PRATO – Era già accaduto nel giugno scorso davanti alla Texprint, che i lavoratori in lotta venissero aggrediti a pugni e colpi di mattone. E quando, dopo mesi di lotte, per attirare l’attenzione sulla loro richiesta di applicazione del contratto nazionale e poter lavorare 8 ore per 5 giorni anziché 12 per 7, gli operai in sciopero della fame, insieme a due sindacalisti SìCobas, avevano organizzato un presidio davanti alla sede del Comune di Prato, erano stati brutalmente sgomberati, nel silenzio pressoché totale delle istituzioni.
Ieri pomeriggio è accaduto di nuovo, ancora a Prato. Operai in sciopero, per denunciare le loro condizioni di sfruttamento, sono stati aggrediti con bastoni e mazze da baseball davanti alla Dreamland, azienda pratese del pronto moda (nella vicenda non è implicata la concessionaria auto che ha lo stesso nome n.d.r.).
Secondo la denuncia degli operai, nei video che in queste ore stanno circolando sui social, le violenze sono avvenute sotto gli occhi della Polizia, che presidia il picchetto in modo permanente: i quotidiani riferiscono che i poliziotti presenti avrebbero chiesto rinforzi prima di entrare in azione e la Questura ha confermato che “si tratta senza dubbio di una aggressione”.
Ma tutto questo avviene nel persistente silenzio delle istituzioni e del Sindaco che, dopo la vicenda Texprint, continuano a non affrontare la drammatica situazione economico/sociale in cui versa il comparto tessile pratese. Nonostante che i controlli dell’Ispettorato del lavoro abbiano messo chiaramente in luce irregolarità di ogni sorta, dal lavoro nero a orari di lavoro fuori dal contratto nazionale.
Dopo il grave episodio avvenuto sabato, con l’assalto alla sede nazionale della CGIL di Roma da parte di militanti e esponenti dell’organizzazione fascista Forza Nuova, non si fermano dunque le aggressioni ai lavoratori, soprattutto quelli più precari, più sfruttati, più socialmente fragili.
Che le istituzioni comunali di Prato, nonché quelle regionali, non sentano necessario schierarsi in modo netto dalla parte di chi manifesta a tutela dei propri diritti vilipesi da persone senza scrupoli (la morte della giovane operaia Luana D’Orazio è già archiviata?) e, nella migliore delle ipotesi, si appellino a un generico rispetto delle regole (il decreto Salvini, per caso?), come il sindaco Biffoni (il cui ruolo, quale presidente di ANCI Toscana, si estende al di là dell’area pratese), è un fatto a dir poco sconcertante. E del resto, fu proprio lui, in occasione del presidio Texprint, a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine per procedere allo sgombero. Come nella migliore tradizione del Partito Democratico, si assiste a proclami a favor di telecamera, che durano lo spazio della notizia di giornata. Nei fatti però lascia poi soli i lavoratori a difendere la loro dignità. Cos’altro deve succedere ancora, sindaco Biffoni? Ha forse bisogno di tempo anche lei per trovare la matrice?
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