PISTOIA – “Chi era costui?”: l’interrogativo che si pone Don Abbondio in una celebre pagina dei Promessi Sposi è lo stesso che alle volte ci incuriosisce quando consultiamo lo stradario urbano o camminiamo per le strade della città.
Che si tratti di una vecchia mappa cartacea o di un più tecnologico navigatore satellitare, vedere le strade di una città significa entrare in un “labirinto” di nomi molto spesso legati a personaggi arcinoti della storia, dell’arte, della letteratura, della politica o della scienza.
Tutti conoscono figure come Garibaldi e Mazzini, Dante e Leonardo, Carducci e Leopardi: personaggi illustri ai quali sono intitolate strade e piazze in ogni città d’Italia. Anche Pistoia non fa eccezione: ma oltre alle figure più “nazionalpopolari” studiate sui libri di scuola, c’è un folto gruppo di personaggi meno conosciuti e quasi dimenticati, i cui nomi ci dicono poco o nulla.

Eppure si tratta di uomini e donne legati alla storia locale, al passato della città, che bisognerebbe conoscere non solo per curiosità personale, ma anche per rendere giustizia a tali figure, recuperando la loro memoria e il senso di appartenenza alla comunità pistoiese.
Chi è quel personaggio al quale è dedicata la strada in cui viviamo, o che percorriamo ogni giorno per andare a scuola o a lavoro? Siamo certi di saperne qualcosa sulla vita, la professione, l’epoca in cui è vissuto, il motivo per cui si è visto intitolare una strada?
Ecco allora una breve guida di toponomastica pistoiese – ovviamente senza alcuna pretesa di completezza, ma incentrata sui casi più curiosi e significativi – riguardante le strade intitolate a personaggi la cui memoria appare oggi sbiadita e poco nota agli stessi cittadini pistoiesi.
Ne emerge uno straordinario mosaico di biografie insolite e avventurose, di vicende personali, di eventi della “grande storia” che si intrecciano con le “piccole storie” private, in un continuo alternarsi di figure diverse per epoca, condizione sociale, professione e formazione culturale, ma accomunati dall’origine pistoiese, e dall’aver lasciato una piccola “traccia” nella memoria e nell’identità cittadina.
Pistoia centro, zona compresa entro la terza cerchia di mura
Presso il seminario vescovile una via ricorda Enrico Bindi (1812-1876), sacerdote e letterato, docente di materie umanistiche ma soprattutto erudito e traduttore di opere latine e greche: tra i suoi lavori si ricordano traduzioni e commenti critici alle opere di autori classici come Giulio Cesare, Orazio, Terenzio, Plauto e Sant’Agostino. Importante anche la sua carriera ecclesiastica: dopo aver svolto per anni l’insegnamento di teologia a Pisa, nel 1867 venne nominato vescovo di Pistoia e Prato, mentre dal 1871 fu elevato al rango di arcivescovo e posto a capo della diocesi metropolitana di Siena, che resse fino alla morte.
Non lontano una breve via ricorda Pietro Petrini (1785-1822), docente di fisica presso l’Università di Pisa, ricordato per essere stato l’ideatore di un sistema sperimentale di regolazione e controllo dei flussi idrici dei torrenti montani, al fine di evitare inondazioni e straripamenti in pianura.
Più intensa e movimentata la biografia di Manrico Ducceschi (1920-1944), giovane studente e antifascista pistoiese che, dopo la proclamazione dell’armistizio e l’occupazione tedesca della Toscana, fu tra i principali animatori della Resistenza contro i nazifascisti in tutto il territorio pistoiese e appenninico. Entrato in contatto con gli ambienti fiorentini di Giustizia e Libertà, molto vicini al Partito d’Azione, nell’autunno del 1943 costituì le prime brigate partigiane, assumendo il nome di battaglia di “Pippo” in onore di Giuseppe Mazzini; le sue formazioni vennero in seguito organizzate e inquadrate all’interno dell’Esercito di liberazione nazionale, ricevendo un significativo supporto militare e logistico da parte degli Alleati, in particolare durante i duri combattimenti lungo la Linea Gotica. Dopo la liberazione di Pistoia nel settembre del 1944 e il successivo sfondamento della Linea Gotica, i reparti guidati da “Pippo” affiancarono le truppe alleate nella liberazione delle città emiliane e di Milano. La formazione fu sciolta al termine della guerra e Manrico fu insignito della “Bronze Star Medal” statunitense, ma la sua vita si interruppe in maniera tragica e improvvisa: pochi anni dopo, nel 1948, fu trovato impiccato in casa. Le circostanze della sua morte non vennero mai chiarite, e ancora oggi le vere ragioni della sua scomparsa rimangono coperte da un velo di mistero.
