mercoledì, Settembre 9, 2026

Gino Strada, dalla parte delle vittime di tutte le guerre

PISTOIA – “Spero solo che si rafforzi la convinzione, in coloro che decideranno di leggere queste pagine, che le guerre, tutte le guerre sono un orrore. E che non ci si può voltare dall’altra parte, per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio.”

Così scriveva Gino Strada nelle prime pagine del suo “Pappagalli verdi“, denunciando il dramma delle mine anti-uomo che continuavano la tragedia della guerra anche dopo la sua fine formale.

E contro la guerra Gino Strada si è sempre battuto, mettendosi dalla parte delle vittime, degli innocenti che subiscono le conseguenze di guerre decise da altri, dai potenti, “dai signori della guerra” e dai guerrafondai, dai “dilettanti dell’umanitarismo”.

E si è battuto non solo a parole, ma con i fatti degli ospedali da campo, che hanno soccorso tutti nel fuoco dei conflitti. Regalando all’umanità intera la straordinaria realtà di Emergency: ovvero, come stare dalla parte delle vittime di tutte le guerre.

In Libia come in Afghanistan, in Kosovo come in Libano, e in tutti i luoghi del mondo dove umani muoiono a causa di altri umani.

Né poteva mancare il punto di vista di medico combattente davanti al dramma del Covid.

“La pandemia ha messo in evidenza l’estrema fragilità del nostro sistema sanitario. Nel decennio 2010-2019 tra tagli e definanziamenti sono mancati circa 37. Oggi spendiamo circa 120 miliardi ogni anno, l’8,7% del Pil rispetto alla media europea del 9,9%. Gli ospedali sono stati trasformati in aziende e i mantra sono il contenimento della spesa ed efficientamento dell’esistente”.

Eppure, Gino Strada ha lavorato duro anche nel suo Paese per alleviare l’emergenza sanitaria intervenendo laddove la nostra sanità è più debole e carente. Sempre dalla parte degli ultimi, dei vulnerabili.

Oggi, Gino Strada ci ha lasciato dopo averci consegnato il suo ultimo testamento: un’analisi lucida, cruda e senza retorica della situazione in Afghanistan.

Lo ricordiamo con alcune di queste sue parole.

E lo ringraziamo con tutto il cuore per quello che ha detto e quello che ha fatto, per l’umanità intera.

“In Afghanistan, gli Stati Uniti hanno speso complessivamente oltre 2 mila miliardi di dollari, l’Italia 8,5 miliardi di Euro. Le grandi industrie di armi ringraziano: alla fine sono solo loro a trarre un bilancio positivo da questa guerra. Se quel fiume di denaro fosse andato all’Afghanistan, adesso il Paese sarebbe una grande Svizzera. E peraltro, alla fine, forse gli occidentali sarebbero riusciti ad averne così un qualche controllo, mentre ora sono costretti a fuggire con la coda fra le gambe. Ci sono delle persone che in quel Paese distrutto cercano ancora di tutelare i diritti essenziali. Ad esempio, gli ospedali e lo staff di Emergency – pieni di feriti – continuano a lavorare in mezzo ai combattimenti, correndo anche dei rischi per la propria incolumità: non posso scrivere di Afghanistan senza pensare prima di tutto a loro e agli afghani che stanno soffrendo in questo momento, veri “eroi di guerra”.

Associazione Palomar

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