mercoledì, Settembre 9, 2026

Elezioni politiche e difficile rapporto fra partiti e società civile

di Alessio Colomeiciuc 

Alessio Colomeiciuc

Le concitate trattative svoltesi nelle scorse settimane fra i partiti dei diversi schieramenti in competizione per l’imminente rinnovo del Parlamento nazionale hanno consegnato agli elettori della provincia di Pistoia un inedito scenario.

Vediamone brevemente gli elementi essenziali, tenendo presente che la riforma costituzionale del 2019 (votata in parlamento, fra gli altri, da 5 Stelle, Lega, PD, Fratelli d’Italia) ha ridotto complessivamente il numero dei parlamentari da 945 a 600 membri elettivi (400 deputati e 200 senatori)  imponendo, a legislazione elettorale invariata, una corrispondente modifica del numero dei collegi elettorali e dei relativi confini.

A seguito di tali cambiamenti, il territorio della Provincia di Pistoia è stato:

– alla Camera-uninominale, parzialmente inserito (Comuni della Valdinievole e San Marcello PT) nel Collegio di Lucca  (U03) e parzialmente inserito (capoluogo ed altri Comuni della piana e della Montagna) nel Collegio di Prato (U06);

– alla Camera-plurinominale in un Collegio (P01) comprensivo anche dei territori di Massa Carrara, Lucca, Prato e Mugello;

– al Senato-uninominali inserito nel Collegio (U03), comprensivo anche dei territori di Massa Carrara, Lucca e Prato;

– al Senato-plurinominale in un (unico) Collegio regionale (P01).

Ad una prima valutazione, lo scenario elettorale sopra descritto suscita motivate  perplessità.

1) Dopo aver visto scomparire, negli ultimi anni, quasi tutte le principali  istituzioni locali (Cassa di risparmio, banche di credito cooperativo, ASL, Associazione industriali, Camera di commercio, ecc…) nessuno si aspettava il sostanziale declassamento “politico” della provincia pistoiese, determinato dallo “smembramento” del suo territorio, con il sorprendente ripristino delle linee di separazione tra la Valle dell’Ombrone e la Valdinievole  ante 1927-1928, allorquando il regime fascista aveva provveduto ad unificare (non soltanto in senso amministrativo) i due territori.

Così come nessuno prevedeva, nei  nuovi collegi elettorali, la totale assenza di candidati della società civile, la candidatura di pochi (seppur autorevoli) “pistoiesi” e la presenza di una moltitudine di candidati di partito provenienti dall’“esterno”: per fare un esempio, che interessa direttamente i pistoiesi, il PD risulta aver candidato all’uninominale Camera Toscana (U06) Tommaso Nannicini di Montevarchi, già eletto parlamentare nel 2018 in Lombardia, all’uninominale Camera Toscana (U03) Serena Mammini, lucchese, ex assessora al Comune di Lucca ed all’uninominale Senato Toscana (U03) la versiliana Anna Graziani,  assessora al Comune di Camaiore. 

2) E’ lecito dubitare che un siffatto assetto di collegi e candidature voluto dai partiti nel territorio dell’Alta Toscana sia in grado di contrastare efficacemente il fenomeno dell’astensionismo, cresciuto in modo rilevante a dimostrazione della distanza creatasi fra partiti, ceto politico e società civile.

Mentre, nel contempo, quello stesso assetto appare rivelatore, oltreché dell’attenuarsi del radicamento territoriale dei partiti, di prevalenti logiche di salvaguardia di un personale politico ristretto ed autoreferente, non disposto a mettersi in discussione o ad uscire di scena neppure quando sia venuto meno l’essenziale consenso sociale ed elettorale e risulti ormai difficilmente praticabile l’appello (di “montanelliana” memoria) a “turarsi il naso” nel segreto dell’urna.

Eppure, un intelligente ed opportuno equilibrio fra candidati al parlamento espressione del professionismo politico e candidati provenienti dalla società civile (personalità del mondo delle imprese, del lavoro dipendente e delle professioni, della cultura, dell’economia, del terzo settore, ecc.) è stato sempre perseguito, almeno in passato, con il condivisibile fine di migliorare la qualità complessiva delle assemblee legislative e della classe politica italiana e di contrastare il cosiddetto populismo, che della polemica antipartito e anticasta si è sempre nutrito e si nutre. 

3) Ma la richiamata riduzione dei parlamentari e la ridefinizione ed assegnazione dei collegi elettorali ripropone anche un altro non meno serio problema, quello della effettiva rappresentanza dei territori all’interno dell’assetto politico-istituzionale.

Un problema di indubbia complessità, oggi aggravato dal prevedibile attenuarsi (anche in termini di responsabilità politica) del legame tra parlamentari e collegi-bacini elettorali molto estesi, la cui soluzione è destinata ad influire sulla concreta composizione delle assemblee parlamentari.

Un problema che avrebbe dovuto suggerire una maggior attenzione nella selezione delle recenti candidature, a motivo non soltanto della perdurante crisi dei partiti politici tradizionali, ma anche  dell’importanza assunta – nella formazione della volontà degli elettori – dalla maggiore o minore sensibilità dei singoli candidati per gli interessi specifici delle comunità territoriali, seppur all’interno di un modello di rappresentanza indistinta della comunità nazionale, assicurata dal divieto del vincolo di mandato.  

4) Infine, una considerazione rivolta al futuro.

Se è vero che i recenti cambiamenti di natura elettorale possono fornire motivi per alimentare incomprensioni e contrasti fra territori contigui, è altresì vero che possono anche offrire nuovi stimoli ed irripetibili opportunità politiche, inducendo realtà civiche dell’Alta Toscana (quali Lucca, Pistoia, Prato e Massa Carrara) ad abbandonare o attenuare secolari atteggiamenti campanilistici per sperimentare, nel reciproco interesse e in modo leale e paritario, inedite e durature strategie collaborative, non soltanto a livello di rappresentanze parlamentari, ma anche a livello amministrativo con riguardo, ad esempio, alla transizione ecologica e digitale, all’ottimale organizzazione e funzionamento dei servizi pubblici locali (acqua, gas e rifiuti), alla formazione scolastica e professionale, alla pianificazione urbanistica, all’accoglienza ed alla mobilità di persone e beni, alle strategie culturali e turistiche, al diffuso sviluppo di una enogastronomia di qualità. 

Una prospettiva, quella sopra accennata, che se perseguita con intelligenza e determinazione, potrebbe (forse) evitare l’incombente rischio di marginalizzazione di nobili territori ed orgogliose comunità, che da tempo hanno smesso di crescere e di guardare con fiducia al futuro.

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