di Andrea Dami
PIENZA – Si è svolta sabato 9 aprile la cerimonia di riconsegna del Duomo di Pienza ai cittadini e a tutti gli uomini e le donne del mondo, perché fa parte del patrimonio artistico mondiale.
È ben riconoscibile anche per la caratteristica facciata di travertino che rispecchia i canoni classici dell’architettura del grande Leon Battista Alberti e chiude, come un sipario, ai margini della bella piazza, oltre le quinte laterali, il vasto panorama della Val d’Orcia: “Una chiara e immensa vallata nel cielo – per citare il poeta Mario Luzzi – aperta mille volte al giorno”.

Come sappiamo l’edificio fu progettato da Bernardo di Matteo Gambarelli, detto Rossellino, per volontà di Pio II (Piccolomini) e fu consacrato nel 1462.
Il complesso sorge sul luogo di una piccola e antica pieve che fu demolita per permettere la costruzione della nuova chiesa, che fu arretrata verso le pendici scoscese del naturale rilievo collinare, dando così un nuovo e concreto assetto urbanistico ricercato sia da Pio II, sia da Rossellino, così chiamato forse per il colore dei suoi capelli (Settignano 1409 – Firenze nel 1464).
Dopo importanti interventi di conservazione, manutenzione, restauro e valorizzazione, che hanno riguardato principalmente il rifacimento della copertura del Duomo, ovvero della Cattedrale di Santa Maria Assunta, oltre al consolidamento strutturale del campanile e ad altri interventi quali il consolidamento ed il restauro dei paramenti lapidei della facciata, del campanile e di tutte le facciate esterne, si è provveduto anche al consolidamento e al restauro delle decorazioni di tutte le volte interne che caratterizzano le alte navate che hanno un’identica altezza.
Questa importante campagna di restauri è stata finanziata con fondi ministeriali MIT/MIBACT e ha avuto inizio nel giugno 2019 e, nonostante la difficile situazione pandemica, è stata portata a compimento con alcuni mesi di anticipo rispetto ai tempi previsti.

Quindi la riapertura del Duomo restituisce alla Curia e a tutti noi questo importante monumento riportato ad originaria bellezza, che merita una meditata visita, scendendo fino alla Cripta, per poi proseguire il “viaggio” nel vicinissimo palazzo Piccolomini, che fu la residenza del pontefice e della sua famiglia, fatto costruire da Pio II, sempre su disegno del Rossellino, nel luogo dove era nato nel 1405. Oggi possiamo visitare gli appartamenti e il giardino che si affaccia sulla Val d’Orcia abbracciandola.
Non dobbiamo dimenticare anche il Palazzo Borgia e l’interessante Museo Diocesano che custodisce, fortunatamente, interessanti opere d’arte.
Possiamo ben dire che “Pienza è una città di luce” – come è stato scritto – anche quando il cielo è coperto da nuvole scure, come abbiamo incontrato noi, dando nuovi e ancor più interessanti colori a tutto quello che “inondavano”, mentre il vento piegava le punte dei cipressi, facendo ballare gioiosamente anche le foglie delle piante che danno forma alle geometrie del suggestivo giardino del Palazzo Piccolomini.

Infine, per farvi partecipi di questa giornata di festa per la riapertura del Duomo, possiamo far scorrere alcune immagini nella photogallery del giornale: le decorazioni delle volte interne che caratterizzano le alte navate della chiesa, l’altare disegnato dal Rossellino e una pala d’altare che commissionò Pio II all’artista senese Lorenzo di Pietro detto “Il Vecchietta”; un’immagine del grande fonte battesimale che disegnò Rossellino e un particolare di uno dei tre arazzi fiamminghi situati nella Cripta; la facciata, l’atrio e il giardino pensile del palazzo Piccolomini, lasciando a voi la curiosità di scoprire nelle stanze abitate da Pio II gli arredi e le opere d’arte.
Infine alcune opere, delle tante esposte nel Museo Diocesano: il “San Regolo” di Domenico di Niccolò dei “Cori”, la “Madonna col Bambino”, una tempera su tavola di Andrea di Bartolo, il “Busto reliquiario di Sant’Andrea”, d’argento sbalzato, cesellato e bulinato, oltre ad essere punzonato e dorato di Simone di Giovanni Ghini, la “Madonna col Bambino e angeli musicanti”, scolpita su travertino dallo Scultore dell’Italia del Nord e “Morte e resurrezione del monaco”, una tempera su tavola di Lorenzo di Pietro detto Il Vecchietta.









