di Giovanni Fedi
Pistoia – Il Padiglione Italia della sessantunesima Biennale di Venezia, iniziata lo scorso maggio e in corso fino al 22 novembre, ospita un fondamentale contributo proveniente dalla Città di Pistoia. L’allestimento dello spazio è realizzato con il lavoro dell’artista Chiara Camoni, rappresentata in Italia e in Europa dalla galleria cittadina SpazioA e, fra le diverse opere esposte, una proviene da una collezione privata pistoiese.

“Nemo profeta in patria”, il motto evangelico sembra adattarsi ancora una volta all’atteggiamento della città nei confronti dei suoi figli che raggiungono risultati di rilievo lontani dal contesto locale.
Finora, in città, sono circolate soltanto voci all’interno di cerchie ristrette di cultori, a vario titolo, dell’arte contemporanea. La realtà, però, è evidente e inoppugnabile: Chiara Camoni si è affermata grazie al lavoro di promozione di una galleria cittadina e, dopo tanto lavoro e impegno, è approdata su uno dei palcoscenici più prestigiosi dell’arte contemporanea internazionale.
Abbiamo parlato con Giuseppe Alleruzzo, architetto, ex insegnante del Liceo artistico Petrocchi, titolare della galleria SpazioA che rappresenta Chiara Camoni in Italia e in Europa.

Come è nata e si è sviluppata questa storia?
Quest’anno per la biennale di Venezia è stata costituita una commissione, chiaramente molto qualificata, che si è confrontata col ministro della cultura Giuli e ha emesso un bando in cui è stato chiesto a dei curatori e direttori di musei di elaborare dei progetti. Fra questi ne sono stati selezionati 10, poi ridotti a tre. Alla fine, in una rosa di nomi di alta qualità, è stato scelto proprio il progetto di Chiara Camoni, curato da Cecilia Canziani e legato molto all’idea delle relazioni interpersonali e alla condivisione con gli altri di una modalità di lavoro.

