mercoledì, Settembre 9, 2026

Volti che nascono dal legno: un viaggio nell’arte di Alessandro Gonfiantini

di Andrea Capecchi

PISTOIA – Volti di figure umane che sembrano uscire dal legno e prendere vita, che ci fissano negli occhi dall’interno di un tronco, che sembrano quasi interrogarsi sulla loro doppia natura, umana ed arborea.

È l’arte di Alessandro Gonfiantini, musicista e scultore, che nel suo piccolo laboratorio di Casalguidi (via Dante Alighieri 25) ci racconta la sua esperienza di artista nell’intaglio e nella lavorazione del legno.

L’artista Alessandro Gonfiantini in posa tra due sue sculture in legno

Come è nata la tua passione per la scultura?

Non parlerei di passione, quanto piuttosto di necessità. Otto anni fa sono stato colpito da un gravissimo lutto familiare e ho provato un incolmabile senso di solitudine; in quel momento anche la musica, che mi è stata sempre di grande sostegno e aiuto, non bastava più, da sola, a superare quel trauma.

Avevo bisogno di “presenze”, e ho pensato alle presenze silenziose e discrete della scultura: a differenza delle canzoni o dei dipinti, un’opera di scultura “invade” lo spazio, è concreta, si può toccare, si percepisce come un qualcosa di “vivo” accanto a noi. In maniera picaresca e “infantile” cominciai così a fare degli esperimenti di scultura, all’inizio con strumenti un po’ improvvisati e con tecniche da mettere a punto.

C’è stato qualche artista che ti ha aiutato a perfezionare la tua scultura?

Sì, ho avuto tre “maestri inconsapevoli” che mi hanno dato preziosi consigli e il cui aiuto è stato determinante per me che ero un totale autodidatta.

Il primo incontro, casuale ma molto importante, è stato con Nilo Biagini, artista residente qui a Casalguidi, erede di una tradizione familiare di intaglio e lavorazione artistica del legno. Nilo mi ha prestato gli attrezzi e i primi pezzi di legno, mi ha dato delle dritte e mi ha condotto più volte a giro nel territorio, alla scoperta di opere di pittura e scultura da cui trarre ispirazione per i miei lavori.

Ed è stato lui a introdurmi nello studio di Giuseppe Gavazzi, grande restauratore e sculture pistoiese, il quale, nella sua “gentile rudezza”, dopo aver ascoltato la mia storia e la mia esigenza, mi disse: “adesso non sei più solo: puoi venire qui in qualsiasi momento”. Giuseppe mi ha insegnato a modellare la creta per il “bozzetto” preparatorio e mi ha insegnato molti segreti della scultura in legno. E insieme a lui e a Nilo, cito anche il pittore Fabio Carmignani, che mi ha aiutato a perfezionare il disegno, fondamentale per la scultura.

Uno dei “volti” di legno scolpiti da Gonfiantini

Perchè, fra tutti i materiali a disposizione per la scultura, hai scelto proprio il legno?

Il legno mi è sempre piaciuto, anche solo per i ricordi di quando, da ragazzo, i miei genitori mi portavano in montagna a camminare nei boschi. Ma le vere ragioni di questa scelta sono la possibilità di lavorare direttamente la “materia grezza” – i tronchi non trattati – e la praticità e la facilità di reperire la materia prima, che spesso trovo nei campi o mi viene regalata dai contadini della zona.

Lavoro con vari tipi di legni, dal salice all’olivo, dal noce al cipresso: tutti i legni hanno questa “meraviglia”, che restano sempre “vivi” anche dopo che scultura è finita, e continuano a “muoversi” creando nodi e spaccature. Quando si intaglia e si lavora un tronco, dal suo intero possono scaturire molte sorprese, e bisogna essere pronti ad adattare la figura scolpita al suo supporto, anche “cambiando strada” in corso d’opera.

Uno dei “volti” di legno scolpiti da Gonfiantini

La tua scultura, inoltre, è tutta incentrata sulla raffigurazione dei volti umani. Perchè?

Mi è venuto spontaneo ricercare volti di figure umane: da un pezzetto di legno vedere qualcuno che ti guarda e ti osserva è per me un grande sollievo. Mi ispiro a persone comuni che vedo a giro, oppure a figure sacre della tradizione cristiana. Talvolta le due cose si mescolano assieme, e vengono fuori personaggi che per alcuni osservatori possono risultare “ambigui”: in molti scambiano il ritratto del mio amico Ivo per un Cristo barbuto, e viceversa! È buffo ma anche straordinario, è la magia del legno – o forse dei volti scolpiti in maniera così solenne e sacrale? – che innalza l’uomo comune fino a sconfinare nel sacro.

Cosa significa per te “scolpire il legno”?

Parafrasando Joseph Roth, io scolpisco “per chiarirmi a me stesso”.

E come “nasce” una scultura?

Seguendo i dettami accademici, il lavoro si compone di tre fasi successive: il disegno, la scultura del bozzetto su creta, la realizzazione della scultura in legno attraverso gli intagli. Io da autodidatta con la fortuna di aver avuto qualche “buon maestro”, disegno molti bozzetti, e quando arrivo a lavorare il legno mi capita spesso di fare una “somma” di tutti i disegni che ho realizzato in precedenza, prendendo ispirazione da ciascuno di essi.

La scultura in legno realizzata da Gonfiantini su un mezzo tronco nel giardino di Patrizia Benelli

Ti piacerebbe fare della tua scultura un’attività professionale a tempo pieno?

Non ci ho mai pensato, però la scultura, che porto avanti da quattro-cinque anni, è diventata ormai, in maniera inconsapevole, un’attività che assorbe molto tempo e impegno, come è giusto che sia quando si intraprende un percorso artistico.

Mi fa piacere che alcune persone siano venute nel laboratorio perchè interessate ad acquistare le mie opere, segno di un lavoro che inizia ad essere conosciuto e apprezzato.

Mi ha dato grandi soddisfazioni realizzare un’opera su commissione, una scultura “en plein air” nel giardino della signora Patrizia Benelli: costretta a segare a metà un albero, ha voluto che realizzassi una scultura lignea nella metà del tronco rimasta attaccata al terreno, per me è stata una nuova sfida che ho affrontato con entusiasmo.

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