Pistoia nord, zona stadio e caserma Marini
Passando nella zona a nord, una via è dedicata a Francesco Andreini (1548-1624), attore e drammaturgo dalla vita avventurosa: giovanissimo, intraprese la carriera militare prestando servizio nelle galee toscane, ma dopo uno scontro militare con i pirati turchi venne fatto prigioniero e ridotto in schiavitù; riuscito a fuggire dopo otto anni, fece ritorno in Italia ed entrò nella Compagnia dei Golosi, una delle compagnie più celebri e apprezzate della commedia dell’arte, con la quale ebbe modo di esibirsi in molte città italiane e presso la corte di Francia. A lui si deve l’invenzione del personaggio di Capitan Spavento della Val d’Inferno, figura comica di soldato ambizioso e millantatore che rese protagonista di un libretto di avventure.
Un’altra è intitolata ad Arturo Stanghellini (1887-1948), scrittore e insegnante, allievo di Pascoli, la cui vicenda biografica è segnata dalla drammatica esperienza della Grande Guerra, che combattè per due anni con il grado di tenente nelle trincee del Carso. L’orrore patito e il clima di delusione e generale sfiducia che si respirava nell’Italia dell’immediato dopoguerra, e che aprì la strada al fascismo, sono alla base del suo romanzo di maggior fortuna, “L’introduzione alla vita mediocre” (1920), grottesco e disincantato ritratto della società italiana del tempo.
La drammatica esperienza della guerra di trincea segnò anche la vita di Luigi Castaldi (1890-1945), già medico presso l’arcispedale di Santa Maria Nuova a Firenze, che venne catturato dagli austriaci e condotto nei campi di prigionia in Austria e in Boemia, dove continuò a dedicarsi all’assistenza e alla cura dei soldati feriti. Rientrato a Pistoia e decorato al valor militare, intraprese una fortunata carriera universitaria, diventando professore di anatomia e fisiologia all’Università di Cagliari e pubblicando numerosi articoli scientifici di endocrinologia.
Grandi fortune universitarie lo accomunano a Ranieri Gerbi (1763-1839), originario di Chiesina Uzzanese, per quarant’anni professore di fisica presso l’Università di Pisa, autore di opere e studi di anatomia, zoologia e astronomia.
Insegnante di lettere e filosofia presso il Liceo Forteguerri fu Giovanni Procacci (1836-1887), ricordato anche per i suoi studi eruditi e la sua vivace produzione letteraria, nella quale si contano biografie di autori pistoiesi, scritti memorialistici, poesie, novelle, saggi critici e studi sulla scuola pistoiese.
Più recente l’intitolazione di una nuova strada a Maria Tasselli (1876-1943), una delle vittime civili dell’eccidio di san Lorenzo, compiuto per rappresaglia dai nazifascisti il 12 settembre 1943 nell’omonima piazza pistoiese, e divenuta il simbolo di tutti i civili innocenti uccisi dalla violenza barbara dell’esercito di occupazione.
Pistoia ovest, zona tra le mura urbane e viale Adua
Assai sfumati i contorni storici di Casella da Pistoia (1250-1300 circa), personaggio dalla biografia incerta e poco nota, poeta e cantore della scuola stilnovista reso però immortale dall’amico Dante nel secondo canto del Purgatorio: quello con Casella è il primo della serie di affettuosi incontri con gli amici della cerchia fiorentina, e rappresenta un momento di reciproco saluto, in cui Dante ricorda con gratitudine come l’amico pistoiese musicò alcune sue canzoni.
Figura illustre nel campo dell’insegnamento universitario fu Enrico Betti (1823-1892), docente di algebra, geometria e fisica nei licei toscani e a Pisa, dove per quasi trent’anni diresse la Scuola Normale Superiore, occupandosi di studi su teoremi, equazioni e analisi. La brillante carriera come professore e accademico non gli impedì di impegnarsi in ambito politico e militare: arruolatosi come volontario, nel 1848 prese parte alla battaglia di Curtatone nel battaglione universitario toscano, mentre dopo l’Unità d’Italia fu più volte eletto deputato e senatore del Regno nel collegio di Pistoia.
Nello stesso battaglione di Betti militò anche Atto Tigri (1813-1875), allievo di Civinini, medico e professore di anatomia umana all’Università di Siena, e autore di studi di fisiologia, tossicologie e anatomia, in particolare sul funzionamento della milza.
C’è spazio poi per le arti figurative con una via dedicata a Nìccola Monti (1781-1864), apprezzato pittore e ritrattista attivo soprattutto a Pistoia, Firenze e Roma durante l’età napoleonica e lorenese; la sua pittura, capace di unire e allo stesso tempo di superare i modelli neoclassici e romantici, si espresse soprattutto nella realizzazione di affreschi a tema politico, sacro e mitologico. A Pistoia operò a più riprese nel corso della sua carriera artistica, con interventi nella Basilica dell’Umiltà, nell’atrio di Palazzo de’ Rossi e nel palazzo Vivarelli Colonna.
