di Umberto Alunni
MILANO – ACBGroup SpA, in collaborazione con il Sole 24Ore, ha organizzato il seminario “Oltre la crisi. Il finanziamento della ripartenza”.

Nata da una idea di Luigi Guatri, Cesare Ferrero, Piero Gnudi e Victor Uckmar nel 2000, ACB – Academics and Consultants for Business – è una realtà composta da 47 studi, gli ACB Members, che hanno unito la loro decennale esperienza, e le distinte competenze specialistiche, per dare vita al primo ed innovativo modello integrato di assistenza professionale in grado di affiancare l’impresa nel suo percorso di crescita.
E’ una squadra di 500 professionisti – dottori commercialisti, Legali, docenti universitari – che vantano un’alta specializzazione e un forte radicamento sul territorio, in grado di assistere qualsiasi impresa o organizzazione in ogni fase di sviluppo del proprio ciclo economico. Il seminario ha previsto un interessante numero di relatori, due dei quali stimati professionisti pistoiesi: Franco Michelotti e Andrea Bonechi.
Dopo i saluti del presidente di ACB, Angelo Casò, Andrea Bonechi, con la sua relazione, ha affrontato il tema della ripartenza.

Il titolo dell’intervento – ripartire e superare l’insostenibile leggerezza strutturale – la dice lunga. “Nella crisi di liquidità originata dalla pandemia – evidenzia Bonechi – il comparto bancario, anche in considerazione delle misure di sostegno intraprese dal governo, e il credito commerciale (nello specifico: rinegoziazione dei contratti di locazione, modifica delle condizioni di pagamento verso fornitori e clienti) hanno giocato un ruolo preminente. Tale tendenza conferma inevitabilmente il ruolo centrale del sistema bancario ma ne determina anche l’esposizione a possibili trasmissioni dello shock della crisi di liquidità nonostante l’intervento pubblico, talché saranno inevitabili le tensioni sia sui bilanci delle banche e sui rapporti banca – impresa”.
Auspica una innovativa revisione dei tradizionali metodi di valutazione ponendo l’attenzione sui fondamentali delle imprese troppo spesso non presi nella dovuta considerazione. Propone una valutazione del metodo “valorosa”, intendendo per tale la sintesi dei valori al di là di quello contabile, che connotano l’impresa. Si potrà realizzare con la concreta messa a disposizione dei patrimoni informativi da parte della banca e dell’impresa. Ciò potrà evitare che la leggerezza di un sistema economico si trasferisca in modalità cardanica alle banche, determinando altrettanta leggerezza strutturale. Altro punto fondamentale toccato nella relazione sono gli NPL (crediti bancari non performanti derivanti da mancate restituzioni da parte delle imprese) di cui le banche cercano di sbarazzarsi seguendo tendenze troppo spesso legate a politiche di breve respiro. Una loro migliore gestione apporterebbe utilità non solo alle banche ma, del caso, anche alle stesse aziende in difficoltà.
Franco Michelotti ha trattato il tema del “finanziamento della ripartenza tra nodi irrisolti e nuove opportunità”.

Traendo spunto da uno studio di Bankitalia dello scorso novembre puntualizza che, almeno 50.000 società di capitali, potrebbero risultare insolventi. A queste potranno aggiungersi le altre tipologie di aziende ( agricole, individuali, semplici). Sono dati che non possono far riflettere e che in qualche modo dovranno indurre ad assumere decisioni importanti. Va anche tenuto conto, prosegue Michelotti nella relazione, che in base al combinato tra imprese che non hanno investito e famiglie che non hanno speso, si è in presenza di maggiori depositi bancari che non vanno alle imprese. Basti ricordare che l’attivo bancario è composto solo per il 31% da crediti all’economia, suddivisi in modo equo tra privati e imprese. Anche auspicare la ripartenza finanziata dal mercato dei capitali non è affatto scontata.
Il governo Draghi è intervenuto disponendo il rinvio del codice della crisi ed un nuovo strumento: la composizione negoziale della crisi d’impresa. La norma viene a favore della possibile risoluzione di problematiche aziendali ma cozza con disposizioni lato banca che ne irrigidiscono l’operato affievolendo l’applicabilità delle richiamate disposizioni. Sarebbe auspicabile rimuovere questa sorta di cortocircuito che non consente di operare al meglio per il buon esito delle composizioni.
A Roberto Schiesari è stato assegnata la relazione “Finanziare sviluppo e innovazione per una crescita sostenibile”.

