VILLA DI SATURNANA – Una giovane imprenditrice, animata dalla passione per la campagna e gli animali e mossa da una grande determinazione, titolare di quella che è molto più di una semplice azienda agricola.
Ci troviamo a Villa di Saturnana – da non confondere con la vicina Villa di Cireglio – un piccolo paesino di collina a metà strada tra Cireglio e Le Grazie, in cui Diamante Santini, aiutata dalla sua famiglia, ha dato vita a “Le Ninfe di Bosco”: un’azienda agricola a conduzione familiare e diversificata nelle proprie attività, ma il cui “cuore” è rappresentato dall’allevamento di capre e dalla produzione di formaggi con latte di capra a “chilometro zero” come caseificio agricolo.
Classe 1996, Diamante è un’imprenditrice che ha iniziato giovanissima, nel 2015, appena terminati gli studi liceali, a porre le basi per la nascita e lo sviluppo dell’azienda agricola, dando prova di caparbietà e determinazione: anche perchè, a differenza di altre esperienze analoghe, Diamante non ha ereditato un’attività casearia “di famiglia” ma è dovuta partire praticamente “da zero”, affrontando tutti i rischi e i passaggi burocratici del caso.
Ciò non le ha impedito di portare avanti gli studi universitari – è laureata in archeologia medievale – dedicandosi in parallelo al lavoro presso l’azienda; un lavoro che, terminata nel 2020 la fase di sviluppo, oggi esige una presenza costante e “a tempo pieno”, soprattutto nella cura e nella gestione degli animali, oltre che nella vendita diretta dei prodotti caseari.
Ma oltre all’allevamento e alla produzione di formaggi, Diamante ha messo su un piccolo agriturismo e ha aperto le porte della propria azienda a persone di tutte le età, giovani e non solo, per visite guidate all’allevamento e al caseificio, degustazioni di formaggi, attività didattiche e laboratori sulla vita in campagna. Una diversificazione che va oltre l’aspetto promozionale per l’azienda, ma che intende far vedere e far capire a un pubblico più ampio possibile il lavoro, l’impegno e i sacrifici che si nascondono dietro una fetta di formaggio.

“Tutto è cominciato dopo il liceo – racconta Diamante – quando ho deciso di tradurre in qualcosa di più concreto il mio amore per i boschi e gli animali, e dare nuova vita alla casa nel mio paesino natale. Questa forza di volontà è sottolineata anche dal nome dell’azienda, con il richiamo alle ninfe che non è solo un retaggio mitologico e classico, ma vuole simboleggiare la determinazione nel portare avanti un’attività tutta al femminile.
Io non provengo da una famiglia di tradizione pastorale: sono una imprenditrice agricola professionale di prima generazione e ho iniziato questo progetto partendo da zero, con l’aiuto economico dei fondi europei PSR per lo sviluppo rurale. Vincendo questo bando ho avuto accesso alla quota di fondi assegnati al mio progetto, risorse che si sono rivelate fondamentali per dare vita all’azienda, anche se non sono mancati ritardi, intoppi e difficoltà burocratiche.
In cinque anni siamo riusciti a mettere su lo spazio per l’allevamento degli animali, comprensivo di recinti e stalle, il piccolo caseificio e una camera per il soggiorno agrituristico; di fatto, però, ho iniziato a lavorare a “pieno regime” solo negli ultimi tempi, i primi anni sono stati “mangiati” dalla burocrazia”.
Ma come si lavora all’interno di una simile azienda agricola e casearia? Spesso noi che acquistiamo i prodotti già pronti e confezionati al supermercato o nelle grandi reti di distribuzione abbiamo un’idea piuttosto vaga e imprecisa di cosa significhi svolgere un’attività di questo tipo.

“Il nostro è un piccolo caseificio agricolo – spiega Diamante – ciò significa che per i nostri formaggi utilizziamo solo il latte proveniente dagli animali del nostro allevamento. Qui si trovano circa settanta capre camosciate delle Alpi, una razza specifica per la produzione di un latte molto adatto alla caseificazione; abbiamo poi due mucche – da poco tempo è nato anche un vitellino – per la produzione di latte vaccino quando il latte non è prodotto dalle capre, in particolare nei mesi invernali. Bisogna infatti rispettare il ciclo naturale della produzione del latte e la stagionalità dei prodotti: le visite e le degustazioni che organizzo servono anche a far comprendere che non si può avere tutto in tutte le stagioni dell’anno, ma che i formaggi variano sempre, non è pensabile ottenere sempre un prodotto standardizzato.
La nostra sfida è stata quella puntare non sulla quantità o la varietà dei prodotti ma sulla loro qualità, cercando di valorizzare al massimo il latte di capra sfruttando anche delle piccole “fortune”: per esempio, ho riadattato l’antica cantina della casa, scavata in una grotta naturale di roccia arenaria, per la stagionatura dei formaggi, che avviene così in modo del tutto naturale utilizzando le caratteristiche microclimatiche del luogo. I nostri formaggi sono tutti a latte crudo, non pastorizzato, e ciò contribuisce a conferire a ogni forma delle caratteristiche e note di sapore leggermente diverse a seconda della stagione in cui il latte è stato munto”.
Altro aspetto importante è, come già accennato, la promozione e l’informazione che Diamante porta avanti, anche sui canali social, per far comprendere al pubblico il lavoro nell’allevamento e nel caseificio, attraverso le varie fasi del processo di produzione, fino all’assaggio dei formaggi che spesso avviene “en plein air” accanto al recinto delle caprette. Un’opera didattica e informativa utile a far “toccare con mano” la filiera corta del caseificio e a sconfiggere un duplice “pregiudizio”, spesso foriero di giudizi negativi: quello verso i formaggi fatti con latte di capra, sulla cui qualità molti sono costretti a “ricredersi”, e quello verso l’allevamento in generale, che purtroppo non ha risparmiato a Diamante accuse e attacchi ingiustificati.
“Le mie caprette sono per me quasi delle figlie – confessa – e condivido con loro gioie e dolori, mi dispiace che qualcuno pretenda di giudicare senza aver mai visto la nostra realtà.

Fare l’allevatrice non è un mestiere facile: le difficoltà più grandi sono state all’inizio, quando mi sono “buttata” in questa “sfida” con un po’ di incoscienza, e senza alcun bagaglio di esperienza sulle spalle. L’esperienza la sto costruendo imparando dagli errori e cercando sempre di migliorarmi: è un lavoro che mi dà tanta responsabilità – ho sulla coscienza la vita degli animali – ma allo stesso tempo mi ha aiutata a crescere, ad avere fiducia in me stessa, a vincere le mie insicurezze.
I sacrifici ci sono, è vero, ma ci sono anche tante soddisfazioni: soprattutto quando le persone riconoscono il valore del tuo prodotto, alla luce delle tante “storie” che si celano dietro una “semplice” fetta di formaggio”.










