di Riccardo Bonaguidi
PISTOIA – “Siamo al limite della sopportazione: il venerdì ed il sabato sera la zona di piazza dello Spirito Santo e via del Duca è invivibile”.
È la denuncia di un gruppo di residenti del centro storico che, dalla scorsa primavera, hanno cercato di sensibilizzare l’Amministrazione sugli eccessi del weekend. Urla e schiamazzi fino a tarda notte.

“C’è persino qualcuno che ogni tanto suona i campanelli per divertirsi” spiega Barbara Melani residente in via del Duca. Sono scene che si ripetono, a quanto dicono dal comitato, uguali di settimana in settimana e si aggravano soprattutto sul farsi della bella stagione.
Il gruppo, una ventina di residenti, si era mosso già durante l’estate per parlare con sindaco ed assessori.
In vista del riunirsi della 5° commissione, deputata a decidere sulla regolamentazione dei dehors, nell’ottobre del 2021 hanno indirizzato una lettera aperta al Consiglio comunale, poi protocollata, per sollecitare ad una decisione che tenesse di conto anche delle esigenze dei residenti.
Per il 31 dicembre 2021 infatti era fissato il termine di validità per le deroghe concesse dall’Amministrazione, nel corso del 2020, ai commercianti per l’utilizzo del suolo pubblico. Deroghe che dovevano facilitare la ripresa dopo le chiusure e agevolare l’attività dei ristoratori e dei pubblici esercizi in un momento particolarmente difficile.
Con il prolungarsi dello stato di emergenza si sono quindi prolungate anche le deroghe e il termine è slittato al 31 marzo del 2021.
“La commissione si è già riunita due volte – dice Alfonso Baldacci, residente in piazza Spirito Santo – ma al momento non è arrivata a nessuna conclusione. Sembra difficile trovare un punto di caduta che tenga insieme interessi dei residenti e dei pubblici esercizi ma noi riteniamo che alcune osservazioni fatte nella lettera aperta siano corrette e permettano al centro storico di svilupparsi con equilibrio fra vita sociale ed attrattività. In ogni caso le decisioni che verranno prese dall’amministrazione dovranno poi essere fatte rispettare mentre oggi – aggiunge – quello che è inaccettabile è che si chiudano gli occhi su norme che non possono essere derogate e che sono vigenti”.
Nello specifico i problemi che i residenti vogliono mettere in luce, e verso la cui risoluzione intendono sensibilizzare il Comune, spaziano dall’irregolare somministrazione di alcolici, alla scriteriata gestione dello spazio pubblico (aggravata proprio dalle deroghe concesse per l’emergenza), oltre agli eccessi di un’incontrollata vita notturna.
“La presenza di tavoli fino a pochi metri dalla chiesa dei Gesuiti ostacola il passaggio con le auto. E le file di ragazzi fuori dai locali rendono difficile anche camminare o salire in casa ” racconta Barbara Melani.
Sedie e tavoli così a ridosso della chiesa contrasterebbero inoltre con la tutela artistica.
”Riteniamo – si legge nella lettera – che la Soprintendenza belle Arti e paesaggio per la provincia di Pistoia in condizioni non emergenziali non possa concedere, coerentemente alla propria missione di tutela e valorizzazione, un utilizzo privato così esteso della parte prospicente la chiesa”.
Con la musica ad alto volume (che violerebbe anche lo stesso piano comunale di classificazione acustica), le urla fino a tarda notte e le vie intasate la questione, a detta dei residenti, è un vero e proprio problema di ordine pubblico. Drink e alcolici venduti oltre l’orario limite aggravano poi la situazione.
”La legge 125/2001 imporrebbe il divieto, in nessun modo derogabile dalle Amministrazioni, di vendita di alcolici al di fuori degli spazi di propria proprietà (quindi anche nei dehors, oltre all’asporto) dopo le 24″, spiega Alfonso Baldacci. ”Nessuno rispetta la norma e la Municipale, sott’organico, nonostante l’impegno e la volontà espressa dai suoi dirigenti non riesce ad intervenire”, aggiunge.
Intanto, in attesa che il 9 febbraio si riunisca la 5° Commissione, alcuni residenti già nella mattinata di giovedì 3 febbraio dovrebbero incontrare l’assessore Alessandro Sabella.
“Non vogliamo creare un conflitto con i proprietari dei locali, che hanno tutto il diritto di lavorare – puntualizza Barbara Melani – Vogliamo soltanto cercare una soluzione che tenga di conto anche della qualità della vita di chi ci abita. Altrimenti saremo costretti a trasferirci. E una città non vive soltanto di avventori e clienti serali”.







