mercoledì, Settembre 9, 2026

Pasqua, viaggi e rincari frenano la ristorazione: l’indagine Fipe Prato-Pistoia

PISTOIA – Pasqua 2022 parla di ripresa sul fronte dei viaggi e degli spostamenti, ma resta qualche ombra per il settore della ristorazione. Ancora non si toccano i valori pre-pandemia: rispetto allo stesso weekend del 2019, le previsioni per la maggior parte delle attività della provincia di Prato segnano in media un -30%.

A dirlo è un’indagine svolta da FIPE-Confcommercio. La Federazione in rappresentanza dei pubblici esercizi della provincia di Prato, fra le proprie imprese associate, ha rilevato infatti che un 70% degli intervistati si stia preparando a numeri inferiori rispetto a quelli del 2019.

Complice di questo rallentamento della ripresa, la voglia di tornare a viaggiare nei primi tre giorni di festa dopo l’inverno e, soprattutto, dopo l’allentamento delle restrizioni.

Un ristorante

Ma non solo. A contribuire sono le nuove abitudini delle famiglie che in questi ultimi due anni hanno portato a vivere di più la casa anche come luogo di ritrovo, oltre all’aumento dei costi fissi che dall’inizio dell’anno pesa nelle tasche dei consumatori. Quest’ultimo, infatti, è stato rintracciato da oltre il 40% degli intervistati come la causa principale del freno alle prenotazioni, seguito dagli strascichi della pandemia (20%).

In ogni caso la voglia di stare insieme nei giorni di Festa c’è e oltre il 70% dei ristoranti hanno già ricevuto numerose prenotazioni, occupando oltre il 60% dei posti a disposizione.

I clienti sono – come da tradizione – soprattutto famiglie provenienti dalla provincia di Prato o dai territori limitrofi.

“Sono cambiate le abitudini dei clienti: se negli anni pre-pandemia chiudevamo le prenotazioni per le giornate di Pasqua e di Pasquetta con largo anticipo, oggi è diventato impossibile – afferma Tommaso Gei, presidente FIPE Confcommercio Prato. Le variabili che intervengono sono numerose e un ruolo determinante lo giocano gli ultimi due anni di emergenza sanitaria. Chiusure e limitazioni hanno portato tutti a fare meno programmi a lungo termine e a prendere decisioni last-minute con pochi giorni di preavviso”.

”Certo è che la voglia di riprendere le proprie abitudini e di stare fuori cresce e si fa sentire, – aggiunge – e questo ci lascia ben sperare”.

”Come abbiamo detto più volte – osserva – era fondamentale dare continuità al lavoro evitando stop forzati per mettere nelle condizioni i clienti di tornare a frequentare i locali con meno straordinarietà. Quindi – conclude – se da una parte non tocchiamo ancora i livelli del 2019, da un’altra ci sono le basi su cui costruire una vera e propria ripresa. Il nostro settore ha voglia di guardare avanti con sempre maggiori libertà.”

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