martedì, Settembre 8, 2026

Vauro a Pistoia: la guerra in Ucraina e la lettera a Putin

Di Stefano Di Cecio

PISTOIA – A nemmeno due mesi di distanza Vauro Senesi torna a Pistoia per parlare del suo libro “La regina di Kabul – Storie dall’Afghanistan di Emergency”. L’aveva già fatto il 20 gennaio scorso alla Fondazione Tronci e di quell’incontro ne avevamo parlato proprio sulle colonne di questo giornale. Questa volta, invitato dalla Biblioteca Popolare Circolante di Pontelungo e dallo SPI CGIL di Pistoia, l’ha fatto, ieri pomeriggio, nella sala Tiziano Terzani della biblioteca San Giorgio a Pistoia gremita di persone. Erano presenti Andrea Brachi, Alvaro Alberti e il giornalista Raffaele Palumbo.

Il dramma delle storie raccontate da Vauro nel libro viene presentato in un contesto molto diverso da quello del gennaio scorso. Oggi quelle dodici storie diventano ancora più dolorose perché si stanno replicando forse a dismisura in un’altra guerra, dove ancora una volta civili e bambini pagano il prezzo più alto. Vauro non nasconde la propria commozione che spezza il racconto della guerra di allora e i commenti su quanto sta accadendo ora in Ucraina.

”La guerra – dice – è il male assoluto, non si porta via solo la vita, dissolve gli intrecci fra le persone, destabilizza in maniera dirompente quelli che sono i rapporti, gli affetti, insomma tutto”.

Vauro a Pistoia
L’incontro all’auditorium della San Giorgio

Ricorda anche di essere stato nel Donbass e racconta episodi anche di quella guerra scoppiata nel 2014 in Ucraina orientale, una guerra forse non molto conosciuta e troppo presto dimenticata con le sue efferatezze.

Vauro legge poi una lettera aperta che ha inviato a Putin stesso. Di seguito il testo integrale:

“Signor Presidente Vladimir Putin, chi le scrive queste poche righe è nessuno. Ho un nome ed un cognome, mi chiamo Vauro Senesi. Sono solo un anziano, un anziano comunista, ma questo non ha rilevanza. Le posso dire che nella mia vita ho avuto modo di trovarmi in molti luoghi di guerra, Dall’Iraq all’Afghanistan ed anche, nel 2015, nel Donbas tentando di testimoniare le atrocità commesse dalle milizie neonaziste ucraine contro la popolazione di quella terra, altre atrocità non cancellano quelle atrocità ma vi si aggiungono. Aggiungono dolore e paura negli occhi dei bambini A Kabul come a Baghdad, nel Donbas come in Ucraina.

Queste mie esperienze mi hanno portato a capire che la guerra sbrana tutto, insieme alle vite sbrana anche i torti e le ragioni. La guerra cancella il pensiero ed il sentimento. Cancella il presente e per lungo tempo anche il futuro. So che sto affermando delle banalità ma questa è l’unica lezione che le guerre che ho visto mi hanno dato. Lei signor Presidente è un uomo potente, abituato a trattare o a scontrarsi con altri potenti. So che il solo fatto che le scriva mi coprirà di ridicolo, verrò additato come un imbecille nel migliore dei casi o come un traditore perché, come saprà da noi in occidente lei è definito come un pazzo ed un nuovo Hitler. Io non credo che lei sia un pazzo e tantomeno un nuovo Hitler. Sicuramente il pazzo sono io che le sto scrivendo ma quale pazzia più grande della guerra esiste? Anche lei, se questa mia le arriverà, penserà che se non sono pazzo sono un ingenuo. Lo sono, credo nella ingenuità dei bambini e che mai dovremmo strappargliela.

Sono convinto che dovremmo proteggerla. Preservarla anche da adulti, ognuno dentro sé stesso, anche e tanto più quando si è potenti. È l’ingenuità che mi spinge a scriverle queste righe. L’ingenuità mi fa sperare che possa leggerle ed anche, almeno in parte, condividerle. Io che, ripeto, non la considero un pazzo, la invito a fare una autentica pazzia: fermi questa guerra. La fermi lei, da solo, subito. Lasci agli altri potenti la follia della guerra, lasci a loro arroganza ed ipocrisia, li spiazzi, li confonda, non con carrarmati e bombe come in questo momento ma con la potente arma della umanità se la possiede. La mia ingenuità mi spinge a chiederle di incontrarmi, mi piacerebbe potessimo parlare, anche per pochi minuti, potessimo incrociare i nostri sguardi. So che non sarà possibile, lei incontra ministri e presidenti e generali non credo che abbia il tempo e la voglia di incontrare il signor nessuno. Io rischio solo di essere sbeffeggiato, lei corre ben altri rischi perché ha ben altre responsabilità. Ma ai pazzi, quelli veri ed agli ingenui, quelli veri, può capitare di tutto, chissà che a me non capiti di ricevere anche solo qualche parola di risposta a questa mia lettera.

Grazie signor Presidente.
La saluto con cordialità e pace.

Vauro Senesi

Vauro Pistoia
Vauro

A margine dell’incontro è l’occasione anche per rivolgere qualche domanda a Vauro.

La guerra non si risolve con la guerra, questo tipo di guerra che stiamo vivendo rappresenta anche la morte della politica?

È totalmente la morte della politica. Siccome la diplomazia trae alimento dalla politica, i diplomatici sono i rappresentanti dei Governi. Quando abbiamo Governi con politici a dir poco mediocri e a dirla tutta spesso anche corrotti, si disarma la diplomazia che perde i suoi referenti e non ha più le parole per trattare. La guerra è la dimostrazione tragica, perché e tragica, non solo della debolezza ma dell’inadeguatezza della politica. Quindi, purtroppo, anche della inadeguatezza attuale di quelle democrazie che noi diciamo di voler sostenere e anche diciamo di voler “esportare” ma questo è un altro discorso.

La morte degli ideali lascia spazio quindi a una guerra che è anche economica?

Assolutamente sì, dove non ci sono idee né visioni, né prospettive, dove non c’è partecipazione, c’è però l’autorità della finanza. L’autoritarismo dittatoriale della finanza, dei grandi gruppi finanziari e dei grandi ricchi del mondo che sono fra l’altro, si sa, un’esigua minoranza che detiene la stragrande maggioranza delle ricchezze e delle risorse mondiali. Non avendo contrappesi nè contrapposizioni da parte della politica con il pretesto che gli ideali e le ideologie sono morte, abbiamo solo l’ideologia del profitto che porta alla morte.

Mi fai venire in mente un’intervista fatta a Giulietto Chiesa

Eravamo molto amici

Nel 2019 durante un’intervista Chiesa parla di aver letto un dossier americano che ipotizzava una guerra mondiale nel 2024

Certo, sono scenari che dipingono

Secondo te è possibile?

Purtroppo non è solo possibile, è vero, è già storia.

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