mercoledì, Settembre 9, 2026

Concita De Gregorio ospite ai “Dialoghi”: il lavoro, i media, il legame con Pistoia

PISTOIA – Come avrete avuto occasione di leggere su queste pagine, fra gli ospiti dei Dialoghi di Pistoia, c’era la giornalista e scrittrice Concita De Gregorio, nata a Livorno ma che a Pistoia ha vissuto e lavorato proprio alle pagine locali de il Tirreno diretto da Giuliano Fontani.

Concita De Gregorio (foto di Marcello Paris)

L’intervista non può che iniziare chiedendole di quel periodo.

Io sono cresciuta a Pistoia, mia sorella è nata qui, ricordo quando la portavo ai giardinetti. Vi siamo stati sette anni quando ero ragazza. Abitavamo nella centrale via Panciatichi e ho fatto gli ultimi due anni delle elementari e le scuole medie. Ho ancora compagni di classe e alcuni insegnanti e poi ci sono tornata quando aprimmo la redazione del Tirreno.

C’è stata un po’ di emozione nel tornare a Pistoia, oppure è stata una cosa “normale”?

Mah, per me Pistoia è casa anche se mi sono un po’ emozionata nel vedere il “Miracolo” di Marino Marino, qui sotto (siamo in Palazzo comunale e la statua si trova all’inizio della scala che porta nella Sala Maggiore). Marini l’ho conosciuto e lo ricordo bene. Quando torno a Pistoia mi trovo e mi muovo bene, fra l’altro ho studiato musica alla scuola Mabellini, ho finito il conservatorio a Firenze ma ho cominciato qui.

Tante esperienze: giornalismo e scrittura di libri, radio e televisione (attualmente è impegnata nel Talk Show “In Onda”): quale impegna di più o dà più soddisfazione?

A me pare di fare la stessa cosa anche se sono articolazioni diverse. Io sono una curiosa della vita, un’appassionata della vita degli altri e faccio la cronista raccontando quello che vedo e mettendomi nei panni dell’altro. Poi sono venuti gli studi, anche lunghi, ma poi sono voluta tornare a fare questo mestiere. Farlo per un giornale o trasformarlo in un libro o più brevemente in radio o televisione intimamente non cambia molto. È la grammatica del raccontare che in parte cambia, il modo in cui lo faccio ma non l’intenzione.

Tu hai detto, se è vero, che questo non è un Paese per bambini: cosa intendevi?

In questo Paese i bambini contano pochissimo eppure questo è il paese di Maria Montessori. Sai che, ad esempio, in America i più grandi talenti vantano di avere studiato alle scuole Montessori o con questo metodo, da noi è confinato in una piccolissima nicchia di scuole private e la scuola pubblica, dopo una stagione interessante, soffre moltissimo soprattutto del mancato investimento nella formazione e nella retribuzione degli insegnanti.

A questo argomento si lega il libro “Una mamma lo sa”: immagino ci sia qualcosa di autobiografico.

Tutto quello che scriviamo è autobiografico. In questo caso il libro racconta le esperienze di maternità da un punto di vista molto convenzionale perché nega che esista l’istinto materno. Ho scritto questo libro quando ho avuto l’ultimo figlio e mi sentivo sempre inadeguata, sempre fuori posto con molti che ti fanno sentire in colpa con l’occhio indagatore, sei una buona madre. Una volta una mi chiese perché lei è qui e non a casa a preparare la cena ai suoi figli? Sorridendo le risposi: ma perché faccio questo lavoro e i miei figli non restano senza mangiare. Poi ci sono gli altri libri che raccontano storie varie come la guerra o cosa significa avere trent’anni. Poi ci sono le fiction. “Anche verrà la primavera” è la storia di Irina che ha perso due figlie rapite dal padre e mai più ritrovate ed è un libro su un lutto e su una resurrezione che attinge da una storia reale.

La tua relazione ai Dialoghi intrattiene su narrazione e giornalismo. Dal tuo punto di vista, il giornalismo quanto narra e quanto racconta la verità?

La verità non esiste. La verità è della scienza, e anche lì, fino a prova contraria. La verità è dentro un sistema di regole; la verità dell’osservazione sta in chi guarda. Esiste l’onestà del punto di vista. Naturalmente gli ingredienti per questo mestiere sono la competenza, non è vero che tutti possono fare tutto, non è vero che uno non vale uno. Le competenze, tanto denigrate, sono il necessario strumento per fare bene. In realtà il sapere è potere e bisogna sapere di cosa stiamo parlando studiando moltissimo e informandosi. E poi bisogna essere quello che siamo senza il condizionamento di quello che gli altri vorrebbero tu fossi o quello che si aspettano da te.

Una mia curiosità: noto un diverso atteggiamento nei programmi nei quali sei ospite rispetto a quelli che conduci. Una diverso approccio, un atteggiamento diverso con l’interlocutore.

Sì, è così perché quando sei un ospite chiamato a dibattere devi imporre il tuo punto di vista diversamente dal “tuo” programma nel quale poni domande e ascolti.

Facciamo un passo indietro e torniamo alle origini. Cos’è per te Pistoia oggi?

Come ho detto, qui ho passato la giovinezza, talvolta torno per rivedere qualche amico, poi sono tonata per i Dialoghi e quando vengo ripenso alla mia giovinezza, alla redazione del giornale che contribuii ad aprire e dove mi sono formata, persone che rivedo volentieri e la città che non posso dimenticare. Insomma qui c’è un pezzo di cuore.

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