di Riccardo Bonaguidi
PISTOIA – Cura, comunità e sogno. Sono le tre parole d’indirizzo nella visione di città del candidato sindaco Francesco Branchetti a cui abbiamo chiesto di raccontare come si immagina la Pistoia di domani, i suoi progetti per il futuro della città.

“Non voglio lasciare un’impronta personale – spiega -, lavoreremo perché Pistoia diventi una città di cui i cittadini siano orgogliosi. Una Pistoia che valorizza le radici e si preoccupa di come stanno le persone, che fa pensieri lunghi e guarda ad uno spazio più ampio. Il tutto con un’azione di governo che sarà improntata alla sostenibilità, alla prossimità e in particolare alla felicità”.
Come realizzare una comunità felice?
E’ prioritario partire dalla cultura, considerandola come una forma di cura. Vorrei che Pistoia fosse un laboratorio di novità. Al riguardo immagino circuiti educativi aperti in cui si possa fare esperienza di bellezza.
A proposito di cultura, come valorizzare il patrimonio artistico e culturale pistoiese? Si può ipotizzare una rete museale estesa?
Per quanto riguarda l’arte moderna , e quindi Palazzo Fabroni, vorrei creare dei circuiti più ampi, prendendo ad esempio l’esperienza del museo Pecci di Prato. Si potrebbe creare inoltre un museo della Resistenza diffuso sul territorio, che partendo da Fedi arrivi a raccogliere le testimonianze, le storie e i singoli monumenti sparsi dalla città alla collina.
In questo senso andrebbe anche la proposta di un dialogo con la Fondazione Marini di Firenze.
Creiamo un dialogo ed una rete. Mi piacerebbe anche che i musei del territorio non fossero soltanto degli spazi espositivi. Prendiamo ad esempio l’esperienza del MaBo di Bologna, dove sono stati dati in concessione spazi del museo a giovani artisti per creare ed esporre le loro opere.
Questo permetterebbe di dare un respiro e un richiamo più anche a Pistoia?
Mi piacerebbe internazionalizzare la nostra città. Pistoia deve emergere, chiarendo chi è e cosa rappresenta a livello internazionale. E’ importante allora esaltare le nostre tradizioni, ma non c’è solo il Medioevo: penso all’Ecomuseo, ai piccoli musei disseminati come il museo del carbonaio. E per di più mi piacerebbe attirare forme di turismo slow: perché non realizzare un ostello coi fondi Pnrr in San Lorenzo? Va bene l’hotel a 5 stelle, ma io ho in mente anche un altro tipo di turismo, quello fatto con lo zaino in spalla. Insomma, un turismo sostenibile.
A proposito di sostenibilità, come si può intervenire sulla mobilità e sulle infrastrutture locali per ridurre l’impatto ambientale?
Occorre prima di tutto rivedersi come persone, cambiare la nostra mentalità, e poi creare condizioni per poter sviluppare una cultura verde. Nella mia visione di città bisogna avere il coraggio di dire che il centro deve essere interamente pedonalizzato: dall’ospedale alla stazione. Occorre allora creare delle possibilità alternative: implementare collegamenti da e verso il centro; creare una bicipolitana organica ed aree parcheggio periferiche adeguate.
Come sciogliere il nodo dal traffico congestionato su viale Adua e zona nord?
Immaginiamo, un viale Adua a senso unico con marciapiedi ai lati, pista ciclabile e un verde interamente rivisitato. Per fare ciò andrebbe rivista la classificazione, da strada extraurbana ad e si potrebbe collegare inoltre via Salvo D’Acquisto con viale Europa e creare così un anello di percorrenza a senso unico. Per la zona nord si deve invece ripensare la mobilità e dare una forma di “strada parco”, con il traffico che possa defluire sulle strade secondarie e in cui siano rispettate certe limitazioni.
E per i collegamenti tra Pistoia e le altre città dell’area metropolitana?
Penso ad una metropolitana di superficie in cui inserire anche il percorso della Montagna, incentivando l’utilizzo della Porrettana. E’ importante dialogare con le altre istituzioni, avere voce a livello regionale, creando una comunione di intenti con le altre città. Non si può stare fuori da queste dinamiche ed aspettare che ci vengano a chiamare. La situazione può cambiare soltanto se la visione della città è ampia, internazionale. Una Pistoia smart city e green in cui però sarebbe importante non lasciare indietro nessuno.
Come intervenire contro il rischio povertà e vari tipi di disagi?
Il dossier povertà è preoccupante. Credo che intervenire sulla povertà significhi prima di tutto intervenire sulle fragilità, aspetto che è pienamente nelle corde di questa amministrazione. In questo senso occorre intervenire sull’intera comunità, garantendo da una parte l’assistenza e implementando dall’altra i servizi sociali in chiave di prossimità all’interno di una rete, coinvolgendo tutto il Terzo settore. Pensare insomma ad un intervento di comunità, senza ghettizzare, ma anzi intervenendo affinché si possa garantire che le povertà siano riconosciute e sostenute a livello territoriale. Ciò al netto dei vari fondi stanziati e le relative misure.
Si può allora valorizzare anche in questo senso lo sport come propulsore di comunità ed aggregazione?
Per quanto riguarda lo sport credo che sia importante prima di tutto fare un censimento degli impianti sportivi, vediamo lo stato in cui versano, come sono gestiti e chiediamo inoltre alle società di esprimersi con attività pro-sociali.
La nascita di una cittadella dello sport potrebbe assolvere a questo compito?
Le cittadelle dello sport sono dei bei contenitori ma pensati molto male, diventano spesso realtà elitarie, concentrando tutto lo sport in un posto e costringendo chi abita più lontano a spostarsi fin lì. In questo modo potrà fare sport solo chi potrà permetterselo, abdicando a quel concetto di prossimità che deve essere tenuto in piena considerazione. Poi sono di difficile gestione, così come è difficile la convivenza tra discipline.
Come intervenire sul circuito scolastico pistoiese?
La questione scuole non riguarda solo un problema di edifici. Oltre a rafforzare il coordinamento pedagogico, ridotto adesso ad una sola persona, la scuola andrebbe ripensata nella sua dinamica, evitando di pensarle come luoghi chiusi all’interno delle proprie mura. Oltre a creare circuiti di apprendimento integrato coi musei mi piacerebbe creare una scuola che si apre verso l’esterno. Far fare esperienze impensabili anche attraverso gli apporti che possono essere dati dalle singole comunità presenti sul territorio. Mi piacerebbe aprire nidi e materne all’esterno, e quindi creare maggiori interazioni con i parchi, ben sapendo i bambini hanno bisogno di interagire con gli altri bambini e sono attratti dal senso di scoperta. E allora interveniamo con fioriture pedagogiche utilizzando alberi e sottobosco che abbiano fioriture scaglionate nei diversi periodi dell’anno e che siano capaci di attrarre diversi tipi di fauna. Bisogna pensare il servizio in funzione dei bambini che hanno bisogno di crescere bene.
E il parco per gli adulti?
Questi percorsi di lettura ed ascolto della natura fanno bene sia ai bambini che agli adulti. Il parco deve essere un luogo dove si sta bene. Non solo mentalmente, ma anche fisicamente. Decidiamo quindi dover poter mettere percorsi salute così che il parco rientri nell’espressione di quegli stili di vita che possono aiutare a prevenire le malattie ed avere una vita più sana.









