PESCIA – Chissà quante lettere, negli anni in cui la posta era l’unico mezzo per comunicare con le persone lontane, non sono mai state scritte, anche se pensate e desiderate. E’ immaginando queste ipotetiche missive, che prende le mosse “Lettere impossibili”, la performance di e con Paolo Puppa, in programma domenica 8 novembre alle ore 17 nella Sala Maurizio Del Ministro della Fondazione POMA Liberatutti di Pescia.

Protagonisti sono alcuni grandi nomi della cultura italiana: Italo Svevo scrive a Luigi Pirandello e Pier Paolo Pasolini a don Lorenzo Milani. Sono corrispondenze inventate, ma costruite su vicende documentate e materiali biografici, attraverso le quali Puppa esplora i rapporti tra chi cerca un contatto e chi non sa, o non vuole, rispondere come ci si aspetta.
Nel 1926, quando la compagnia teatrale di Pirandello arriva a Trieste, Svevo è uno scrittore ancora poco riconosciuto, che soffre per la propria marginalità nel panorama letterario italiano. Si rivolge così a Pirandello, già celebre, quasi a chiedergli un lasciapassare per essere finalmente accolto nel mondo degli scrittori. L’invenzione di Puppa prende spunto da un episodio realmente accaduto, raccontato all’autore dalla figlia di Svevo, e immagina anche la risposta di Pirandello, affidata al suo attore Camillo Pilotto: un congedo freddo e formale, che rende ancora più amaro il tentativo di avvicinamento.
È invece il 1° novembre 1975, pochi giorni prima della sua morte, quando Puppa immagina Pasolini scrivere a don Lorenzo Milani, scomparso nel 1967. Il priore di Barbiana e la sua Lettera a una professoressa, critica radicale della scuola di classe, rappresentano per Pasolini un riferimento importante. La lettera diventa così una sorta di confessione, in cui lo scrittore si confronta con il pensiero e l’esperienza educativa di don Milani, proiettandovi anche interrogativi personali. Due dialoghi immaginari che, partendo da circostanze storiche e biografiche reali, mettono in scena il desiderio di essere ascoltati e la difficoltà di trovare nell’altro la risposta cercata.
Storico del teatro, drammaturgo e performer, Paolo Puppa è accademico olimpico ed è stato professore ordinario di Storia dello spettacolo all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha diretto il Dipartimento delle Arti. Studioso di autori come Pirandello, Dario Fo, Ibsen e D’Annunzio, ha pubblicato numerosi saggi e scritto testi teatrali rappresentati anche all’estero. Nelle sue performance intreccia ricerca storica e invenzione drammaturgica, dando voce a personaggi reali attraverso situazioni immaginarie ma plausibili.






