PISTOIA – Un’inchiesta ben documentata sulla cosiddetta “info war”, la guerra cibernetica e di disinformazione che la Russia ha mosso da anni ai nostri media e sistemi di informazione, trovando purtroppo in molti casi un terreno fertile per la diffusione di fake news e l’azione di hacker e troll.
Una guerra parallela e integrata a quella militare attualmente in corso in Ucraina, che il Cremlino ha scatenato proprio con l’obiettivo di dare giustificazione e legittimazione all’invasione e all’aggressione delle sue truppe attraverso un’attenta e studiata campagna di propaganda politica e ideologica.

La giornalista Marta Ottaviani, esperta di politica internazionale e corrispondente per anni dalla Turchia – qui ha vissuto per otto anni, analizzando l’ascesa di Erdogan e l’affermazione del suo potere personale – ha presentato a Pistoia, in Galleria Vittorio Emanuele, il suo ultimo libro “Brigate russe: la guerra occulta del Cremlino fra troll e hacker” (Ledizioni, 2022). Il volume è stato pubblicato lo scorso gennaio, in tempi ancora “non sospetti”, un mese prima dello scoppio della guerra in Ucraina, rivelando però aspetti di sconvolgente attualità, che negli ultimi tre mesi si sono palesati e hanno mostrato il “vero volto” della “macchina della propaganda” russa.
L’idea del libro nasce dall’interesse della giornalista verso la geopolitica russa e la politica estera condotta da Putin negli ultimi otto anni, a partire dalla spinosa questione dell’occupazione della Crimea e del sostegno alle repubbliche filorusse del Donbass.
“Studiando e indagando le ragioni di fondo dell’azione politica del governo russo – spiega Ottaviani – mi sono resa conto della quantità di notizie false e di elementi di propaganda che fanno parte integrante dell’informazione dei media russi; è bene ricordare che in Russia, e non da adesso, non esiste una piena libertà di informazione, e la situazione è andata ulteriormente peggiorando dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.
La guerra fatta di bugie e falsità, condotta attraverso la diffusione scientifica di “bufale”, è diventata una vera e propria tattica bellica non convenzionale e non lineare per influenzare e avvicinare agli interessi politici del governo russo l’opinione pubblica mondiale: anche perché nelle dittature, come è oggi la Russia di Putin, l’opinione pubblica del Paese è sottoposta al rigido controllo del regime, come ben ci ricordano le travagliate vicende di giornalisti “dissidenti” e “non allineati” con il governo russo, bollati senza troppi complimenti come “antinazionali”.
Ma il rischio è concreto anche per noi, per la nostra informazione che corre il pericolo di rimanere vittima – in buona fede? – dell’azione disturbatrice di hacker e troll molto abili a sfruttare le debolezze dei media occidentali e a inserirsi nelle pieghe di un dibattito politico che può essere inquinato con la retorica imperialista e antidemocratica del leader del Cremlino. Siamo anche noi sotto l’attacco subdolo dell’info war russa: basta vedere i propagandisti di regime che ogni sera sono ospiti fissi dei nostri talk show! Non come i giornalisti e gli inviati della Reuters, tanto per fare un esempio, dove viene compiuta una continua azione di debunking e fact checking delle notizie provenienti dalla Russia. In Italia questo “filtro” mi sembra molto debole”.

Quali contromisure prendere contro la minaccia di questa guerra informatica e assolutamente non convenzionale?
“C’è bisogno di prendere coscienza dell’esistenza di queste azioni che si sono già manifestate negli anni passati in occasione di appuntamenti elettorali internazionali, dall’elezione di Trump alle politiche francesi, e si può legittimamente pensare che gli hacker russi non si faranno scappare l’occasione di “infiltrarsi” nelle elezioni politiche italiane dell’anno prossimo.
E c’è la necessità, per tutti e in particolare per i più giovani che utilizzano molto i social, di non cadere nella trappola della propaganda e della disinformazione; è facile rimanere attratti dalla tentazione dell’informazione alternativa e indipendente, lontana dal “mainstream”, ma quella russa non è certo informazione imparziale ed equidistante, ma la voce ufficiale della propaganda di Putin! Soggiornando a Mosca ho vissuto sulla mia pelle l’effetto dei programmi televisivi rissi di informazione sui cittadini, in alcuni casi avviene un vero e proprio lavaggio del cervello”.
Marta Ottaviani ha descritto poi alcune esperienze significative vissute durante il periodo trascorso in Russia, sottolineando con esempi documentati l’azione della “macchina della propaganda” putiniana: l’uso del termine “nazista” non con un significato ideologico, ma utilizzato contro i nemici esterni per indicare chi tradisce la patria e il popolo russo; il cambiamento dei manuali scolastici per negare la derivazione di Mosca dal principato della Rus di Kiev; la diffusione capillare della sindrome “di accerchiamento” e della “fortezza assediata” per far apparire la Russia “vittima aggredita” dall’espansionismo europeo e statunitense.
La presentazione del libro è stata arricchita dalle testimonianze di alcuni cittadini ucraini fuggiti in Italia a seguito dell’invasione, che hanno denunciato le violenze, le deportazioni e gli assassinii compiuti dalle forze di occupazione russe nei confronti della popolazione civile delle città e dei villaggi ucraini occupati. Tutti hanno ringraziato di cuore i cittadini italiani che hanno dimostrato grande umanità e solidarietà non solo a parole, ma anche con gesti concreti di accoglienza e di aiuto economico.

“Non si pensi alla cyber guerra del Cremlino come un aspetto minore e in definitiva trascurabile – conclude Ottaviani – per la strategia adottata dalla Russia è fondamentale lavorare sulla propaganda e avere nei più importanti Paesi europei un’opinione pubblica che guardi alla politica di Putin in maniera “non ostile”.
Anche con affermazioni di apparente condanna dell’invasione dell’Ucraina, ma sempre accompagnate da un pericoloso giustificazionismo: “è vero, Putin è un dittatore, ha invaso militarmente un Paese sovrano, ma dobbiamo capirlo, ha avuto le sue valide ragioni, non poteva fare altrimenti, è stato provocato e minacciato” e in ogni caso “la situazione è molto più complessa e diversa da come i media occidentali ce la raccontano!”. Sì, come se i media russi raccontassero la verità, invece di nascondere le informazioni sulla guerra e sui soldati morti agli stessi cittadini russi, che soprattutto nelle aree rurali e remote del Paese poco o nulla sanno del conflitto in corso.
La guerra convenzionale bombarda i palazzi, l’info war bombarda i cervelli”.









