FIRENZE – “Finalmente anche la regione Toscana, con colpevole ritardo, si è mossa sul Pnrr.
L’idea di chiamare tutti a raccolta, a distanza di molti mesi dall’approvazione del piano in parlamento (in due giorni e con la fiducia peraltro), evidenzia però un limite operativo della Giunta Giani, che troppo si è dedicata all’apparire più che all’essere.

Le stesse associazioni di categoria, che avevano giustamente chiesto di essere parte attiva della “Cabina di Regia”, sono state fino ad oggi escluse da un ragionamento pericolosamente troppo partigiano.
Come se le infrastrutture, i servizi, i progetti di transizione ecologica e digitale fossero necessariamente targati. E non invece una strada – seppur parziale e soprattutto a pedaggio (i soldi del Pnrr li dovremo restituire prima o poi) che dobbiamo percorrere tutti insieme, perché tutti – intesi come attori politici e istituzionali – governiamo Comuni (piccoli medi e grandi) Province e appunto la Regione.
Non che il Governo si sia dimostrato migliore, con Ministri – parole di Giani – che parlano con alcune regioni e non con altre, e si muovono a seconda del loro gradimento (convenienza?) con bandi nazionali o con gestioni diverse delle 160 linee di finanziamenti affidate ai loro Dicasteri, derivanti dalle 6 linee fondamentali.
Occorrerà quindi uno sforzo progettuale straordinario per non vanificare le tante attese che si sono create intorno a questo PNRR, nonché una capacità – non semplice – di fare sintesi tra le molte priorità che ciascun territorio reclama. Per questo accanto ai 53 super consulenti tecnici assegnati alla Toscana dovranno essere utilizzate e messe a sistema tutte le professionalità rimaste nel comparto Enti Locali, dopo i tagli degli ultimi anni e il fuggi-fuggi dalle Province.
In tal senso appare assai sproporzionata la somma che Firenze sembra destinata ad assorbire tra tramvia e people mover (oltre 400 milioni su 700 circa per le infrastrutture, strade escluse), rispetto al resto della Toscana. Su questo ci aspettiamo uno sforzo “compensativo” importante, a maggior ragione da parte di coloro che si sono presentati parlando della Toscana diffusa, se non nel Pnrr tramite gli altri fondi (strutturali europei e investimenti del bilancio regionale) di cui la Toscana potrà disporre.
E a proposito di Fondi Strutturali Europei, tornando ad affidare almeno il 70% delle risorse direttamente alle imprese – come inutilmente da noi richiesto pochi giorni fa – e non a quella Pa che fino ad oggi (fonte Cgiaa di Mestre) ci costa circa 109 miliardi di euro tra ritardi nei pagamenti e inefficienze.
Inoltre, ma non ultimo in ordine di grandezza, ci sta il tema dei tempi e della necessità – che appare ineludibile – di una sostanziale deregulation in tema di appalti pubblici e procedure varie, per non rischiare di sforare gli strettissimi margini temporali concessi dall’Europa (anche su questo forse il Governo avrebbe dovuto puntare più i piedi … ma tant’è!).
Ma quel che più conta, di fronte ad una torta così golosa (ad oggi per la sola Toscana siamo già ad un ammontare promesso di svariati miliardi di euro), creare una adeguata catena di controlli incrociati che coinvolga prefetture, enti locali e associazioni di categoria; per evitare che nella fretta si infilino – ancora di più, ancora meglio – le lunghe mani della criminalità organizzata, facendo di una occasione un danno.
Un percorso quindi stretto e difficile, in cui la Giunta Giani deve dare un segnale chiaro, ascoltando tutte le forze in campo (a partire dai sindaci) e disegnando da subito un percorso definito e politicamente sostenibile dopo i passi incerti e presuntuosi su rifiuti e vaccinazioni. Un percorso che però valorizzi – e non mortifichi, con la scusa dei tempi – il ruolo del Consiglio Regionale, sia per predisporre le opportune modifiche normative che per svolgere un’adeguata funzione di indirizzo e controllo”.
Alessandro Capecchi, consigliere regionale della Toscana









