sabato, Novembre 7, 2026

Amministrazione giudiziaria Patrizia Pepe e Dixie, SI: ‘lo sfruttamento non è un incidente di percorso’

PRATO – “La vicenda che coinvolge i marchi Patrizia Pepe e Dixie, sottoposti ad amministrazione giudiziaria dal Tribunale di prevenzione di Firenze su richiesta della Procura di Prato, riporta drammaticamente al centro una questione che il nostro territorio conosce fin troppo bene: lo sfruttamento del lavoro nella filiera della moda.

Le indagini hanno fatto emergere un quadro gravissimo: lavoratori sottopagati, turni estenuanti, ferie e riposi negati, contratti inadeguati, buste paga artefatte, lavoro nero e condizioni di vita e di lavoro degradanti.

Questa vicenda ci dice una cosa molto chiara: non possiamo continuare a indignarci per lo sfruttamento soltanto quando emerge un’indagine giudiziaria. Dobbiamo avere il coraggio di guardare a come funziona l’intero sistema produttivo, perché lo sfruttamento non nasce dal nulla e non si esaurisce dentro le mura di un laboratorio.

Il provvedimento del Tribunale evidenzia inoltre un elemento politicamente fondamentale: la responsabilità non può fermarsi all’ultimo anello della catena produttiva. Alle aziende committenti vengono contestate carenze nella vigilanza sulle imprese alle quali affidavano le proprie lavorazioni, con un’agevolazione colposa delle condizioni di sfruttamento.

Non è credibile pensare che un grande marchio possa non sapere cosa accade nella propria filiera. Chi commissiona, chi stabilisce prezzi e tempi di produzione e chi beneficia economicamente di quella catena di lavoro ha il dovere di conoscere e verificare le condizioni in cui i propri prodotti vengono realizzati. La responsabilità sociale d’impresa non può essere una bella frase da stampare sui siti aziendali o sulle campagne pubblicitarie.

Non possiamo continuare a raccontare lo sfruttamento come una degenerazione circoscritta a qualche laboratorio irregolare o a qualche imprenditore senza scrupoli. Il problema è un modello produttivo che, attraverso catene di subappalto sempre più articolate e opache, consente a chi sta al vertice della filiera di beneficiare di costi più bassi e margini di competitività senza esercitare un controllo effettivo sulle condizioni di lavoro.

Il distretto pratese conosce bene queste dinamiche. Per questo dobbiamo evitare due errori: da una parte minimizzare, dall’altra trasformare ogni vicenda in una contrapposizione tra comunità o nazionalità. Il problema non è l’origine di chi lavora o di chi fa impresa: il problema è lo sfruttamento, ovunque si manifesti, e un sistema economico che troppo spesso lo tollera o ne trae vantaggio”.

Milena Di Fina, Responsabile Lavoro di Sinistra Italiana Prato

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