindaca. In quell’occasione rivendicò gli interventi della Giunta in piazza della Resistenza, confermando “l’importanza e la consistenza del lavoro svolto” e la quantità degli interventi realizzati. Senza spiegarli. Stette sul generico.
Peccato che appena un mese dopo (giugno 2026), la neo associazione di residenti e commercianti “Parcoscenico” (nata nell’aprile 2026) spiegasse di convivere “da troppo tempo” con insicurezza, spaccio, degrado, schiamazzi, molestie e risse. Quel “troppo tempo”, secondo lei a chi si riferiva?
Possibile credere che la situazione sia precipitata negli ultimi quattro mesi? Suvvia!
Voi, seppur indirettamente avete tirato in ballo il Sindaco, facendo intendere come Capecchi possa svolgere un ruolo attivo nel controllo del territorio. In che modo? Mettendo nelle strade gli agenti di polizia municipale, l’unico provvedimento che un sindaco può adottare. Benissimo, voglio seguirvi.
Quali vigili urbani? Quelli che da anni sono spariti, quelli che in centro non si vedono mai? Per non parlare delle periferie. In compenso avete dotato il comando di taser un cane antidroga. Inutilizzati perché manca il personale.
Perché, vedete consiglieri Baldassarri e Pomposi, la polizia municipale di Pistoia è sotto organico di 30 persone (cit. Celesti, maggio 2026: conservo gli appunti), perché nel corso degli anni “ci sono stati trasferimenti e numerosi pensionamenti”. Non vi hanno informati?
Come possono quelli che sono rimasti (una sessantina) controllare l’intero territorio? Si tratta di un deficit che la “vostra” amministrazione non ha mai colmato lasciandolo in eredità. Come ben sapete, i pensionamenti non sono fulmini che arrivano a ciel sereno, sono programmati, quindi sarebbe stato possibile fare concorsi. Invece di concorsi c’è uno solo attivo, quello per un posto di dirigente. Tenendo conto che tra la pubblicazione del bando e le assunzioni corrono quasi due anni, per vedere i vigili urbani nella strade, dovremo attendere ancora molto.
La carenza di personale è plastica anche nelle piccole cose: le multe non si possono più pagare al Comando, il controllo delle soste è stato affidato al gestore dei parcheggi.
Non è solo un problema di sicurezza, ma anche di decoro: la mancanza di vigili ha portato al degrado della città, come più volte testimoniato dai residenti.
Il problema vero è che l’ordine pubblico deve essere garantito dal Ministero dell’interno e da tutte le sue declinazioni sul territorio. Ma al governo ci sono i “vostri” e quindi meglio stare sul generico.
E avete pure la memoria corta.
Per rinfrescarla, ci siamo affidati a Cristina Donati sempre molto attenta alle vicende locali, che ha fatto una puntuale cronologia di cronaca nera in città a partire dal 2017.
1. Nel marzo 2017 si denunciavano già degrado, spaccio e presenza di siringhe nel parco di piazza della Resistenza. Nel giugno dello stesso anno i Carabinieri conducevano una vasta operazione antidroga, con arresti e misure cautelari. Altri arresti per spaccio si registravano nei mesi successivi. 2. Nel 2018 la stampa documentava ulteriori problemi di degrado e disagio sociale nell’area del parco.
3. Nel 2019, oltre a un furto di 1.700 euro in un bar della piazza, un uomo veniva aggredito con una bottiglia e un coltello e rapinato di 1.600 euro. Nello stesso periodo i commercianti di via Carratica denunciavano le difficoltà e il progressivo impoverimento commerciale della strada.
4. Nel maggio 2021 due settantenni venivano aggrediti in via Frosini, nell’area fra Piazza della Resistenza e la stazione.
5. Nel febbraio 2022 si registrava un nuovo arresto per spaccio in Piazza della Resistenza.
6. Nell’agosto 2023 un uomo veniva aggredito in pieno giorno, colpito con una testata, minacciato con un coltello e rapinato.
7. Nel marzo 2024 la Questura disponeva controlli straordinari nel parco, in via Frosini e in Galleria Nazionale.
8. Nel luglio 2025 si registravano danneggiamenti a numerose automobili, anche in via Carratica e Piazza Leonardo da Vinci. Nello stesso anno TVL documentava sporcizia e degrado persistenti nel parco. Nel novembre 2025 un uomo aggrediva un infermiere intervenuto per soccorrerlo e successivamente un agente di polizia. I soccorritori segnalavano anche la scarsa illuminazione di una parte del parco.
9. Nel febbraio 2026, ancora in Piazza della Resistenza, un uomo reagiva violentemente a un controllo dei Carabinieri e veniva segnalata un’altra rissa.
10. giugno 2026, rissa notturna denunciata dai residenti.
Nei mesi successivi, altri episodi di spaccio, liti e controlli delle forze dell’ordine. Fino all’aggressione alla commerciante di via Carratica del 14 ottobre.
11. C’è poi l’aggressione di Monteoliveto, altra zona della città, ma fatto importante, in cui venne fuori che le telecamere c’erano, si, ma erano spente.
Come molte altre, mi confidò un dirigente di Polizia.
In quegli anni, dove eravate, consiglieri Baldassarri e Pomposi? Perché le telecamere erano spente?Avete indagato? Avete interrogato? Non abbiamo letto una sola riga, nemmeno sui vostri profili Facebook.
Niente.
Silenzio.
Vi è mancato il tempo per scrivere?
Adesso, invece, ci siete: in via Carratica come in altri luoghi di disagio (Ramini). Svolgere con dedizione il vostro ruolo vi fa onore, lo dico senza alcuna ironia. La dedizione, però, deve fermarsi quando si rischia di incendiare gli animi, alimentare l’odio con narrazioni piegate alle convenienze politiche.
Pistoia non è diventata come voi la descrivete, non è una città senza controllo, è ancora una grande comunità fatta di persone perbene e generose che ha gli anticorpi per respingere le campagne di odio.
Prendo in prestito le parole di uno scrittore pistoiese, Antonio Fusco: “Pistoia merita di essere narrata in questo modo?”
Alberto Vivarelli
direttore responsabile Reportpistoia









