mercoledì, Settembre 9, 2026

Venezia 79, Gianfranco Rosi in viaggio con Papa Francesco

di Giacomo Martini

VENEZIA – 37 viaggi, 53 paesi e sognare “un mondo che ancora non si vede ma che di certo arriverà”, afferma Papa Francesco nelle primissime sequenze di “In viaggio”, film documentario diretto da Gianfranco Rosi, alla Mostra nella sezione Fuori Concorso, prodotto da 21Uno Film e dalla Stemal Entertainment di Donatella Palermo, con Rai Cinema. 

Rosi, con questo viaggio papale, in fondo parte da là dove un po’ ci aveva lasciati (seppur col Notturno di mezzo), ovvero dalla Lampedusa “di Fuocoammare”: l’isola è infatti il primo viaggio di Francesco, che data 2013 e risale a poco tempo dopo la sua elezione a Pontefice, occasione in cui non poté far a meno di inchinare il pensiero ai “migranti morti in mare da quelle barche che invece di essere state una via di speranza sono state una via di morte”. 

Fedele alla sua personalissima narrativa e all’altrettanto soggettivo uso del montaggio, Rosi propone una sequenza di tappe internazionali restituendo un film come se fosse un grande backstage delle più necessariamente sintetiche narrazioni dei telegiornali dei viaggi papali: di Paese in Paese, alterna e ripete una sorta di formato, in cui ci mostra ciclicamente il Papa in dialogo con la stampa che lo accompagna, durante i voli aerei; poi, mentre s’immerge in bagni di folla stringendo spesso mani che s’agglomerano come tentacoli affamati di luce; o ancora in primi e primissimi piani riflessivi in solitaria, laddove anche certi silenzi “parlano”.

Il regista Gianfranco Rosi

Non sono immagini che stupiscono, sono immagini che ciascuno spettatore ha già visto quando – seppur più brevemente – la tv racconta le trasferte del Pontefice, ma sicuramente allargano la visione, sia proprio da un punto di vista tecnico-visivo, sia di maggior approfondimento dei contenuti, seppur – nella necessaria semplicità e popolarità dei messaggi – si fanno un po’ retorici, per quanto certamente universali.

L’autore spiega la visione, dapprima, di “600 ore di materiale e non sapevo se potesse nascere un film: non avevo mai lavorato con l’archivio. Dopo mesi e mesi mi sono lanciato, anche se non avessi bene idea, ma pensavo ci fosse del potenziale per un film. Si trattava di materiale girato per esigenze diverse, poi montato per un’esigenza cinematografica; il primo montaggio è stato per libera associazione. Poi è successa la guerra che s’è ‘mangiata’ il nostro montato e così abbiamo pensato di seguire la struttura cronologica, giusta così per far uscire la coerenza dei suoi discorsi, dei ‘perché’ di questi viaggi. E così è rimasta la struttura e rimane anche la guerra: è un film aperto”.

Infatti, confessa Rosi: “eravamo pronti a partire, se ci fosse stato un viaggio una settimana fa, per poi montare e portare il film a Venezia. È un film aperto”. 

Il film esce il 4 ottobre in sala, distribuito da 01 Distribution: “Non so se il Papa sappia che il film è a Venezia, ma mi dicono che non si guardi mai nelle cose di cui è protagonista ma, a chi ci ha fornito il materiale, ho voluto mostrarlo per capire se ci fossero dei buchi: sono ignorante di Cattolicesimo e Chiesa e così mi sono avvicinato con libertà dal giudizio e dal pregiudizio, per raccontare un uomo”.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI