lunedì, Settembre 28, 2026

Il Castello di Santa Margherita, rudere lungo la via della Sambuca

PISTOIA – Un rudere abbandonato lungo l’antica via Francesca della Sambuca, testimone di un passato di conflitti comunali, controllo del territorio e delle vie di transito, guerre, pellegrinaggi e commerci.

I resti del Castello di Santa Margherita o di Ricavo si trovano al centro di una radura su un pianoro a circa 800 metri di altitudine, lungo l’itinerario, recentemente valorizzato e munito di apposita segnaletica, che segue il vecchio tracciato della via Francesca della Sambuca, nel tratto fra Signorino e il passo della Collina.

I ruderi del Castello di Santa Margherita (fotografie di Francesco Ciuti)

Siamo su uno dei vari “rami” della via Romea Germanica che a partire dall’Alto Medioevo collegava Bologna e la pianura emiliana con Pistoia, riconnettendosi poi a quella via Romea – ma impropriamente nota come via Francigena – che conduceva mercanti e pellegrini verso l’Urbe.

Tutte queste “strade”, riscoperte negli ultimi anni per ragioni turistiche prima ancora che storiche, ma comunque di grado di poter dare un aiuto alla riscoperta dei piccoli borghi e allo sviluppo di un turismo “lento” più attento alla sostenibilità ambientale, costituiscono testimonianze concrete di una viabilità transappenninica molto vivace durante il corso dell’età medievale, in particolare dopo la grande ripresa economica e demografica dell’anno Mille.

E la cosiddetta via Francesca della Sambuca non fa eccezione, soprattutto perchè rappresentava il collegamento più rapido e diretto tra i due versanti dell’Appennino: da Pistoia la strada, percorrendo la valle della Brana, risaliva le montagne fino al passo della Collina vecchia per poi discendere lungo la valle della Limentra prima e del Reno poi, attraversando un’area storicamente di confine fra Toscana ed Emilia, e in particolare fra i territori comunali di Pistoia e Bologna.

Nel corso del Duecento, con il processo di espansione territoriale e di sottomissione del contado, le due città entrano a più riprese in conflitto, rendendosi protagoniste di scaramucce di confine per il controllo dei valichi e delle vallate appenniniche: la presenza delle vie di transito, infatti, rende queste aree montane fondamentali sia dal punto di vista strategico-militare, sia dal punto di vista economico e commerciale.

Il fortilizio di Santa Margherita nasce proprio nella prima metà del XIII secolo, edificato dal Comune di Pistoia come punto di controllo e difesa del territorio montano e in particolare dei transiti lungo la via Francesca della Sambuca, nel tratto in prossimità del superamento dello spartiacque appenninico.

A pianta quadrata, con lato di circa 58 metri, il castello era munito di mura difensive e di una torre d’avvistamento, posta lungo il lato meridionale, della quale oggi sopravvivono i resti del basamento.

Poche e scarse notizie storiche si hanno sulle vicende della fortificazione, la cui rapida fine è invece ben documentata dalle cronache fiorentine: nell’agosto del 1402 il castello di Santa Margherita, già abbandonato dai pistoiesi, fu distrutto e raso al suolo dai soldati fiorentini, nell’ambito del più ampio processo di sottomissione del territorio pistoiese sotto il dominio di Firenze.

Nel 1402, infatti, Pistoia entra di fatto nell’orbita politica della potente vicina: la città viene privata del suo contado, riorganizzato in quattro podesterie e riconosciuto come parte integrante del territorio dello Stato fiorentino. Non sorprende, quindi, che Firenze avesse tutto l’interesse ad abbattere e demolire i castelli e le fortificazioni difensive dei pistoiesi, per riaffermare la sua supremazia politica e militare e per scongiurare futuri tentativi di ribellione.

Oggi del castello rimangono le tracce dei muri perimetrali, visibili da pochi tratti di muraglia che affiorano dal terreno, oltre al già citato basamento della torre in pietrame e calce. La presenza della radura erbosa rende ancora più suggestivo il camminare accanto a questa “fortezza fantasma”, rudere di un passato fatto di aspri conflitti per il controllo del territorio ma anche di scambi, viaggi, commerci e pellegrinaggi lungo le antiche strade della viabilità medievale.

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