LE PIASTRE – C’è voluta una deroga speciale da parte del Senato Accademico per assegnare a Guido De Maria, il padre di “Supergulp fumetti in TV”, la laurea di bugiardo alla carriera.
Per lui, che ha regalato divertimento puro a intere generazioni, e che si dichiara un inguaribile sincero, c’è stato bisogno di un’eccezione. Così è nata la pergamena che ha ricevuto ieri sera sul palco della 46 edizione del Campionato italiano della Bugia, che si conclude oggi a Le Piastre, sulla montagna pistoiese.

Eccola: “Al sempre giovane e sincero Guido De Maria per averci divertito con i tanti personaggi che ha creato e con le meravigliose bugie che ha fatto in modo che ci accompagnassero, l’Accademia della Bugia de Le Piastre assegna la laurea di bugiardo fantastico alla carriera”. E allora con l’intervista al padre dei fumetti in Tv, cominciamo da qui.
Ci racconta quando e come è nata la sua straordinaria carriera?
Tutto è iniziato a 17 anni, in seconda liceo classico. Facevamo un giornalino che si chiamava Zero in condotta. Fu sulle sue pagine che disegnai le prime due strisce del mio primo personaggio. Si chiamava Cribbius ed era un messo romano. Al Liceo ero bravo in matematica e dopo mi iscrissi a Matematica e Fisica, ma capii subito che con i numeri era difficile riuscire a far ridere la gente. Ed era quella la missione a cui volevo dedicarmi. Così da allora mi sono dato per un paio d’anni al disegno umoristico, pubblicando su tantissimi quotidiani e riviste italiane e non solo.
E alla pubblicità. Com’è accaduto?
A Bologna cercavano uno che sapesse fare un cartone animato per la brillantina Rinova. Lo intitolai “Vita, morte e rinascita di un capello”. E da quello è nato tutto il resto: caroselli e spot pubblicitari a non finire, dal vero e a disegni animati, oltre 1300…
I personaggi che ha creato o contribuito a creare sono decine, da Giumbolo a Nick Carter. Ma qual è quello a cui tiene di più?
Difficile compiere una scelta. Ma considerando che per me i fumetti hanno rappresentato il pane, ma la pubblicità mi ha permesso di portare a casa anche il companatico, direi senz’altro “Salomone pirata pacioccone”. Era quello che al – Cappetano, lo possiamo torturare? – del nostromo Mano di Fata riferito al malcapitato che si rifiutava di rivelare il nascondiglio del tesoro, rispondeva: – Ma cosa vuoi torturare tu…so ben io come fargli aprire la bocca, basta offrirgli un’Amarena Fabbri.
E ci racconta come ha dato il via ai fumetti in TV?
Tutto merito di Giancarlo Governi, responsabile dei programmi speciali della seconda rete Rai, che nel lontano 1970 chiese a me e a Bonvi di produrre un numero zero di un fumetto per la tv. Scelsi di riproporre in maniera comica un vecchio personaggio apparso su alcune riviste popolari americane le “Dime Novel” pubblicate sul finire dell”800: il detective Nick Carter. Mia la reinvenzione letteraria del personaggio, dei suoi due assistenti Patsy, il cinesino Ten e il malefico antagonista Stanislau Moulinsky. Il tutto disegnato dalla straordinaria matita dell’immenso Bonvi. Nacque così “Gulp e Supergulp!” i fumetti in tv.
Qual è, tra i moltissimi che ha ricevuto, il premio a cui tiene di più?
Certamente quello per la regia televisiva a Salsomaggiore proprio per i miei fumetti in Tv. C’è poi il Premio Tenco come operatore culturale, anche se mi definisco persona di una ignoranza enciclopedica. Tra i più graditi c’è anche quello che mi avete assegnato come Accademia della Bugia.
E qual è il suo rapporto con la Bugia? Ne dice ancora molte?
In realtà non ne ho mai dette. Io non sono un bugiardo. Invento storie ma non dico bugie. Le vedo come contrarie alla mia, di storia, che è fatta di sincerità a tutti i costi, anche a quello di alienarmi le simpatie di qualcuno.
E la sua amicizia con Francesco Guccini com’è nata?
Tutto è iniziato nel 1964 quando lui si trasferì a Bologna. Suonava nelle osterie, cantando le sue prime canzoni con un accento a metà tra il modenese stretto e il toscano un po’ biascicato, in più accompagnato da una erre arrotata che rendeva tutto un po’ meno comprensibile. Ricordo che fui io, che ero andato a registrarlo, a chiedergli di sillabare meglio le parole. Di colpo “il maestrone” smise di suonare e cantare poi nel silenzio, per me in quel momento drammatico, si alzò forte e chiara la voce di Francesco, quasi senza la erre arrotata, che chiese: – C’è qualcuno che mi toglie di torno questo rompicoglioni?! Nasce così un’amicizia che dura da più di mezzo secolo. Collaborò con me ai testi di “Salomone” e fu lui a presentarmi Bonvi.
E se oggi dovesse fare un corto bugiardo a cosa penserebbe?
Ad un raccontino banale di un minuto, con un solo protagonista, Guido De Maria anche produttore, regista , operatore e montatore, poi subito dopo la parola fine, 5 minuti di titoli di coda completamente inventati: con attori inesistenti, registi di seconde unità, location esotiche, centinaia di comparse , addestratori di animali, stuntman e chi più ne ha più ne metta, per titoli che metterebbero a dura prova la pazienza degli spettatori.
Voglio aggiungere una cosa io: mi rallegro davvero tantissimo con l’Accademia per aver pensato di dedicare un premio a Luca Boschi. Se lo merita davvero. Era una persona straordinaria che ho conosciuto quando collaborava a Lucca Comics. Luca era il più preparato. Il più colto e capace. Anche altri erano bravi, ma come lui non c’era e credo non ci sarà più nessuno. Aveva la passione che lo ispirava ed era anche un buon disegnatore. Io divido il mondo in persone brave, meno brave e da dimenticare. Lui era davvero una brava persona: eccezionale e buono. Ed io sono sempre andato d’accordo con le persone buone.
Quali progetti ha per il futuro?
Vista l’età, quest’anno sono 90, la cosa più importante fra tutte è quella di vivere il più a lungo e tranquillamente possibile, ma, tra pandemie, stragi, ammazzamenti vari, femminicidi tragicamente in aumento, guerre di una crudeltà spaventosa, Putin, Zelensky, governi che cadono, elezioni da affrontare, miseria, fame, paure accompagnate da indicibili sofferenze, sembra che la desiderata tranquillità diventi sempre più difficile. Auguriamoci che tutto finisca bene e che l’ultimo, come concludeva sempre il saggio cinesino Ten, chiuda la porta!


