mercoledì, Settembre 9, 2026

“I quattro elementi” di Luigi Petracchi: un viaggio verso “l’Oltre”

di Andrea Dami

CASALGUIDI – Siamo allo “Spazio Zero”, una galleria di arte contemporanea dove l’artista Luigi Petracchi presenta un’interessante installazione dal titolo esplicativo: “I quattro elementi” che completa le fotografie di Luca Bracali, uno storyteller che narra quegli attimi particolari, vissuti nei suoi innumerevoli viaggi, che la natura offre, dall’acqua al fuoco, dalla terra all’aria.

Hanno chiamato questi due momenti di congiunzione “L’Oltre”.

Un’immagine dell’opera “I quattro elementi” di Luigi Petracchi (foto di Andrea Dami)

L’esposizione è a cura di Laura Monaldi che scrive sul catalogo: “L’Oltre è uno stato della coscienza poiché appartiene alla via della conoscenza e all’esistenza umana; è la linea dell’orizzonte fra il visibile e il non-visibile; è l’idea che possa esistere qualcosa tra l’Astratto e il Concreto, oltre la Natura, laddove la mente si perde nella fantasia e nell’immaginazione. Aria, acqua, terra e fuoco sono gli elementi naturali che costituiscono il reale e a cui pensatori, artisti e poeti hanno da sempre fatto riferimento per costruire la propria idea di realtà e da cui procedere oltre”.

E sono proprio le opere che ci presenta Petracchi che vanno “oltre” «perché attingono attraverso i miti a quel “mondo” classico, antico, preistorico, costellato di personaggi, di miti, di simboli», mi dice l’autore, mentre mi indica uno dei lavori che completano l’installazione.

Siamo davanti alle quattro strisce che scendono sul pavimento ed evocano i quattro elementi e, mentre osservo il racconto pittorico inerente ai vizi e alle virtù di Ercole, Luigi Petracchi porta la mia attenzione verso la riproduzione di un’opera del poeta, pittore e incisore inglese William Blake che mostra il pellegrino all’ingresso di una porta, porta che evoca quella della discesa agli inferi di Dante e poi alza il foglio che tocca terra per mostrarmi meglio l’ingrandimento della statuina preistorica conosciuta come “Grande Madre” o anche “Dea Madre”, di circa 24.000 anni fa, che rimanda al simbolismo materno della fertilità, connessa anche al culto della Madre Terra, al ciclo naturale di nascita, maturità, declino, ecc..

Un’immagine dell’opera “I quattro elementi” di Luigi Petracchi (foto di Andrea Dami)

Per Carl Gustav Jung la Grande Madre è una potenza dell’inconscio, ambivalente, ora nutrice, ma anche divoratrice.

«È importante perché testimonia che da qui tutto nasce. Si perde nella notte dei tempi la ricerca che iniziò l’“uomo”» dice Luigi e sposta l’attenzione sulla striscia dedicata all’elemento acqua mostrando l’immagine della nascita di Venere, «che è una figura importante nel pensiero psicologico, psicoanalitico del filosofico svizzero», che ampliò la ricerca analitica dalla storia del singolo a quella della collettività.

«Tornando all’acqua – aggiunge Petracchi – la possiamo avvicinare alla ricerca interiore, alla comprensione dell’inconscio per rimanere nel mondo psicologico e che deve essere in equilibrio con il cosmo». Poi mi mostra la striscia dedicata alla Terra, ai miti, all’inserimento di due figure: una maschile e una femminile che “unite” rappresentano l’ermafroditismo e questo ci riporta al maschile-femminile che gioca un ruolo importante per la psiche di ogni essere umano.

Siamo all’aria «un’iniziazione – dice Luigi – le “tappe” di un percorso, anche se volatile. Anche il fuoco è visto attraverso i miti, come quello di Prometeo che ruba il fuoco agli dei e attraverso il dipinto inerente alla Cacciata di Lucifero e poi il fuoco come “purificazione”, ma anche conoscenza».

Un’immagine dell’opera “I quattro elementi” di Luigi Petracchi (foto di Andrea Dami)

Ci spostiamo verso un’altra opera dove elementi disposti a raggera sono luminosi, «sono i “Dodici cosmocrati” – così li chiama Luigi Petracchi – nel cui piccolo centro hanno i simboli zodiacali e si rapportano alle dodici potenze, ma ne ho messo uno, leggermente più grande, il tredicesimo, che campeggia sugli altri, diciamo fa il Sole, una forza superiore… “l’oltre”. Non è soltanto quello che li riassume, ma li contiene… consente loro lo sviluppo…».

Evocano anche i dodici apostoli? «Certamente, come tutte le filosofie del mondo, con le loro luci colorate evocano le “radici” del pensiero umano… sono identiche…» e si sposta ancora a passo veloce verso un’altra forma “stellare” anch’essa con luci, «luci tremolanti – dice – che evocano il fuoco, ma anche il caos e qui in terra ho adagiato delle lunghe strisce di carta in modo disordinato, un po’ caotico, che ho “macchiato” in maniera diversa, quella a “zolle” per indicare la terra, quella con un movimento discendente l’acqua, l’altra l’aria e infine ascendente il fuoco».

Mentre ancora osservo questi quattro elementi, ecco che Luigi si dirige verso una calotta sferica di metallo posta sul pavimento, con aperture circolari che fanno vedere dei fili che numerosi all’interno si intrecciano, «sono come delle sinapsi e attraversano anche delle “carte” che mostrano immagini o scritti e sono le relazioni.

I fili, le sinapsi sono di colori diversi: il bordò rappresenta il fuoco della rabbia, dell’ira, il rosa le passioni…» e dopo queste parole indica un altro elemento appeso alla parete, anch’esso stellare, ma con le luci ferme, l’opposto del caos, poi si volta verso un’installazione composta da elementi quadrati e realizzati con tecnica mista, i cui reticoli interni presentano in rilievo dei simboli, «che mettono insieme ma anche a confronto, in relazione – precisa Luigi Petracchi –, perché vuol essere un processo che volge all’unione degli opposti e i due piccoli laterali sono l’inizio e la fine…» mentre si volta, aggiunge: «ma la lettura da fare è al contrario, da sinistra verso destra».

Un’immagine dell’opera “I quattro elementi” di Luigi Petracchi (foto di Andrea Dami)

Accennando un sorriso, mi precede nel pensiero che stavo per esternare e dice: «In questo periodo di sosta ho sempre lavorato, riesco ad estraniarmi, mi immergo nel lavoro che sto per realizzare; questo Spazio Zero – arte contemporanea nasce nel 2019 per volontà di Edi Pagliai e mia e inaugura la sua attività nel 2020 come nuovo luogo espositivo di tutte le discipline artistiche, dai ricami di Casalguidi alla danza, dalla musica al teatro e ovviamente per la promozione delle arti contemporanee di “livello”, di qualità.

“Spazio Zero – arte contemporanea” vuol essere anche un punto di riferimento per la valorizzazione delle “eccellenze” che operano nel territorio, un territorio che non ha una visione, o non vuol vedere gli artisti, i loro lavori… Quindi tocca a noi mostrarli, insieme a quelli dei colleghi che operano anche in altri luoghi d’Italia e del Mondo».

Prima di congedarci Luigi Petracchi ci tiene a ricordare: «Programmare e organizzare un evento come “L’Oltre”, oggi è difficile perché ci vuole tempo, magari alcuni mesi… e in questo periodo è tutto provvisorio, non definito, insicuro… ma ci stiamo lavorando e vi aspetteremo con grande piacere. Ciao a tutti i vostri lettori!».

Ciao e a presto!

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