“La crisi indotta dalla pandemia ha accentuato la necessità di riequilibrare la struttura di molte piccole e medie aziende – ammette Schiesari – che devono investire per adeguare i loro modelli di business alle mutate condizioni”. L’elevata frammentazione del tessuto imprenditoriale va superata, magari utilizzando le risorse disponibili nell’ambito del programma europeo Next Generation EU. Siamo in presenza di uno scenario in rapida evoluzione che si compone della transazione digitale, ambientale ma anche sociale. Le PMI continuano ad essere un patrimonio italiano da sviluppare, recentemente ha ricevuto importanti benefici dal piano industria 4.0 e vale la pena continuare a spingersi in tal senso. Il ruolo del capitale sarà prioritario per lo sviluppo delle PMI e andranno ricercate adeguate fonti di finanziamento. Questi, secondo Schiesari, gli obiettivi delle PMI: raccogliere nuove risorse finanziarie, realizzare una diversificazione delle fonti di finanziamento, attenuare i rischi connessi alla forte dipendenza dai canali bancari, favorire il ricambio generazionale. La relazione si è conclusa con una breve ma interessante rassegna dei canali di finanziamento alternativi al comparto bancario.
“Leva tributaria come stimolo alla ripartenza delle PMI” è la relazione curata da Giuseppe Corasaniti.

E’ molto importante intervenire sulla riduzione del carico fiscale dei fattori della produzione. Può essere oltremodo efficace ragionare sulla deduzione degli interessi passivi rimuovendo il limite del 30% del reddito. Si avrebbe un sensibile miglioramento del carico fiscale. Altro cantiere sul quale poter lavorare è il riporto delle perdite con limitazione dell’ 80%. Ancora, si potrebbe lavorare sulla revisione dei coefficienti di ammortamento le cui aliquote sono ferme al dicembre del 1888. È opportuno ridurre i disallineamenti tra valori di bilancio e fiscali con avvicinamento dell’imponibile al valore del conto economico. Secondo Corasaniti l’impresa deve avere la certezza e prevedibilità fiscale per poter elaborare i suoi business plan con serenità. Gli elementi immateriali saranno sempre più significativi e avranno possibilità di influenzare il conto economico. Altro aspetto interessante è la revisione della tassazione dei redditi di capitale.

Lorenzo Galeotti Flori si è occupato de “La ristrutturazione del debito per la ripresa e lo sviluppo”. Non ritiene opportuno utilizzare un nuovo finanziamento per pagare debiti scaduti. Questi ultimi andrebbero regolati con meccanismi di ristrutturazione mentre il nuovo finanziamento verrebbe adoperato per un’adeguata ripartenza.
Evidenzia una legge fallimentare in continua evoluzione e differenti modalità di comportamento delle corti dei conti regionali in merito alla possibile ristrutturazione di imposte locali. Su questo sarebbe opportuno fare chiarezza.
Pasquale Saggese, nella sua relazione “Una proposta per il rientro di debiti tributari e contributivi di imprese e professionisti”, auspica finanziamenti con garanzia integrativa dello stato per consentire pagamenti pregressi.

Senza il sostegno dello stato molte imprese sarebbero costrette a chiudere i battenti con pesanti ricadute economiche e sociali. Una volta risolto il vecchio fardello l’impresa potrebbe affrontare la ripresa con maggiore serenità franca da minacce di esecuzione, con conseguenti benefici in termini di circolante netto e debito bancario.
Dopo la sintesi di Franco Vermiglio che, con estrema lucidità, ha messo in fila gli argomenti tessendone le relative correlazioni, si è avviata la tavola rotonda.
I temi oggetto del convegno sono stati maggiormente focalizzati dal punto di vista dei singoli partecipanti. E’ emersa una volontà di poter operare al meglio ed in sintonia per assicurare alle imprese la migliore fluidità possibile. Il tema centrale, neanche a dirlo, è stato il rapporto con le banche.
Gianfranco Torriero, vice direttore ABI, in conclusione ha invocato la massima razionalità invitando a cogliere tutte le opportunità che si pongono, con una visione ed un approccio di natura prospettica. Non siamo più in presenza di un sistema bancario ma di una pluralità di banche in concorrenza, né più né meno come le imprese. Il regime di concorrenza, si sa, dovrebbe generare migliori servizi e migliori prezzi. Va, pertanto, evitata qualsiasi forma di autoreferenza ed invocata la sostenibilità di un modello che vede banche ed imprese fecondamente innervate con un sistema di regole e norme chiare. In questo modo sarà possibile dare una risposta concreta al tema posto dal titolo del convegno: oltre la crisi – il finanziamento della ripartenza.
Questo l’auspicio con il quale si è concluso l’interessante convegno, tenutosi proprio nelle ore in cui il nostro Governo stava approvando i termini della Manovra. Forse un po’ di contaminazione tra i due ambienti non avrebbe guastato.






finalmente: una proposta decisionale per npl pmi; che stanno combattendo con le banche per anatocismo e usura, con accordi poco onesti di certi maggistrati e avvocati. Spero che questo mio commento, non venga anullato?