PISTOIA – A Pistoia il sabato ha un ritmo tutto suo: lento all’inizio, quasi timido, poi improvvisamente si apre, come una piazza che si riempie senza che nessuno l’abbia davvero deciso, attirati dalla musica che corre tra i vicoli.
Il The dUMb conferma che il sabato non è solo un giorno della settimana, ma è un luogo emotivo, un punto di ritrovo, dove Lazzaro e la sua “Festa di paese” creano una nuova dimensione tra vibes elettroniche ed emozioni eteree. In questa atmosfera prende forma la tappa pistoiese del tour di presentazione di “Feste di paese”, il nuovo album electro-pop uscito il 25 settembre 2026 per Rizoma con distribuzione Virgin Music Italia.

Come antidoto a un presente sempre più disincantato, il live si apre come una piccola scorta di ricordi, brani nati per proteggere ciò che rischiamo di perdere.
Lazzaro, alter ego di Yuri Ginanni, è la parte bambina che ha resistito alla crescita, quella che non ha smesso di giocare anche quando la realtà ha iniziato a chiedere efficienza, cinismo, velocità. Sul palco questa tensione è evidente: non è un personaggio, è un corpo che contiene due tempi diversi. La creazione musicale vibra sotto le luci del The dUMb come un simbolo che non nasconde ma rivela, ricordando che la meraviglia può essere ancora una postura possibile in un tempo ligio e adulto.

Anche il merchandising dell’artista porta con sé questo messaggio, una lattina di ceci che fra il serio e il faceto ti serve a ricordarsi di lui con un sorriso, ma che porta su di essa anche delle ricette per essere consumata, oppure degli pseudo lotteria che da la possibilità di vincere qualcosa oltre a essere memoria delle tappe del tour.
In tutto questo turbine di situazioni il sabato scorre e prende forma nella sala del The dUMb che si muove come una comunità improvvisata, un porto nella corrente che attira con la musica.

La “Festa di paese” evocata non è nostalgia, ma un modo di stare insieme. Lazzaro la porta nei luoghi delle città, la contamina con l’elettronica, la trasforma in un luogo dove si può ballare, ridere o anche semplicemente lasciarsi andare.
I brani scorrono come fotogrammi su vecchi proiettori, eppure tutto è filtrato da una produzione contemporanea, pulsante, che non cerca di imitare il passato: lo riattiva, lo rimette in circolo, dandogli una nuova vita tra effetti elettronici e strutture sovrapposte.
Il live nella seconda parte muta in Dj Set incastonato tra drum machine e loop, dove la scrittura che emergeva nelle trame dei brani, lascia spazio alla ritmica battente. Lazzaro prende forma dietro la maschera scolpita da Davide Miceli: una duplicità che si fonde per creare nuovi percorsi, nuovi canali di comunicazione, portando però con sé sempre la stessa naturalezza.

Il palco non è promozione: è parte della scrittura e al The dUMb questo è chiarissimo: ogni brano di questi due simbolici capitoli sembra nascere mentre viene suonato, come se l’esibizione stessa fosse parte del processo di creazione dell’album stesso, un’estensione naturale del progetto dentro “Festa di paese” dove Lazzaro non interpreta: abita. Non racconta: si lascia attraversare.










