di Enrico Becchi
PRATO – Un giovane ulivo, una targa affissa su una roccia di marmo verde di Prato, e una panchina dipinta. Oggi, con questi tre simboli collocati nei giardini di Piazzale Leonetto Tintori a Figline di Prato, l’Associazione 6 Settembre, in collaborazione con la Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza, ha voluto rendere omaggio a Gino Signori, pittore pratese e Giusto fra le Nazioni.
L’inaugurazione di domenica 10 aprile fa parte di una serie di manifestazioni che si terrano a Figline dal 9 al 19 aprile per celebrare i 110 anni dalla nascita di Gino, e soprattutto per omaggiare il pittore e l’eroe che fu.
Prima operaio tessile pratese, infatti, nel 1943 fu catturato dalle truppe tedesche mentre svolgeva servizio militare sull’Isola d’Elba, e internato in vari campi di prigionia come lavoratore forzato e infermiere. Un anno dopo, nel campo di Hamburg-Veddel, conobbe Hana Ehrlich, segretaria portoghese di origine ebraica, che riuscì a sopravvivere proprio grazie all’aiuto di Signori. Negli anni ’50, oltre a riprendere il suo lavoro, Gino iniziò anche a dipingere, diventando col tempo un artista conosciuto. Fino a che, negli anni ’60, incontrò di nuovo Hana, e da quell’incontro prese il via un filone di ricerca che, nel 1985, portò Gino ad essere insignito della Medaglia dei Giusti.
«Questa semplice panchina racchiude in sé tre importanti simboli» commenta Alessandro Papi, nipote di Gino Signori. «È rivolta verso la zona del Poggiolo, a cui mio nonno era molto affezionato. È stata scelta fra una delle panchine presenti nel giardino della Scuola dell’Infanzia di Figline, su cui tante generazioni si sono sedute, perciò porta con sé un simbolo di tramandamento. Ed è stata dipinta con uno stile in particolare.»
Uno stile che viene illustrato da Niccolò Gualtieri, pronipote di Signori. «Anche io mi occupo di pittura, ma mi sono voluto separare temporaneamente dal mio stile per riproporre quello del mio bisnonno, così ho dipinto questa panchina alla sua maniera, senza pennelli, ma con mani e stracci. E ho voluto usare i colori che usava lui nei tramonti, i suoi migliori soggetti.»
«Questa panchina, questa roccia e questo ulivo saranno un presidio permanente per la memoria e per commemorare i 20 anni del Museo della Deportazione» dichiara il Sindaco Matteo Biffoni. «Un traguardo come quello raggiunto da Gino Signori si raggiunge solo se nella propria vita si è fatto qualcosa di veramente grande, che ha lasciato il segno nella vita di molti. L’omaggio che gli si è reso oggi è altrettanto grande, perché terrà vivo il filo della memoria dell’uomo che era, di ciò che ha fatto e della storia di cui è stato testimone.»



