PISTOIA – Non solo una ricca biblioteca storica, custode di libri antichi e rari, ma un prezioso scrigno di arte, cultura e architettura nel cuore di Pistoia.
Ospitata nei locali superiori della chiesa dei SS. Prospero e Filippo, con accesso dall’omonima piazzetta, la Biblioteca Fabroniana costituisce ancora oggi una delle testimonianze storiche e artistiche più significative delle biblioteche pistoiesi, e per secoli ha rappresentato un luogo di studio e di conservazione di un patrimonio librario che ha pochi eguali in città.
La storia della Biblioteca non si può scindere da quella del suo fondatore, il cardinale Carlo Agostino Fabroni (1651-1727), rampollo di una illustre famiglia pistoiese, di umili origini – i suoi antenati erano probabilmente artigiani specializzati nella lavorazione del ferro – ma capace, nel corso del Cinquecento, di rafforzare il proprio prestigio sociale e di affermarsi come una delle casate più importanti all’interno della nobiltà cittadina, anche grazie a brillanti carriere in campo politico, militare e diplomatico.

Il giovane Carlo Agostino, dopo i primi studi nel collegio pistoiese dei Padri Gesuiti, nel 1668 si trasferisce a Roma per perfezionare lo studio di filosofia, teologia, diritto canonico e civile presso il Collegio Romano sempre gestito dai Gesuiti, nel quale inizia a stringere importanti rapporti di amicizia con figure ecclesiastiche e membri di influenti famiglie gravitanti attorno alla Curia pontificia.
Proprio grazie all’amicizia con i Rospigliosi, Carlo Agostino inizia a ricoprire incarichi a Roma per conto di aristocratici e cardinali, venendo apprezzato per la preparazione culturale e le fini competenze giuridiche; ma è nel 1691, con l’elezione di papa Innocenzo XII, che la carriera ecclesiastica di Carlo Agostino subisce una rapida svolta.
Nell’arco di pochi anni ricopre molte delle cariche più importanti all’interno della gerarchia ecclesiastica, non senza divenire oggetto di rivalità e invidia, fatto abbastanza comune in una Curia dove intrighi e competizioni per il potere erano quasi all’ordine del giorno. Particolarmente osteggiata e vista con un certo sospetto è la sua familiarità e confidenza con il pontefice, che lo nomina, nell’ordine, segretario dell’ufficio di Propaganda Fide (dove si distingue per la lotta contro la dottrina giansenista) e prefetto della Congregazione dell’Indice. Nel 1706, a coronamento della sua carriera ecclesiastica, Innocenzo XII lo eleva al soglio cardinalizio.
Carlo Agostino muore a Roma nel 1727 e viene sepolto nella basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio – chiesa di cui era titolare – dopo solenni funerali ai quali prende parte anche il papa. Ma al momento della sua scomparsa i cittadini pistoiesi avevano già avuto prova della sua attenzione verso le necessità culturali della città natale, che Fabroni non aveva mai dimenticato durante i lunghi anni – quasi un quarantennio – trascorsi a Roma presso la Curia papale. Nel 1726, con la donazione alla città della sua ricca libreria privata, il cardinale istituisce ufficialmente la Biblioteca che porta il suo nome, e che viene posta nei locali, risistemati e restaurati, del piano superiore nella chiesa dei SS. Prospero e Filippo.
All’epoca del cardinale, Pistoia ha già una significativa tradizione in tema di biblioteche civiche: non è azzardato affermare che proprio in questa città veda la luce la prima biblioteca pubblica d’Europa, sorta nel 1460 con il lascito testamentario dell’umanista e letterato Sozomeno, e poco dopo integrata all’interno della Biblioteca Forteguerriana.

L’idea di lasciare a disposizione di Pistoia una biblioteca che dovesse “sempre, et in perpetuo servire a commodo, ed uso publico della città”, come si legge nell’atto di donazione, non è quindi una novità assoluta e non appare certo un atto svincolato da motivazioni “politiche”: donare una biblioteca alla città era senza dubbio uno dei modi migliori per esaltare il prestigio, la potenza e la generosità della propria casata e lasciare un segno indelebile nella storia cittadina.
Ma nell’atto compiuto da Fabroni c’è molto di più: non è semplice celebrazione personale o filantropia, ma la consapevolezza dell’alto valore delle lettere, della conservazione del patrimonio librario e dell’importanza dello studio come strumento di elevazione e conoscenza. Una concezione maturata in Carlo Agostino fin dagli anni della sua formazione presso i Gesuiti, per i quali la preparazione e la conoscenza multidisciplinare sono elementi assolutamente fondamentali nella costruzione di un solido bagaglio culturale, filosofico e teologico.
I volumi del Cardinale, consistenti “in circa duemila quattrocento volumi in folio, in mille ottocento cinquanta in quarto, et in duemila quattrocento sessanta in altri sesti, appartenenti a teologia scolastica, morale, e dogmatica, storia ecclesiastica e profana, geografia, filosofia, matematica, filologia, ed ogni altra sorte di varia erudizione sacra e profana”, furono trasportati da Roma fino alla foce del Tevere e da qui via mare fino al porto di Livorno con la scorta di due galere voluta addirittura da papa Benedetto XIII, per poi giungere a destinazione e passare così sotto la gestione amministrativa della Congregazione dei Preti dell’Oratorio di san Filippo Neri di Pistoia.

