mercoledì, Settembre 9, 2026

Paci, sulle cose fondamentali nessuna debolezza, nessuna concessione

di Samuele Bertinelli

PISTOIA – Ivano, non mancheranno certo le occasioni per riflettere sulla tua figura pubblica.

Assai più ricca e rilevante di quanto non si possa superficialmente credere.

Così radicalmente estranea alla sciatteria dei tempi che viviamo. Così diversa, per qualità e consistenza, dall’insostenibile leggerezza di troppi, chiamati senza merito a responsabilità di interesse collettivo.

Mi preme, ora, soltanto far cenno dell’uomo che ho conosciuto.

Setacciando, nel tumulto dei ricordi e del nostro affettuoso colloquiare, ciò che mi appare più essenziale.

Il pensiero di te si confonde in me, nell’inquietudine di queste ore, con l’immagine di due donne e di una bambina.

Tua madre. Che rievocavi con una infinita tenerezza. Quasi rimasticando l’acre sapore delle sue fatiche, la durezza dei tempi, la memoria della guerra e di una povertà vera e diffusa.

Tua moglie. L’amore di una vita.

Con la quale hai sceso, dandole il braccio, “almeno un milione di scale”, per sentir poi “il vuoto ad ogni gradino”. Che hai protetto, con commovente premura, negli anni difficili del suo smarrimento.

Mia figlia. Nata nel tuo stesso giorno, ottantatré anni dopo i tuoi natali. Per la quale mi hai scritto parole di straordinaria umanità. E della quale ho negli occhi – incancellabile – il largo sorriso, al vederti nella sala maggiore della città, con eleganti ma sobri panni invernali illuminati dal tuo sguardo intenso, di nonno buono e dolce.

Nel cuore delle cose istituzionali che ho sperimentato, due uomini ho stimato senza riserve e ho sentito, per qualche insondabile sortilegio, come fratelli. Accanto a te, Mansueto Bianchi.

Ora che siamo tutti obbligati a salutarti, piango per te. Per la tua famiglia. E anche per me. Per le parole che avrei voluto scriverti e non ti ho scritto. Per le parole che avrei voluto dirti e non ti ho detto.

Rileggo le tue ultime. Per la Festa della Liberazione.

“Grazie Samuele. Si: Ora e sempre Resistenza. È un momento in cui sono in gioco molte, troppe cose importanti per il nostro (il vostro) futuro. Ma dove sono le guide, i maestri di cui abbiamo bisogno? Allora ci furono, ma il confronto è imbarazzante. Non resta che tenere alta la fiaccola, senza debolezze ne’ concessioni. Un abbraccio e buon 25 aprile”.

Nessuna debolezza. Nessuna concessione. Non su ciò che è fondamentale.

Grazie anche a maestri come te.

Un abbraccio grande e forte, carissimo Ivano. Fai buon viaggio.

Io, di certo, non ti dimenticherò. E cercherò di tenere alta la fiaccola.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI