di Daniela Belliti
PISTOIA – Oltre l’immaginazione.
La delibera consiliare che ha approvato la convenzione tra il Comune di Pistoia e l’Associazione sportiva di Ramini non ha davvero eguali, per forme e contenuti.
Merita un racconto dettagliato e un commento finale adeguato.
Il racconto
Il 4 maggio 2020 la Polizia municipale compie un sopralluogo e redige un verbale che rileva una serie di abusi edilizi: 6 nuovi box prefabbricati per vari usi; un campetto coperto e due nuovi campi; un bar; un gazebo; un’area ricreativa; un bagno. Il 19 marzo 2021 (quasi un anno dopo!) viene emessa un’ordinanza di demolizione, ma subito sospesa a seguito di istanza della società, perché – sosteneva – “l’esecuzione immediata dell’ordinanza comportava la cessazione di un’attività di interesse sociale che nel luogo si protrae da oltre 50 anni”.
Dunque, l’Ufficio tecnico si è prodigato per trovare una strada che bypassa le regole che tutti i cittadini sono tenuti a rispettare, e ha proposto una convenzione di durata triennale che consente, non soltanto di non procedere con la demolizione degli abusi, ma addirittura di utilizzare la gran parte di essi proprio perché essenziali all’attività sportiva. La convenzione ha durata triennale, e comunque può arrivare fino all’approvazione del Piano operativo comunale (cioè fino al condono definitivo?).
Gli atti
Questi i fatti, in sintesi. Ma il consiglio è di leggere gli atti, in particolare la relazione tecnica dell’8 novembre 2021, firmata dal dirigente del Servizio urbanistica, Giacomo Dardi.
Merita la citazione integrale. Preparatevi, perché è davvero forte.
“Ci troviamo di fronte ad un classico caso di eterogenesi dei fini, il principio secondo il quale un’azione può ottenere risultati diversi da quelli che sono perseguiti dal soggetto che la compie: l’applicazione di una norma riguardante le procedure per la trasformazione fisica del territorio ha come conseguenza la perdita di un’attività di valore sociale, il rispetto delle regole urbanistiche (la necessità di demolire attrezzature non autorizzabili) ha come effetto la caduta di uno degli obiettivi fondamentali delle regole urbanistiche, la tutela della socialità e della salute” (???!!! questa è nuova!). “Si è perciò ritenuto opportuno sospendere temporaneamente l’ordinanza , per esplorare la possibilità di pattuire una exit strategy che, nell’ottenere comunque la demolizione e/o il miglioramento igienico sanitario dei manufatti presenti (nessuno dei quali ha caratteristiche tali da comportare la definitiva trasformazione dell’area, dato che sono ancorati al suolo senza tuttavia rilevanti opere di fondazione), consentisse la continuazione dell’attività calcistica giovanile” (sottolineo la exit strategy!)
Chicca finale: “Preso atto della problematicità della soluzione del conflitto tra argomentazioni opposte ma altrettanto valide, proponiamo al Consiglio di utilizzare tre riferimenti normativi che possono ottenere nel breve di buona parte dei manufatti non autorizzabili e la continuazione delle attività per un tempo compatibile alla preparazione del loro eventuale trasferimento, e questo in accordo con l’Associazione e metaforicamente senza spargimento di sangue in conflitti e aule giudiziarie” (questo dirigente si candida a fare da mediatore di conflitti, potrebbe essere più utile per lui e per noi).
Alcune domande
Da quand’è che è valida l’argomentazione di chi viola le norme? Il Comune non è tenuto a fare rispettare le regole a tutti i cittadini, anche ad una società che “va considerata quale società del terzo settore”? (questo dice la delibera, come se la società fosse considerata e non fosse in effetti terzo settore: in questo caso, dovrebbe essere iscritta all’Albo nazionale, basta verificare) Perché si è ritenuto che l’eventuale azione legale non fosse sostenibile per l’amministrazione? La Giunta era informata di questi abusi? Quando e come ne è stata informata? Quali sono gli orientamenti su quell’area secondo il nuovo Poc? E infine, prima di realizzare questi lavori abusivi, la società come svolgeva la sua attività? Su quali presupposti (di impunità?) la società ha pensato di realizzarli senza seguire le regolari procedure autorizzative?
Su questa base, tutto può essere fatto, tutto può essere condonato, tutto può essere negoziato, per evitare “l’eterogenesi dei fini”. Ma con la libertà di non rispettare le regole concessa ad alcuni, si infrange la base del patto civile e sociale: un’amministrazione non imparziale, debole e accondiscendente non tutela i suoi cittadini. Ancora una volta si è dimostrato che Pistoia, oggi, non è città di tutti.









