di Nicola Cariglia*

Usa dire che nelle elezioni amministrative ogni comune è un caso a se stante, tanto più quando a votare si reca meno della metà degli aventi diritto. Ma questa volta sono evidenti tratti comuni nel voto espresso dagli elettori negli oltre mille municipi, nella regione Calabria e nelle due suppletive, domenica 3 e lunedì 4 ottobre.
Gli elettori di tutta Italia hanno voltato le spalle alla politica urlata e delle invettive ed hanno premiato i candidati sindaci con i tratti rassicuranti, cioè quelli che apparivano più affidabili e, nel caso di Milano, più esperti. Hanno vinto le coalizioni di centrosinistra raccolte attorno al PD ed il centrodestra, in una consultazione amministrativa, non ha ottenuto quanto sperava e quanto i sondaggi gli attribuivano a livello di voto politico.
Detto questo, sarebbe sbagliato pensare che lo stesso risultato, automaticamente, si ripeterebbe quando andremo a rinnovare Camera e Senato. Intanto non sappiamo quanto sul risultato nei comuni abbia inciso l’altissimo numero degli astenuti. In secondo luogo, a livello locale pesa molto la elezione diretta dei sindaci. Spesso sono loro a trascinare il voto e a favorire il formarsi delle coalizioni ampie che superano i confini dei partiti. Tutto questo non può avvenire a livello di voto politico, quando gli elettori saranno portati a scegliere un partito, secondo il proprio orientamento.
A chi scrive sembra, da questo voto, che l’Italia, come già la Germania, abbia confermato la sua vocazione per un futuro nel quale, oltre alla forza di singoli partiti, avrà un ruolo importante la capacità di formare le coalizioni.
Il centrodestra, si è visto, ha dei problemi da risolvere, più difficili della semplice gara tra Salvini e Meloni per il primato: problemi di classe dirigente, emersi con le mediocre candidature espresse nelle grandi città. Ma anche problemi di contenuti, visto che le sparate contro gli immigrati, o contro il Green Pass, e le ambiguità sui vaccini difficilmente saranno spendibili.
Quanto al PD, il maggiore problema è quello delle alleanze. Aveva puntato tutto sui 5Stelle, ma si è visto che sono in disfacimento. Occorrerebbero uno o più partiti di ispirazione riformista. A questo sembra puntare Letta, secondo quanto dichiarato nei suoi commenti dopo il voto. Ma non sarà facile per due ragioni. La prima è che i contenuti condivisi con i 5Stelle tengono lontani altri suoi possibili alleati. La seconda ragione non è colpa del PD. Come sappiamo, questi nuovi possibili alleati sono litigiosi e già tra loro divisi. C’è da sperare che l’opportunità di contribuire ad uno schieramento competitivo per la vittoria possa ricondurli alla ragione.
* direttore www.pensalibero.it










