di Riccardo Bonaguidi
PISTOIA – Si è discusso della guerra in Ucraina e di solidità europea all’incontro al locale Fortezza 59 a Pistoia. Ospiti Piero Fassino (deputato e presidente della 3° commissione affari esteri) e Roberta Pinotti (senatrice Pd ex ministra della difesa) per una serata di confronto sotto la bandiera del Pd.

All’iniziativa erano presenti anche alcuni candidati sindaci del Pd alle prossime amministrative dei comuni della provincia di Pistoia. Obiettivo della serata, così come spiegato dal segretario dem locale Walter Tripi: ” provare a spiegare e approfondire una serie di posizioni in un contesto delicato”.

Sull’eziologia della guerra in Ucraina si spende subito Pinotti che sottolinea come l’attacco russo sia stato del tutto inaspettato e abbia minato quell’obiettivo di mantenimento della pace che l’ordinamento internazionale, o per meglio dire l’attività diplomatica intenzionale in seno all’Onu, si è data dopo le atrocità della 2′ guerra mondiale. Posizione poi rafforzatasi col finire della Guerra fredda.
“Siamo ad un punto complicato – dice Pinotti – perché Putin si trova bloccato e allo stesso tempo resta interessato a prendersi una fetta [dell’Ucraina ndr] per poter vantare una conquista. Dall’altra parte gli ucraini continuano a resistere”.
Insomma si sarebbe rivoltato l’ordine con cui dopo la 2′ guerra mondiale si è cercato di gestire il mondo. Ed è in tal senso, quindi, che andrebbe intesa la scelta di aiutare gli ucraini. Ovvero, osserva Pinotti: “evitare di tornare all’autoritarismo della seconda guerra mondiale”.
In questo contesto si inserisce naturalmente la riflessione sulla necessità di foraggiare la difesa Ucraina con l’invio delle armi. “Nel momento in cui la pace è messa in discussione – dice Fassino – l’appoggio va al paese invaso”.

Questo, nella lettura del deputato, in ossequio all’articolo 11 della Costituzione che sancisce il principio secondo cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
La scelta, insomma, concordano i relatori non è che una: appoggiare il paese aggredito attraverso l’invio di armi.
Una presa di posizione questa giustificata anche dal fatto che dice il dem: “serve a garantire una possibilità di trattiva”. Una trattativa che sarebbe in grado, tra l’altro, di ridefinire la posizione dell’ Europa nello scacchiere intenzionale, auspicando una sua maggiore autonomia.
A proposito di rapporti internazionali e di armi, il tema è poi finito sulla questione dell’incremento della spesa per gli armamenti al 2% Pil. Al riguardo Pinotti è perentoria nello stabilire che l’aumento non riguarda soltanto l’approvvigionamento degli arsenali di guerra.
“Quando si parla della spesa per la difesa – dice – essa riguarda tutto: gli stipendi dei militari e le loro capacità”. Non solo armi, insomma, ma ” il sistema complessivo di difesa che mette insieme la sicurezza del paese”.
Più delicata la questione economica collegata alla guerra, con il valore double face delle sanzioni che – come dice Fassino – “non solo colpiscono chi le subisce, ma penalizzano anche chi le applica”. In questa lettura, allora, risulta fondamentale una strategia di diversificazione sul lato dell’ approvvigionamento energetico.
E questa scelta chiama per la seconda volta in causa direttamente l’ Europa. Per quanto riguarda, comunque, l’Italia dice Fassino: ”dipendiamo per un 40% dal gas russo ma siamo il primo paese europeo nella strategia di diversificazione”.
Strategia questa che includerebbe non soltanto il settore energetico, ma anche l’export. È in questa direzione quindi, per far fronte alle penalizzazioni subite dalle necessarie sanzioni economiche imposte alla Russia, che andrebbe la proposta, sollevata nei confronti dell’Ue, di un fondo compensativo. “Si tratterebbe della solita misura proposta durante la Brexit. Questa – conclude Fassino- è la risposta giusta”.










