di Andrea Dami
PRATO – Il primo novembre 2021, nel cimitero Chiesanuova, sotto un cielo grigio e un’aria carica di pioggia imminente, si è inaugurato il lavoro di Ignazio Fresu, curato da Riccardo Farinelli, che si inserisce all’interno del quarto appuntamento del progetto “Arte nei cimiteri”.
Fresu ci presenta l’installazione “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” che si compone di diciannove elementi che, come dei menhir o anche delle pietrefitte, emergono dal verde prato e salgono silenziose verso il cielo, mantenendo l’antico segreto. Inoltre l’artista è riuscito a dare alla vicinissima cappella, da tempo abbandonata, una nuova “vita” con il suo grande bassorilievo “Falsa porta”, fatto di due ante, che ha collocato subito dopo la porta di accesso, per offrirci una doppia lettura vita-morte-vita che parte da molto lontano: penso alle “porte” delle tombe etrusche…

La “Falsa porta”, fatta di resine su legno e tela che evocano il prezioso bronzo, porta i segni di oggetti familiari come camicie, pantaloni, magliette, insomma indumenti di persone, ora vuoti, privi di vita, evocandone il ricordo.
“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” è un titolo preso a prestito da una poesia di Cesare Pavese, che ha dato anche il titolo all’ultima raccolta di poesie dello scrittore, per ricordarci le “due cose belle che ha il mondo: amore e morte”, di leopardiana memoria.
I diciannove elementi che costituiscono l’opera, realizzata “con resine e granulati di pietra su polistirolo per evocare la pietra”, come ci ha detto Fresu, sono dislocati in maniera casuale e ci invitano a entrare e percorrere quei sentieri immaginari che vogliono ricordarci «l’antico luogo di culto di Gobekli Tepe – precisa l’artista – risalente a undicimila anni fa», che ha spinto indietro le lancette dell’orologio della storia.
Il sito Gobekli Tepe si trova in Turchia, nell’Anatolia Sud Orientale vicino al confine con la Siria, “una testimonianza monumentale di quanto l’uomo antico sia simile all’uomo contemporaneo con il quale condivide progetti, aspirazioni, curiosità ma anche timori, paure, riflessioni sull’umana fragilità”, come ha scritto Riccardo Farinelli.
Un ulteriore invito ad entrare.
Potremo vedere l’installazione fino al 16 gennaio 2022










