sabato, Ottobre 24, 2026

Economia. Nel primo trimestre la Toscana delle imprese migliora

di Umberto Alunni

FIRENZE – Nel precedente biennio la congiuntura ha lasciato ampio spazio all’emergenza. Il 2022, pur indicato come anno della ripresa, continua a caratterizzarsi per aspetti di carattere straordinario: coda pandemica, guerra e vaiolo delle scimmie. Ritenendo di doversi scrollare di dosso remore, non solo ideologiche, si commenterà l’andamento demografico del primo trimestre dell’anno, focalizzando un comparto particolarmente interessante per l’economia toscana, e non solo: le imprese artigiane.

Nel primo trimestre 2022 in Italia si sono iscritte 29.198 imprese artigiane, in aumento rispetto alle iscrizioni del corrispondente trimestre del 2021 (26.415). Con le 30.129 cessazioni non d’ufficio, anch’esse in crescita in un anno (erano 29.354), si è generato un saldo negativo pari a 931 unità. La dinamica ha segnato un importante miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2021 (-2.939). E’ anche il valore più basso tra i saldi del primo trimestre rilevati nel decennio. 

Secondo la Banca d’Italia le cessazioni di attività sono state particolarmente contenute nei settori che hanno beneficiato maggiormente dei trasferimenti a fondo perduto previsti dal Governo a seguito della pandemia.

Per la Toscana il saldo delle imprese artigiane a fine marzo 2022 è inferiore di 109 unità rispetto ad inizio anno. Con la sua dinamica si posizione al 10mo posto rispetto al totale delle Regioni. Risultato numerico e posizionamento sono migliori rispetto allo spesso periodo del precedente anno (rispettivamente -450 unità e 14mo posto). Il Centro e l’Italia hanno fatto meglio della Regione sia nel 2022 che nel 2021.

Il grafico che segue evidenzia solo 5 regioni con crescita positiva nel numero di imprese: Lombardia, Lazio, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Liguria.

La dinamica per singola provincia evidenzia miglioramenti generalizzati rispetto al primo trimestre 2021 tranne per Pistoia (saldo negativo di 31 aziende artigiane contro -18 del 2021).

Per il territorio “Lucca, Pistoia e Prato” la dinamica del 2022 non si discosta particolarmente da quella del 2021, con -47 aziende e -72. Lo stesso non può dirsi per le restanti province da cui emerge una riduzione di 62 aziende per il 2022 a fronte di un impietoso -378 del 2021. Ad ogni modo, avendo scaricato a terra un simile risultato nel 2021, per il 2022 la loro dinamica appare più tonica rispetto a quella delle province dell’alta Toscana.

Con la tabella a lato, si evidenzia la variazione annuale delle imprese artigiane al 31 marzo 2022 rispetto al primo trimestre 2021, sia in termini assoluti che percentuali, per macro settore di appartenenza. I servizi, siano per le imprese che per le persone, tengono maggiormente rispetto a manifattura e costruzioni.

A seguire si riporta la dinamica del primo trimestre 21 e 22, aperto sempre per macro settori. Per il trimestre del 22 si nota una interessante crescita del settore delle costruzioni, verosimilmente correlato ai bonus fiscali attualmente in vigore. Il comparto è l’unico a tenere segno positivo.

La dinamica del comparto artigiano, osservata da differenti latitudini visive, restituisce forte preoccupazione. La morìa delle imprese italiane è rallentata con 931 aziende in meno rispetto alle quasi 3.000 del primo trimestre 21. Medesimo trend si è riscontrato negli altri territori analizzati: alta Toscana, restanti provincie e regione nel suo complesso. Per tutte le provincie, ad eccezione di Pistoia che peggiora il ranking, si riscontra una diminuzione del gap.

La dinamica del 2022, per tutti i territori analizzati, risente notevolmente del segnale di forte crescita del comparto delle costruzioni che, di fatto, annacqua la forte riduzione delle aziende manifatturiere e dei servizi a imprese e persone. I bonus fiscali, da soli, non avranno possibilità di restituire alla economia artigiana la dignità che merita. Per non continuare a “dare calci a palloni sgonfi” è opportuno che il dirottamento di risorse del PNRR avvenga nel modo più veloce ed efficace possibile. Con ciò per evitare che guerra, pandemie, aumento dei prezzi, inflazione e qualche altra piaga d’Egitto abbiano la meglio sulla resilienza degli artigiani, e degli italiani, da troppo tempo messa duramente alla prova.

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