Qual è il rapporto tra l’artista e la galleria?
La galleria SpazioA segue Chiara Camoni da oltre vent’anni. Dopo un lungo percorso fatto insieme, sono arrivati i giusti risultati. A 30 anni, lei aveva un rapporto con una galleria a Milano, ma è durato pochissimo. Poi, l’ho seguita io, in esclusiva per l’Italia. Da un anno e mezzo, ha iniziato a collaborare anche con una galleria di New York, dove farà una mostra personale a partire dal 5 di marzo prossimo.
È un caso isolato o vi sono state altre partecipazioni di artisti della galleria alla Biennale di Venezia?
Non è la prima volta che un’artista di SpazioA arriva alla biennale di Venezia. Quattro anni fa, nel progetto proposto da Cecilia Lemani, in qualità di curatrice della manifestazione, è stata invitata Giulia Cenci, con cui la galleria ha cominciato a lavorare quando aveva soltanto 24 anni. Perciò, un percorso anche molto breve che ha portato a risultati anche molto importanti.
La storia della galleria?
Vivo da 35 anni a Pistoia, dal 1991. Mi sento in parte pistoiese e da pistoiese acquisito, grazie alla galleria, ho esportato il nome della città in tutto il mondo. Da Miami a Londra, da Parigi a Colonia, da Basilea in tutti i posti, fiere o musei, dove gli artisti della galleria hanno esposto. Una cosa molto simpatica è che, in molti luoghi, mi hanno chiesto e continuano a chiedere dove si trova Pistoia. Passo molto del mio tempo a spiegarlo e come può essere raggiunta. Molte di queste persone incontrate in giro per il mondo sono venute a trovarci e hanno conosciuto una città che li ha molto sorpresi e hanno soggiornato qui volentieri. Perciò, diciamo così, è un lavoro molto più conosciuto purtroppo fuori dalla città. In Italia e all’estero, esiste un apprezzamento per il nostro lavoro, ormai quasi ventennale, che ci fa molto piacere.
La galleria è nata, però, da uno spazio no profit che ho aperto mentre facevo l’artista, intorno alla metà degli anni 90 e al 2000. Il mio studio allora era a Capostrada e divenne il luogo dove invitare amici e fare delle mostre. Da questa esperienza nacque l’idea e la passione di cominciare a lavorare con gli artisti e costruire delle carriere insieme a loro. Successivamente mi sono trasferito nel centro della città dove ho trovato un ambiente in via Amati, occupato un tempo da una tipografia e dove dal 2008 è cominciato il nuovo corso di spazioA. Chiaramente con tutte le difficoltà di trovarsi in una piccola città di provincia. Magari, avere la sede a Milano o a Roma aprirebbe delle porte in maniera molto più veloce. Però, io sono stato felicissimo e tuttora mantengo un’identità molto forte proprio perché mi trovo in una città fuori da certi giri. Ripeto: è stato difficile, ma la qualità del lavoro che penso abbiamo fatto, la professionalità, l’attenzione al dettaglio, poi, ha creato un’espansione dell’attività al di fuori dei confini della città e all’estero. È chiaro che dispiace che la città non possa condividere in qualche modo successi come una partecipazione a una biennale. Il fatto cioè che Chiara Camoni rappresenti l’Italia alla biennale di Venezia e realizzi il padiglione nazionale. Una partecipazione che è stata riconosciuta in modo unanime e trasversale, sia in Italia che all’estero, come uno degli allestimenti più apprezzati e più interessanti con conseguenti richieste da tutto il mondo.
Il rapporto con la città?
Per me è molto importante dire che c’è stata una condivisione, fin dalla nascita di spazio A, con un collezionista pistoiese, Marco Barbieri, che esercita la professione di avvocato. Per me è stato fondamentale perché mi ha accompagnato lungo questo tragitto, ha creduto nella galleria, ha creduto negli artisti e, in collezione, ha artisti che sono adesso in biennale, come la Camoni o ci sono stati, come la Giulia Cenci. Una delle opere attualmente in biennale a Venezia appartiene a questo collezionista pistoiese. È stata una figura molto, molto importante per una crescita della galleria, per un confronto e per un sostegno riferito a un incoraggiamento vero e proprio nell’andare avanti. Devo molto a questa persona che secondo me dovrebbe essere riconosciuta, all’interno del nostro territorio, molto più di quello che è per l’importanza della sua collezione. Andrebbe fatta vedere, le istituzioni dovrebbero interessarsi a far sì che questa collezione possa essere visibile e avere uno spazio adeguato perché è un fiore all’occhiello della città. Posso dire che lo siamo noi come galleria, ma che lo è anche lui come collezionista.
Insieme ad altre realtà private pistoiesi operanti nel campo della cultura e dell’arte recentemente è stata organizzata una manifestazione intitolata “incontemporanea”.
Una cosa chiaramente importante è stata poter fare con alcuni altri enti privati pistoiesi un progetto diciamo a servizio della città, visto che purtroppo la situazione del contemporaneo a Pistoia è veramente difficile. Quando sono arrivato, a Pistoia c’era una realtà molto valida, Palazzo Fabroni, che faceva mostre importantissime. Fino a 10 anni fa, andando in giro per l’Italia e all’estero continuavano a chiedermi ancora di Palazzo Fabroni. Da allora nessuno me ne chiede più perché è diventato veramente un luogo vuoto, privo di una programmazione che possa permettere di rivivere i tempi molto importanti trascorsi in passato. Ricordo che era direttrice dei musei civici Chiara D’Afflitto, una figura molto importante che ha portato a Pistoia, per esempio, Bruno Corà e una serie di mostre che hanno consentito anche di creare una collezione permanente dato che gli artisti, di volta in volta, hanno lasciato in omaggio un’opera al museo e alla città.
Con questo gruppo di agenti artistici e culturali abbiamo cercato di creare un interesse verso l’arte contemporanea al fine di di spronare anche la nuova amministrazione comunale, in cui crediamo molto. Auspico possa attivarsi e prendere decisioni riguardanti in primo luogo Palazzo Fabroni che ha bisogno di essere rilanciato e di riacquisire un ruolo di valore.
Una battuta finale?
Invito i pistoiesi ad andare a Venezia e visitare la Biennale e il Padiglione Italia che resteranno aperti fino al 22 novembre.










