di Marta Meli
PISTOIA – Alessandro Vanoli nel corso della mattina, nella seconda giornata dedicata ai Dialoghi sull’Uomo, ha fatto il bis al Teatro Bolognini.

Lo storico e scrittore ha tenuto, e poi replicato, un incontro dal titolo “La scoperta e il sogno. Come i viaggi e l’immaginazione hanno creato il nostro mondo”.
È proprio attraverso il sogno e l’immaginazione che Vanoli ha condotto il suo pubblico a ritroso nella Storia, in tempi e spazi più o meno lontani. Il “viaggio” dell’incontro ha avuto inizio con una storia di fantasia: quella di Sindbād. Una storia che, proprio come quella dei quaranta ladroni, non appare nella raccolta di racconti originale de Le mille e una notte. Fu inserita solamente nell’800 a causa, probabilmente, del rifiuto da parte del mondo islamico e dell’idea che l’Occidente ha – per dirla con Edward Said – dell’Orientalismo. Quale significato risiede dietro a tutto questo? Da dove nasce quella spinta a viaggiare, a prendere il largo, a vagare ed esplorare per mare o per terra?
“Si tratta di un sentimento antichissimo che riguarda il desiderio di sapere cosa c’è oltre l’orizzonte, oltre la collina e oltre le dune di sabbia – ha spiegato Vanoli – ecco cosa ci caratterizza, da sempre, in qualità di esseri umani”.
Cosa sarebbe la Storia senza le avventure del viaggio di Ulisse? “Non ci sarebbe stato Shakespeare con La Tempesta, Amleto, Otello (e tutte le altre tragedie e commedie) – ha aggiunto lo storico e scrittore – non ci sarebbe stato Alexandre Dumas con Il Conte di Montecristo e I tre moschettieri”.
La Storia, allora, è la storia della nostra conoscenza. Solamente sfidando le nostre convinzioni e confutando le nostre idee di partenza potremmo continuare a scoprire e a sapere il mondo, che così si muove. In tal senso, tutte le domande possibili, andando e traversando, trovano le risposte e altre poi ancora altre domande, perché – come ha detto Alessandro Vanoli -“la prova è la rivelazione che le idee e i preconcetti non bastano a spiegare l’ignoto”.
Un esempio magistrale di quest’ultimo concetto si spiega con la storia dei libri, più precisamente con la storia dei trattati e dei saggi antichi. “I testi, nel medioevo, erano dotati di verità e autorità assolute – ha proseguito Vanoli – Platone e Aristotele erano letti come verità indiscussa”.
Con il tempo, però, le cose sono cambiate. Infatti, il “raccontare le storie” diventò sempre di più un momento per riflettere, per pensare e per immaginare. Per quanto riguarda le “geografie” c’erano le mappe che, un tempo, erano divise in sole tre sezioni (Europa, Asia, Africa) ed erano funzionali a mostrare il senso che l’essere umano avesse nel mondo. Oggi è ancora così? Potrebbe essere una domanda e un’occasione per ripensare il passato e il presente, sulla quale sviscerare possibili risposte o altre ipotesi per sognare i futuri.
La necessità di immaginare, per “astinenza” – e in ossequio alla realtà di quel momento, a seguito delle violente, truculente e nefaste esplorazioni coloniali, cominciò a manifestarsi sempre di più. Accadde proprio a quel punto, quando la Storia e il senso della stessa cominciavano a diventare “esangui” e quando tutto, o quasi, era stato ormai scoperto.
Dal lontano 1851, Moby Dick è l’emblema di questo bisogno ritrovato: “Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa — non importa quanti esattamente — avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo”.
Melville, con il suo celebre incipit, sembra rievocare il racconto di Sindbād, quello con cui il “viaggio” dell’incontro è cominciato.
Vanoli, nel corso della conferenza, ha aperto un grande varco del tempo, dei luoghi e delle realtà: dai Greci a Marco Polo, dai pirati alle rappresentazioni letterarie e cinematografiche, fino a David Bowie e 2001: Odissea nello spazio.
“Oggi abbiamo bisogno nuovamente di quella vertigine, dell’incognito, dello spazio immaginato, del confine inesplorato e, dunque, dell’arte, della musica, della letteratura – ha concluso Alessandro Vanoli – abbiamo ancora bisogno di conoscenza e ho la vaga sensazione che il mezzo essenziale sia la fantasia. Serve un atto di fantasia per ricominciare da qui a sognare per esplorare il mondo, ma anche per costruirlo.”









