LARCIANO – Un itinerario alla scoperta di alcuni tra i borghi più belli del Montalbano, antichi “castelli” fortificati d’impianto medievale immersi in un paesaggio collinare di boschi, campi e oliveti.
È un viaggio in un’area densa di storia e ricca di bellezze paesaggistiche, popolata fin dall’età etrusca e per secoli zona di transito e di passaggio tra Lucca e Pistoia, la valle dell’Arno e i valichi appenninici, dove il processo di incastellamento e di controllo del territorio da parte di signorie e comunità rurali ha dato origine a borghi fortificati, che dall’alto dei loro colli scrutano la Valdinievole e il Padule di Fucecchio.
Sono inoltre le “terre di Leonardo”, immortalate dal Genio di Vinci in alcuni sui disegni, vedute panoramiche dell’area nel tardo Quattrocento, da sempre oggetto di interesse e attenzione da parte degli studiosi.

Ma questi “castelli” non ci consegnano solamente le testimonianze del passato: a colpire il visitatore, specialmente se proveniente dalla città, è l’atmosfera di pace e silenzio che si respira tra le loro viuzze e nelle loro piazzette, è l’esplosione della natura che “invade” i giardini, gli orti, che si arrampica sui muri e sui tetti, è la bellezza di scorci e panorami che, in una bella giornata di sole, abbracciano da un lato le colline, dall’altro la piana fino al Monte Pisano.
E tutt’intorno gli oliveti, presenza costante nel paesaggio rurale del Montalbano: d’altronde si percorre per un buon tratto la strada del vino e dell’olio, itinerario tra storia, natura, cultura e gastronomia che ci guida alla scoperta delle tradizioni e dei sapori tipici di una terra generosa, in cui le attività agricole dell’uomo hanno profondamente plasmato il paesaggio.
Il nostro viaggio inizia da Montevettolini, raggiungibile in pochi minuti da Monsummano Terme attraverso una deviazione lungo la provinciale 27, che dalla località di Cintolese sale a tornanti verso il colle, in stupenda posizione panoramica.
Il borgo fortificato di Montevettolini viene fondato nel XII secolo probabilmente grazie all’impulso decisivo dei conti Alberti, che detenevano possedimenti terrieri e interessi in questa zona, divenuta in seguito, nel corso del Duecento, area di confine fra i territori comunali di Lucca e Pistoia.
Il castello di Montevettolini, così come la vicina Rocca di Monsummano, altro possedimento degli Alberti, fu a lungo conteso tra pistoiesi e lucchesi, entrambi impegnati nella definizione e nel controllo politico e militare dei rispettivi contadi. Tuttavia questa particolare posizione di “cuscinetto” tra le due città consentì alla comunità del borgo di mantenere una discreta autonomia per tutto il XIII secolo e di sviluppare un’economia piuttosto vivace.

Durante il corso del Trecento la storia del borgo segue quella dell’espansione della potente città di Firenze: dal 1329 Montevettolini, come tutti i castelli della Valdinievole, entrò definitivamente a far parte del contado fiorentino. La fortuna del castello dipese dalla sua posizione strategica dal punto di vista politico, militare e commerciale, e il borgo continuò a fungere da centro di attrazione per contadini e lavoratori provenienti dalle campagne del Padule.
Non a caso l’ingresso al borgo, dove un tempo sorgeva la rocca medievale, è occupato dalla villa medicea fatta costruire nel 1597 dal granduca Ferdinando I come residenza rurale ai margini della vasta riserva di caccia del Montalbano – il Barco Reale – istituita dai granduchi.
Dall’aspetto severo, molto più simile a un fortilizio che a una villa di campagna, l’edificio domina dall’alto il borgo e le campagne circostanti, immerso in un piccolo parco di lecci: dalla porta settentrionale del borgo, una via tra stretti muri a secco attraversa il parco e cinge la villa, dalla bella facciata dominata dallo stemma mediceo. Oltrepassata la villa, un arco a botte alla base del campanile ci immette in piazza Bargellini, la piazza principale del borgo, con la pieve di San Lorenzo dal portico rinascimentale e annessa canonica.
Vicino sorge l’ex Palazzo Comunale, un tempo sede del potere politico e amministrativo del Castello, sulla cui facciata sono affissi gli stemmi del podestà, in pietra e in ceramica invetriata. E poi un dedalo di stradine che ci conducono tra palazzi nobiliari che conservano ancora le tracce del loro glorioso passato, case abbandonate e in rovina oggi invase dalla vegetazione, muretti in pietra, sdruccioli, piccoli orti e piante di cactus che spuntano tra i vicoli esposti al sole. Con il sottofondo musicale delle rondini che volteggiano attorno alla torre campanaria.