Contemporaneo di Monti fu Sebastiano Ciampi (1769-1847), sacerdote ed erudito, professore di letterature antiche a Pisa, ma ricordato per un importante soggiorno a Varsavia tra il 1818 e il 1822, che lo portò a studi pionieristici sulla storia della cultura polacca e i suoi rapporti con quella italiana.
Ancora un tuffo nel mondo delle arti con Giacinto Gimignani (1611-1681), pittore e incisore di età barocca, molto attivo a Roma presso la corte papale, anche grazie al favore accordatogli da un altro pistoiese illustre, il cardinale Giulio Rospigliosi; tale protezione permise a Gimignani di realizzare dipinti e affreschi nei palazzi apostolici e nelle chiese romane, come la “Visione di Costantino” in San Giovanni in Laterano.
Fratello del più celebre Atto fu Iacopo Melani (1623-1676), sacerdote, organista e interprete teatrale, appartenente alla celebre famiglia di musicisti pistoiesi; pur non raggiungendo mai le fortune e il successo del fratello, Iacopo seppe ritagliarsi un proprio spazio nell’ambito del teatro e della lirica, esibendosi a Parigi di fronte al potente cardinale Mazzarino, a Firenze, Parma e Venezia, prima di rientrare a Pistoia dove ricoprì la carica di maestro di cappella della Cattedrale.
In un gruppo di strade intitolate a grandi personaggi del Risorgimento italiano, una ricorda il nostro Francesco Franchini (1805-1875), patriota di ispirazione mazziniana e principale animatore della stagione risorgimentale pistoiese. Entrato presto in contatto con gli ideali liberali e repubblicani, aderì al movimento della Giovine Italia fondato da Mazzini e partecipò ai moti del 1833 contro il governo granducale. In seguito, come i già citati Betti e Tigri, prese parte come volontario alla battaglia di Curtatone, nel corso della prima guerra d’indipendenza; fatto prigioniero dagli Austriaci, trascorse alcuni mesi di prigionia nella fortezza di Theresienstadt in Boemia. Rientrato in Italia, fu tra i protagonisti della breve ma intensa stagione della Repubblica toscana, diventando ministro dell’istruzione del governo provvisorio che si era insediato a Firenze dopo la cacciata dei Lorena. La restaurazione del regime granducale costrinse Franchini all’esilio a Genova, dove rimase per dieci anni; rientrato definitivamente a Pistoia nel 1859, con la proclamazione del Regno d’Italia alternò la sua attività politica come deputato alla direzione del Liceo Forteguerri.
Spazio infine alla poesia comica e burlesca con Antonio Cammelli, detto “il Pistoia” (1436-1502), tra i più originali esponenti di quella vena satirica presente nella poesia del primo Rinascimento; attivo presso la corte di Ferrara sotto Ercole d’Este, a Mantova sotto Francesco Gonzaga e a Milano durante la parabola politica di Ludovico il Moro, fu autore di più di cinquecento poesie riunite nella raccolta dei “Sonetti faceti”, dedicati alla sua patrona e mecenate Isabella d’Este.
Di recente una nuova via è stata intitolata a Oreste Bertoneri (1955-1987), Assistente Capo della Polizia di Stato di Pistoia, ucciso il 12 marzo 1987 durante una rapina a una gioielleria in via degli Orafi.
Pistoia ovest, zona tra viale Adua e il raccordo autostradale
Tra le molte vie che in questa zona sono dedicate a compositori e musicisti, si segnala il pistoiese Luigi Giustini (1685-1743), membro di una famiglia di apprezzati organisti ed egli stesso organista della Congregazione dello Spirito Santo. Fu anche autore di dodici sonate per cembalo e pianoforte di gusto barocco che riscossero un ampio successo, e vennero ristampate anche ad Amsterdam.
Grandi fortune internazionali ebbe Vincenzo Manfredini (1737-1799), anch’egli figlio d’arte, che fu musicista, compositore, violinista e maestro di cembalo presso la corte dei sovrani di Russia. Dal 1758 fino alla morte, infatti, soggiornò a più riprese a San Pietroburgo, allora capitale cosmopolita e vivace centro culturale, in cui già erano attivi numerosi artisti e musicisti italiani, diventando maestro di cappella dello zar Pietro III e della zarina Caterina II.
Altro figlio d’arte legato al mondo della musica fu Giosuè Agati (1770-1847), esponente della famiglia pistoiese degli Agati, costruttori di organi fino dalla prima metà del Settecento; sotto l’impulso di Giosuè gli organi della ditta Agati abbellirono molte chiese della città di Pistoia, venendo sempre più richiesti a Firenze e in altre zone della Toscana.










