martedì, Settembre 8, 2026

I “Dialoghi di Pistoia” fra novità e tradizione: intervista a Giulia Cogoli

PISTOIA – Un festival che cambia nome, si aggiorna, si rinnova e si apre al futuro, mantenendo però alcuni “punti fermi” come la collocazione in calendario a fine maggio, gli eventi in presenza, il coinvolgimento attivo dei giovani.

È un interessante mix fra tradizione e innovazione quello proposto dalla tredicesima edizione dei Dialoghi, in programma quest’anno dal 27 al 29 maggio, che torna dopo due anni molto travagliati a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia: l’edizione del 2020 si è svolta solo online in forma ridotta, quella dell’anno scorso è stata posticipata a fine settembre.

Ad oggi sembra finalmente di vedere la luce in fondo al tunnel della pandemia, e anche i Dialoghi si apprestano a ritornare in città trascinati da un grande entusiasmo e dalla voglia di ritrovarsi insieme, confrontarsi, condividere e scambiare idee. E da numeri importanti, che, nonostante tutte le difficoltà incontrate, registrano la costante crescita della manifestazione e l’interesse del pubblico verso i temi e i relatori proposti. Ne abbiamo parlato con Giulia Cogoli, ideatrice e direttrice dei Dialoghi.

Si aprono i Dialoghi sull’Uomo (foto Giovanni Fedi)

Quest’anno il logo della manifestazione resta lo stesso, ma c’è un significativo cambiamento nel nome: da Dialoghi sull’Uomo a Dialoghi di Pistoia. Una scelta per sottolineare il legame che si è creato in tredici anni tra il festival e la città?

Si tratta di un aggiornamento del titolo del festival che sicuramente vuole premiare la visibilità e la centralità di Pistoia, una città che dopo tredici anni è ormai diventata la “casa” dei Dialoghi.

Con il passare delle edizioni e con il consolidamento e la crescita del festival, è nato un rapporto molto stretto tra la manifestazione e gli spazi urbani, le istituzioni, le realtà culturali e gli stessi cittadini di Pistoia. Un legame che non è sfuggito ai media, molti dei quali parlano già da anni del festival come “Dialoghi di Pistoia”: per certi versi, quindi, il passaggio è stato naturale.

C’è stata poi un’altra ragione che ci ha portati a modificare il nome, una ragione legata ai mutamenti in atto nella società attuale e all’opportunità di adeguarsi a tali cambiamenti, come sottolineato dalla sociolinguistica: il termine “Dialoghi sull’Uomo” – anche se, chiaramente, si riferisce a un discorso sull’uomo non in quanto “maschio”, ma come appartenente al genere umano, senza distinzioni di sorta – è stato visto da alcuni come poco inclusivo, foriero di possibili esclusioni o discriminazioni. Visto che il nostro festival è da sempre attento alle dinamiche sociali e alla questione dei generi, abbiamo voluto dimostrare il nostro rifiuto verso qualsiasi forma di esclusione, e “riaggiornare” il nome di una rassegna in cui tutti possano sentirsi inclusi e protagonisti.

Dopo tre anni i Dialoghi tornano alla loro collocazione originaria nel calendario degli eventi culturali. È un segnale di “ritorno alla normalità”?

C’è tanta voglia di riprendere un cammino interrotto, di ritornare alla normalità, di riabbracciare il pubblico, di tornare a vivere la cultura in maniera diretta e partecipata, in uno spazio “fisico” della città e non solo “a distanza”.

In questi due anni di pandemia anche i Dialoghi si sono dovuti giocoforza adattare, sperimentando nuove modalità di trasmissione e condivisione dei contenuti culturali: ci siamo dovuti ingegnare per superare le difficoltà e grazie agli strumenti della tecnologia abbiamo mantenuto vivo il festival con podcast, contenuti online, incontri registrati e pubblicati sul nostro canale YouTube, che ha avuto migliaia di visualizzazioni e ci ha permesso di ampliare il nostro pubblico.

La rete è importante ma ancor più fondamentale è il ritorno agli eventi in presenza: il nostro festival, anche per i temi che da sempre affronta, punta sulla socialità, sull’incontro, sul “fare cultura” negli spazi pubblici della città.

A proposito di spazi, quali saranno i “luoghi” della prossima edizione?

Sicuramente ci saranno il consueto “tendone” di piazza Duomo, i due teatri Manzoni e Bolognini, e da quest’anno alcuni eventi si svolgeranno nella sala conferenze del Museo di Palazzo dei Vescovi: un bellissimo spazio museale di recente ristrutturato e riaperto al pubblico, che simboleggia l’incontro fra arte e cultura, e la volontà di coinvolgere altri soggetti della città nello svolgimento dei Dialoghi.

Giulia Cogoli, direttrice dei Dialoghi (foto di Laura Pietra)

Il tema scelto per l’edizione 2022 è “Narrare humanum est: la vita come intreccio di storie e immaginari”. Da dove è scaturita l’idea della “narrazione” come filo conduttore del festival, e cosa ci dobbiamo aspettare?

La narrazione è considerata dagli antropologi uno degli elementi fondanti del genere umano: narrare significa raccontare la propria storia, condividere emozioni, custodire memorie, immaginare un futuro, e molto altro ancora.

È un tema che si lega in maniera assai stretta a quello della comunicazione, sia tra individui, sia a livello sociale e all’interno di una comunità.

Ed è un tema attuale, se pensiamo che oggi, tramite un sempre più diffuso storytelling, la narrazione ha invaso il nostro vivere quotidiano; è un tema che parte da lontano, dal mondo antico, ma che arriva fino a noi, e può essere dispiegato attraverso molti approcci differenti.

Un elemento che ha sempre contraddistinto i Dialoghi è il coinvolgimento attivo dei giovani e degli studenti delle scuole superiori. Un impegno che sembra ancora più urgente nel post-pandemia.

Sì, in definitiva questo è l’aspetto che più ci sta a cuore. I giovani sono il nostro futuro e dobbiamo essere in grado di coinvolgerli e comunicare con loro, altrimenti abbiamo sbagliato qualcosa. Anche quest’anno sono in programma due incontri preparatori con Marco Aime e Duccio Demetrio al Teatro Manzoni, dedicati agli studenti degli istituti superiori di Pistoia.

Non si tratta solo di lezioni “introduttive” al tema dei Dialoghi, ma di utili approfondimenti che possono coinvolgere le materie e gli argomenti che i ragazzi studiano a scuola. In questi anni abbiamo raggiunto oltre 30mila studenti in tutta Italia grazie alla pubblicazione in streaming di questi contenuti. Senza dimenticare gli studenti che si candidano a volontari del festival: un’esperienza che all’inizio molti scelgono per le motivazioni più varie e disparate – socializzare, “saltare” due giorni di scuola, fare qualcosa di nuovo e di diverso – ma dalla quale i ragazzi escono trasformati: possono toccare con mano la cultura, sentirsi parte di una comunità, dare vita a interessanti cortocircuiti e connessioni con ciò che studiano a scuola, in particolare per quegli studenti del quinto anno che dopo poche settimane affronteranno gli esami di maturità.

Inoltre i Dialoghi hanno, in media, un pubblico più giovane rispetto a quello di altri festival culturali: ci risulta che siano molto seguiti dagli studenti universitari, grazie soprattutto all’importanza che va assumendo l’antropologia culturale in molti percorsi di studio.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI