mercoledì, Settembre 9, 2026

Roberto Saviano a Lucca Comics con “Sono ancora vivo”

di Stefano Di Cecio

LUCCA – Noto per la sua denuncia della criminalità organizzata, ma anche giornalista e scrittore, Roberto Saviano ha presentato a Lucca questo suo ultimo lavoro, un romanzo a fumetti.

Edito dalla Bao Publishing, 144 pagine in vendita a 18 euro, illustrato dall’artista israeliano Asaf Hanuka che, come racconta Saviano, ha colto fin da subito le peculiarità della sua persona.

Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano presenta il suo romanzo a fumetti al Lucca Comics and Games (foto di Stefano Di Cecio)

“A partire dalla copertina” dice Saviano, “dove Asaf mi ha disegnato con una parte del colletto della camicia l’altra fuori dalla giacca, chiaro indizio del mio disordine. Il simbolismo della copertina è doppio, da una parte chiaramente l’annegare, dall’altra annegare sì, ma nel mare di pianto delle proprie lacrime”.

Saviano, intervistato da Agnese Pini, direttrice del La Nazione,  si rivolge al folto pubblico intervenuto al Teatro Giglio che lo segue con attenzione intervallando le sue parole con numerosi applausi.

Perché dunque un romanzo a fumetti? Perché è un mezzo per comunicare un dolore altrimenti inimmaginabile, incredibile e incomunicabile. “Il disegno – prosegue – ha aiutato perché è una creazione emotiva. Non deve provare a far immaginare, che è invece la potenza della pagina scritta. La meraviglia del fumetto è che ti presta l’immaginario”.

“C’è una scena che io ho in realtà appena intravisto, e che solo il fumetto mi ha permesso di ricostruire, di riallineare. Giocavo alla schedina con mio padre, un’abitudine relitto del secolo scorso. All’improvviso sentii un trambusto. Mio padre mi strinse il volto contro la pancia, per non farmi vedere, ma io ero curiosissimo e cercavo di girarmi”. Tra le strade dinanzi alla tabaccheria era in atto un inseguimento. “Tutti, in quel contesto, sapevano che era un inseguimento di camorra o che comunque stava finendo male: uno che scappa, uno che insegue con la pistola. Nei film non si raccontano queste dinamiche, ma nella realtà chi scappa cerca di sfuggire all’occhio di chi lo sta rincorrendo. L’obiettivo è è trovare un nascondiglio, perché non si può scappare all’infinito”.

Il fuggitivo riuscì a infilarsi sotto un’auto, solo per essere tradito da una pozza di pipì che si diffondeva sull’asfalto: nel terrore, se l’era fatta sotto. Una debolezza che gli fu fatale. Per Saviano, “questa è diventata un’ossessione simbolica. Se mostro la mia paura, i miei nemici lo scopriranno. Non solo i camorristi: ma anche una parte importante della politica e dei presunti colleghi”.

Roberto Saviano (foto di Stefano Di Cecio)

Dopo anni passati a nascondere ogni traccia di paura, questo romanzo a fumetti vuole essere un tentativo di riaprirsi al mondo e iniziare a riappropriarsi della propria vita: “Questo fumetto per me è il tentativo di dire: ho paura. Non di morire, ma di continuare a vivere così.

“Raccontare questo tipo di storia è come spogliarsi in pubblico”, dice Saviano. La mia stessa vita, il fatto che dopo 15 anni io sia ancora vivo, sembra smentire questa volontà di farmi fuori. È inimmaginabile pensare che un individuo sia su un palco, in tv, sui social, e poi al contempo chiuso, rinchiuso, invisibile e costretto. Difficile capire che questo, per me, è un momento di sospensione, mentre la normalità è quella di essere chiuso, ristretto”. Nella mia vita ci sono state persone che mi hanno seguito e protetto, ascoltato. Ma anche molte persone che mi hanno dimostrato un odio feroce. E’ nata perciò una istintiva diffidenza verso “l’altro”.

Cita episodi della propria vita come quello dell’intervista fatta da un amico che però pubblica con un titolo fuorviante e che diventa il leitmotiv dei suoi avversari per ridicolizzarlo. “Tutto può essere una accesso per fottervi, o per usarti per attaccare qualcun altro che tu rappresenti. Per tenersi lontano dai ricatti, perdi il controllo della tua vita. L’idea di morte spesso mi consola”. Cita Falcone che, dopo le insinuazioni che l’attentato de l’Addaura fosse stato falso risponde alla moglie che lo spingeva a dire che non l’aveva fatto da solo, “la calunnia muore da sola e la mafia uccidendomi mi darà ragione”.

Saviano cita anche la solitudine di Dante, la diffamazione e le accuse varie ricevute. “Nei miei scritti pianto sempre un seme da qualche parte, non importa se germoglierà subito, sono sicuro comunque che nel lettore prima o poi lo farà”.

Molte altre le citazioni fatte da Saviano, quella di Pietro Bembo ad esempio, l’epitaffio da lui scritto sulla tomba di Raffello Sanzio al Pantheon, “Qui giace Raffaello, da lui, in vita, la natura temette d’essere sconfitta, una volta morto, di scomparire insieme a lui”, perché la bellezza esiste nonostante tutto e si può e si deve ripartire dall’uomo.

Alla fine dell’incontro durato oltre un’ora, Saviano cita la poesia “Erba” di Blaga Dimitrova: “Nessuna paura che mi calpestino, calpestata, l’erba diventa sentiero.”

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