di Giacomo Martini
ROMA – Quentin Tarantino nasce in Tennessee nel 1973. Non ha mai frequentato corsi di cinematografia e la sua scuola è stata il cinema stesso, quello di Sergio Leone, di Jean-Luc Godard, di Brian De Palma e Sam Peckinpah. Inizia a scrivere sceneggiature proprio durante le ore di lavoro al videoshop, insieme al suo amico Roger Avary.
Nel 1992 riesce finalmente a realizzare il suo primo film, “Le iene”, grazie ai soldi guadagnati con la vendita di “True Romance” e soprattutto grazie ai finanziamenti stanziati dalla Live Entertainment per la presenza nel cast di Harvey Keitel. Il film è accolto con successo al Sundance Film Festival e Tarantino viene subito annoverato tra i registi di ‘culto’.
Due anni dopo realizza “Pulp Fiction”, un inaspettato noir intriso di violenza e riferimenti alla cultura pop, in cui figurano John Travolta, Bruce Willis, Uma Thurman, Samuel L. Jackson, Harvey Keitel, Tim Roth, Amanda Plummer e Christopher Walken. Dopo si dedica alla produzione, finanzia opere come “Dal tramonto all’alba” (1996), diretto da Robert Rodriguez , che ha portato al successo internazionale George Clooney. Dopo una parentesi teatrale finita malamente, torna al cinema nel 2003, quando decide di realizzare un progetto concepito, insieme ad Uma Thurman, durante le riprese di “Pulp Fiction”, che decide di dividere in due film: “Kill Bill: Vol. 1” (2003) e “Kill Bill: Vol. 2” (2004).
Nel 2009 riprende in mano un soggetto, concepito già prima di “Kill Bill”, sulla Seconda Guerra Mondiale, concretizzandolo nel lungometraggio epico “Bastardi senza gloria” e riunendo un cast internazionale di rilievo, tra cui figurano Brad Pitt, Diane Kruger, Michael Fassbender e Christoph Waltz:, sei BAFTA, quattro Golden Globe, e numerosi altri riconoscimenti internazionali, tra i quali la nomination per la Palma d’Oro al Festival di Cannes.
Con “Bastardi senza gloria” Tarantino si aggiudica, tra gli altri, il David di Donatello per il miglior film straniero, ma è Christoph Waltz – nel ruolo del Colonnello Hans Landa – a fare incetta di premi, tra cui l’Oscar, il Golden Globe e il BAFTA come migliore attore non protagonista, e il premio come Miglior Attore al Festival di Cannes.
Nel 2012 realizza un altro successo commerciale e di critica: il western “Django Unchained”, con il quale ottiene numerose nomination agli Academy Awards 2013, aggiudicandosi l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale e per il miglior attore non protagonista – ancora una volta Christoph Waltz.
Tim Burton (California 1978) sin da bambino si appassiona ai cartoni animati e ai vecchi film dell’orrore – soprattutto quelli interpretati da Vincent Price – e si diverte a girare cortometraggi con la sua Super8. Grazie a una borsa di studio frequenta il corso di animazione presso il California Institute of Art e in seguito viene assunto come animatore alla Disney.
Dopo una serie di corto e medio metraggi di animazione gli viene data l’opportunità di girare l’episodio “The Jar” per la serie TV “Alfred Hitchcock Presenta”. Con il secondo lungometraggio, “Beetlejuice – spiritello porcello” (1988) riesce a conquistare pubblico e critica e al film viene assegnato l’Oscar per il miglior trucco, ma è solo il preludio al grande successo che riscuote con la trasposizione cinematografica del celebre personaggio dei fumetti “Batman” (1989, vincitore dell’Oscar per le migliori scenografie) e soprattutto con la favola surreale “Edward mani di forbice” (1990).
Successivamente si dedica a progetti più elaborati come la favola dark “Nightmare Before Christmas” (1993, da lui scritta e prodotta, ma diretta da Henry Selick) o il biografico “Ed Wood” (1995) ispirato alla vita del noto regista di B-movies. Il film viene acclamato dalla critica, vince l’Oscar per il miglior trucco e per il miglior attore non protagonista (Martin Landau) ma non ottiene altrettanto successo di pubblico.
Miglior fortuna al botteghino hanno i successivi “Mars Attack!” (1996, ispirato ai personaggi delle famose figurine Topps degli anni ’60), “Il mistero di Sleepy Hollow” (1999, Oscar per la miglior scenografia) e soprattutto il remake di “Il pianeta delle scimmie” (2001). Durante le riprese di questo film è nata una love story con l’attrice inglese Helena Bonham Carter, sua attuale compagna, da allora presente in tutti i suoi film. In precedenza, dopo aver divorziato nel 1991 dalla moglie Lena Gieseke (sposata nel febbraio dell’89), è stato legato all’attrice Lisa Marie che, oltre che sua compagna di vita per oltre un decennio (si sono lasciati nel 2001), è stata anche la musa ispiratrice dei lavori prodotti in quegli anni.
Nel 2003 con “Big Fish” confeziona un altro piccolo capolavoro che merita un Oscar per la colonna sonora ed è in lizza per i premi più prestigiosi. Lo stesso avviene per “La fabbrica di cioccolato”, dall’omonimo libro di Roald Dahl, per i cui costumi nel 2005 Gabriella Pescucci vince il Nastro d’argento.
Nello stesso anno dirige insieme a Mike Johnson “La sposa cadavere” che a Venezia ottiene il Future Film Festival Digital Award. Nel 2007 alla 64. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia gli viene consegnato il Leone d’oro alla carriera. Nel 2010 è presidente della giuria al Festival di Cannes. Nel 2019 gli viene consegnato il David for Cinematic Excellence 2019 alla carriera.