L’apertura al pubblico avvenne nel 1730 e già negli anni immediatamente successivi la biblioteca venne acquistando un ruolo sempre più centrale nella città e per lungo tempo fu ritenuta superiore all’altra grande biblioteca pistoiese, la Forteguerriana, grazie alla bellezza architettonica del suo edificio, alla rarità e alla completezza del suo patrimonio e alla luminosità delle sue sale. Caratteristiche queste che tutt’oggi si rivelano agli occhi del visitatore, oltre al fatto rilevante che l’ambiente ha mantenuto gli arredi originali e alcune opere scultoree e pittoriche di notevole interesse artistico.
Oggi la Fabroniana può vantare un patrimonio librario di circa 15mila volumi, risultato di un lungo processo di acquisizioni successive, a partire dall’originario lascito del cardinale Fabroni di circa 8mila volumi. Al suo interno sono custoditi libri antichi e rari, codici manoscritti, legature, carteggi, su argomenti e discipline che spaziano dal diritto alla teologia, dalla filosofia alle scienze naturali, dalla letteratura alla storia, con la presenza anche di dizionari, Bibbie, miscellanee e commentari.
Senza contare le molte opere d’arte che abbelliscono e decorano i suoi interni, a partire dallo scalone di ingresso decorato da affreschi “trompe l’oeil”, tramite il quale si accede ad un ampio atrio, l’antica sala di lettura, dominato dalla statua del cardinale Fabroni eseguita dal pistoiese Gaetano Masoni.
Ai lati della porta della biblioteca due importanti gruppi marmorei, “La Nascita” e “La Deposizione” di Agostino Cornacchini da Pescia e sopra un cartiglio recante la scritta “Excomunicatio contra extrahentes” ossia la scomunica per chi, prelevato un volume, lo avesse portato fuori da tale sala. Varcata la porta si entra nel salone principale, “cuore pulsante” della Fabroniana: un ambiente che non può lasciare indifferente lo studioso o il visitatore che ha l’occasione di entrarvi, e dove l’occhio quasi si perde nell’ammirare le lunghe serie dei volumi collocati in scansie di noce intagliate, il ballatoio che corre lungo i quattro lati del salone, gli “stanzini” agli angoli, i due banchi di noce indiano, uno dei quali è impreziosito da un crocifisso in bronzo.

Un autentico “gioiello” storico e architettonico, la cui visita rappresenta un “tuffo nel passato” che però non deve far pensare a una biblioteca chiusa, inaccessibile, ancorata al passato, ripiegata su se stessa e incapace di dialogare con enti e associazioni culturali del territorio.
Al contrario, la Fabroniana è una biblioteca aperta e viva, che ospita incontri e conferenze con studiosi, promuove attività culturali e visite guidate, anche con gli studenti dei licei pistoiesi; oltre a svolgere egregiamente la propria missione di istituto per la conservazione libraria e documentaria, in maniera analoga agli Archivi di Stato.
La Fabroniana è oggi dipendente dal Capitolo della Cattedrale di Pistoia, sotto la direzione del can. Cristiano D’Angelo, mentre responsabile è la dott.ssa Anna Agostini. I suoi locali sono aperti due volte la settimana, nelle mattine di martedì e giovedì con orario 9-12.
“Per la sua funzione di biblioteca storica ed ente di conservazione, rivolta a un pubblico di ricercatori e specialisti, molti dei quali stranieri – ricorda la dott.ssa Agostini – la Fabroniana ha orari di apertura e un impiego di personale piuttosto limitati; d’altra parte sarebbe sbagliato volerla paragonare ad altre biblioteche pubbliche della città. Tuttavia non è una istituzione immobile: di recente, durante l’ultima edizione dei Dialoghi sull’Uomo, abbiamo accolto in biblioteca i visitatori – ma ben pochi erano pistoiesi – che hanno preso parte alle visite guidate attraverso i luoghi della città; e in passato, durante l’anno di Pistoia Capitale della Cultura, abbiamo ospitato mostre, convegni e conferenze, come la mostra “Istantanee dal Seicento” dedicata ai disegni del cavaliere Ignazio Fabroni”.
Un motivo in più per conoscere meglio questo affascinante “scrigno” di cultura, arte e storia locale.