Si torna in pianura, si risale per la strada provinciale 28 e dopo poche curve si arriva a Cecina, esempio di borgo rurale fortificato risalente al XII secolo, in un’area in cui, già prima del Mille, i potenti conti Guidi vantavano possedimenti e terreni.
L’abitato, racchiuso all’interno di una cinta muraria in alcuni punti ancora ben visibile, è dominato dalla pieve di San Niccolò, dalla spoglia facciata in pietra e mattoni, di fondazione duecentesca ma profondamente restaurata nell’età rinascimentale e nel Settecento, epoca alla quale risalgono le forme attuali.
Dalla piazzetta della chiesa, che ci regala un altro bel panorama sulle colline intorno a Montevettolini e la Valdinievole, si scende all’abitato, tutto racchiuso lungo la piazza del Castello di Cecina, di forma ovoidale, con le case addossate all’antico circuito delle mura, chiuso a meridione da una porta ad arco in pietra risalente al XIII secolo.
Molto suggestiva è la vista del retro della pieve: in un’atmosfera di silenzio e di abbandono, un arco aperto nei resti delle mura inquadra l’abside romanico della chiesa e i vecchi edifici che fanno da contorno a un cortile ombroso e solitario, dove l’eba di un prato ha sostituito l’acciottolato.
Ultima tappa del nostro itinerario, il borgo di Larciano Castello, anch’esso posto alla sommità di un colle circondato da oliveti, in posizione dominante a guardia della pianura e a controllo dell’itinerario, di origine altomedievale, che scollinava il Montalbano presso il valico di San Baronto.
Sulla sommità del paese, a settentrione, sorge il Castello, anch’esso fondato nel X secolo dai conti Guidi su un antichissimo sito insediativo – qui sono state trovate tracce di una villa etrusco-romana – a scopo difensivo e di controllo dei loro possedimenti nelle zone del Montalbano.

Il Castello fu per almeno due secoli uno dei centri del potere signorile dei Guidi in queste aree rurali, finchè, con il processo di espansione territoriale dei Comuni toscani e di “conquista” del contado, nel 1225 venne venduto al Comune di Pistoia, che lo fortificò e lo munì di nuove torri e di una completa cinta muraria – oggi scomparsa – in quanto “avamposto” pistoiese in una zona di confine con la rivale Lucca. Gli scontri fra pistoiesi, lucchesi e fiorentini segnarono nei secoli successivi le sorti del borgo fortificato, fino a quando, con la definitiva affermazione di Firenze, divenne sede di una podesteria rurale; il Castello perse il suo ruolo militare e venne progressivamente smantellato, conservando però – come oggi è ben visibile – le strutture perimetrali e l’alta torre di avvistamento.
Della lunga dominazione fiorentina resta, in piazza del Castello, la colonna del Marzocco, il leone simbolo del potere di Firenze: curiosamente, però, la testa del leone appare mozzata, e ciò secondo una tradizione popolare fu la conseguenza di una “vendetta” contro i larcianesi ad opera degli abitanti del vicino Castello di Cecina, “rivale” di quello di Larciano. Storie di scontri, rivalità, “campanili” tra luoghi così vicini e densi di storia, una storia per molti aspetti comune, ma in cui ogni borgo si sforza di custodire gelosamente la propria identità.

Larciano Castello è forse, tra i borghi del Montalbano, quello che più ha subito un processo di valorizzazione e di riqualificazione urbana, con il rifacimento della piazza e l’intonaco nuovo sulle facciate delle abitazioni; ma per fortuna non ha intaccato il fascino del paese, racconto attorno alla pieve di San Silvestro, con i suoi giardini, il verde, gli archi in pietra, i muretti, il cimitero solitario in mezzo agli olivi.
Un itinerario da percorrere in ogni stagione dell’anno, alla scoperta delle bellezze delle nostre colline.










un saluto da ale_mane06