LUCCA – Un’accurata selezione delle opere più significative della pittura di Carlo Levi in mostra a Lucca nei locali della Fondazione Ragghianti.
L’esposizione, inaugurata da pochi giorni, è un tributo alla solida e duratura amicizia intercorsa tra Carlo Levi, pittore, scrittore e uomo politico (noto ai più per il suo romanzo autobiografico, “Cristo si è fermato a Eboli”) e Carlo Ludovico Ragghianti, accademico, storico e critico d’arte.
Un rapporto che nasce allo scoppio della seconda guerra mondiale e si intensifica a Firenze, durante e dopo l’occupazione nazista, attraverso la comune adesione alla Resistenza e la militanza politica clandestina nelle fila del Partito d’Azione. Ma i due non sono uniti solo dagli ideali politici (anche se Levi, dopo la dissoluzione del PdAz, si avvicinerà al PCI e sarà eletto senatore per due legislature come indipendente nelle sue liste): a rafforzare la loro amicizia è l’intenso confronto sulle questioni dell’arte contemporanea e una condivisa sensibilità per il patrimonio artistico e architettonico italiano, che li vede spesso a fianco nel dibattito pubblico, nonchè partecipare insieme a incontri e convegni su arte e letteratura.

L’interesse di Ragghianti per la pittura di Levi, risalente alla fine degli anni Trenta, riceve un forte slancio dall’amicizia tra l’artista e il critico, che si fa attivo promotore dell’opera leviana e nel 1948 pubblica il primo catalogo della sua produzione artistica. Un’arte dai toni e dai contenuti per molti aspetti originali, che si discosta volutamente dal razionalismo dell’arte “ufficiale” del regime fascista e dalla dinamicità del futurismo, in favore di un “ritorno” ai modelli precedenti: quella di Levi è una pittura semplice, dalle pennellate rapide e piene, dai colori morbidi e luminosi, dai soggetti “tradizionali” lontani dalle celebrazioni e dai miti dell’arte “di regime”.
C’è la capacità di innestarsi nel solco di una pittura derivante dagli artisti di fine Ottocento e dall’esperienza fondamentale dei Macchiaioli toscani, e nello stesso tempo di guardare con occhi attenti al presente, grazie a un’arte fortemente realistica e talvolta “di denuncia” della realtà politica e sociale, con forti echi della vicenda autobiografica dell’autore, come antifascista al confino.
La mostra offre un’efficace retrospettiva sull’arte di Levi dagli esordi alla maturità, con opere provenienti da collezioni private, dalla Fondazione Carlo Levi di Roma e dalla Collezione Francesco Ragghianti, riunite in uno spazio espositivo rinnovato e in un percorso attraverso i vari “generi” della pittura leviana.
A partire dalla ritrattistica: volti vivi, espressivi e vitali, che mettono di fronte all’osservatore le figure, dipinte a mezzo busto, di personaggi politici, intellettuali, artisti e letterati, uomini di cultura che Levi ebbe modo di frequentare e con alcuni dei quali strinse importanti rapporti di amicizia. Filippo Turati, Nello e Carlo Rosselli, Leone Ginzburg, Eugenio Montale, Italo Calvino e molti altri, ma anche volti femminili e familiari come quelli di Paola Olivetti (che accolse in clandestinità il pittore dopo l’emanazione delle leggi razziali) e di Linuccia Saba (figlia del celebre poeta Umberto), sua compagna di vita per oltre trent’anni.
C’è la fortunata serie degli “autoritratti”, ci sono le nature morte e la serie dei “nudi”, con questi ultimi che già nella rappresentazione dei corpi, curvi e rannicchiati, tradiscono il forte turbamento dell’autore e trasmettono la sua angoscia esistenziale di fronte alla tragedia della guerra e dell’Olocausto.
Ci sono i paesaggi aspri e ancestrali della Lucania, terra remota e selvaggia ma assai cara all’artista, che trascorse prima a Grassano e poi ad Aliano un anno di reclusione al confino. Ci sono infine i “bozzetti” su tela per i costumi e le scenografie di film, a testimonianza dell’abilità poliedrica e degli interessi eclettici di Levi, che già negli anni Trenta, grazie all’amicizia con Mario Soldati e Guido Pedrazzoni, si avvicina al mondo del cinema, visto come un potente strumento di comunicazione e formazione popolare.
Conclude – ma allo stesso tempo apre – la mostra un tributo al successo letterario e cinematografico del capolavoro del Levi “scrittore”, il romanzo “Cristo si è fermato a Eboli”, di cui sono esposte le traduzioni in varie lingue assieme alla locandina della sua trasposizione cinematografica nel film del 1979, diretto da Francesco Rosi e interpretato da Gian Maria Volontè.









