PISTOIA – Edoardo Fanucci, 39 anni, bocconiano, commercialista, docente di economia aziendale, già parlamentare nella XVII legislatura, è il candidato della lista Azione Italia Viva alla Camera dei deputati nel Collegio toscano di Prato, Pistoia e Mugello.

Cominciamo questa intervista da casa nostra: può indicare qualche esempio concreto di opere strutturali da realizzare nel territorio del nostro collegio e nella provincia di Pistoia in particolare?
“Il potenziamento delle infrastrutture per la lista Azione Italia Viva è il tema centrale: nel nostro territorio siamo in una fase di passaggio, dobbiamo completare le grandi opere avviate come il raddoppio della tratta ferroviaria da Pistoia a Lucca (intera tratta) e realizzare la terza corsia autostradale sull’A11, compresi gli interventi relativi alle barriere fonoassorbenti, svincoli, rotatorie, nuovi caselli e tutta la mobilità connessa.
In particolare, mi preme evidenziare l’importanza dell’asse dei vivai. Non c’è più tempo. Si tratta di una nuova strada per collegare la viabilità principale (via dei Bonechi e SP 1 ‘Variante pratese’) al nuovo casello autostradale. Un’opera indispensabile per proteggere e rilanciare il distretto vivaistici pistoiese.
C’è poi il nodo dell’aeroporto di Firenze che è un’opera essenziale non in chiave localistica, ma di area toscana, peraltro non in competizione con quello di Pisa, essendo entrambi gestiti dalla stessa società. In generale penso che quando si affrontano queste tematiche si debba pensare in termini di grandi aree urbane e non di singole realtà territoriali. Serve una sguardo d’insieme, un po’ più avanti del proprio campanile. Serve visione e ambizione, che a Pistoia e dintorni sono mancate sin troppo”.
Oltre le infrastrutture quali sono gli altri temi centrali di quest’area?
“Non posso non pensare al treno, alla grande industria del territorio, ieri Breda oggi Hitachi. Abbiamo da alcuni anni una nuova proprietà. Conta poco chi possiede l’azienda, se è lo Stato o un privato, conta come la conduce, quanto investe e che prospettive offre alla propria comunità. I treni che vengono prodotti fanno parte del sistema pubblico di trasporto locale che mette in connessione i territori e che crea occupazione. La nostra preoccupazione deve essere quella di mantenere lo stabilimento pistoiese a Pistoia, di vederlo crescere e svilupparsi. Non servono accordi generici o pacche sulle spalle, ma investimenti pluriennali. Solo così lo stabilimento rafforzerà le proprie radici diventando indispensabile per il futuro di Hitachi e di Pistoia tutta. La politica deve fare la propria parte con strumenti urbanistici coerenti, con percorsi formativi adeguati e con opere infrastrutturali all’altezza.
Crede che il vivaismo sia un limite o un’opportunità per Pistoia?
“Un’opportunità, non c’è dubbio. Pistoia città del verde esiste grazie alla laboriosità dei nostri vivaisti e alla posizione strategica del nostro contesto ambientale. Saper valorizzare la nostra terra, anche mettendo in rete le più forti eccellenze del settore, è la vera sfida da vincere per il prossimo futuro.
Ma c’è di più. Siamo di fronte ad un’emergenza di cui troppo poco si parla: la crisi idrica. L’acqua è un bene prezioso, servono investimenti in fognature e depurazione per fronteggiare il problema delle perdite nella rete di distribuzione.
E’ necessario puntare sul risparmio e sul riuso, attraverso progetti come quello dell’acquedotto verde e sull’incentivo degli impianti a goccia nei vivai.
Serve inoltre più dinamismo e flessibilità. A partire dall’energia. Sì a serre fotovoltaiche di nuova generazione. Sì all’installazione di pannelli fotovoltaici con procedure snelle e semplificate. La nostra proposta: l’introduzione del silenzio assenso. Passati 30/60 giorni dalla presentazione della pratica, in caso di mancata risposta, si potrà partire con i lavori. C’è infine un altro tema che mi sta a cuore, quello della cultura”.
Si spieghi meglio.
“Con la cultura non si mangia, sostiene Tremonti, già ministro nel governo Berlusconi, ma non è così. Noi crediamo, invece, che con la cultura possa esserci crescita e sviluppo. Pistoia ha una sua tradizione e una sua vocazione in tal senso, è una realtà con un suo fermento culturale che va aiutato e stimolato. Certo se poi penso a quando, sei anni fa, il Comune riuscì ad aggiudicarsi il titolo di capitale italiana della cultura e di come è stato gestito questo importantissimo riconoscimento, mi cascano le braccia. Un’occasione persa. Come spesso accade quando non c’è visione, passata l’euforia iniziale che aveva portato flotte di nuovi turisti in città, è finito tutto nel dimenticatoio senza cura nè attenzione… è stato ed è tutt’oggi imperdonabile”.
Passiamo alla politica nazionale. La nascita dell’alleanza fra Calenda e Renzi, Azione e Italia Viva, sembra essere avvenuta in modo frettoloso. Che fine farà dopo il 25 settembre?
“Renzi e Calenda hanno messo da parte ogni personalismo per mettere al centro le idee. Azione e Italia Viva hanno la stessa appartenenza europea – Renew Europe, un progetto politico guidato dal presidente francese Emmanuel Macron -, la stessa concezione sul futuro del Paese, gli stessi progetti di governo. E lo stesso giudizio sull’esperienza di governo di Mario Draghi: siamo stati gli unici a volerlo fin dall’inizio e sostenerlo fino alla sua sciagurata caduta, causata dai 5 stelle in combutta con Lega e Forza Italia. Dopo il voto del 25 settembre questo progetto di un partito a forte vocazione riformista, si strutturerà e consoliderà in tutta Italia”.
Si dice, soprattutto da sinistra, che votare il Terzo Polo è un voto che non serve e si invitano gli elettori al cosiddetto voto utile. Voi come rispondete?
“Agli elettori diciamo di non farsi ingannare: in discussione non è una scelta fra centrodestra e centrosinistra, perché i poli che si affronteranno sono quattro e perché il centrodestra e il centrosinistra non esistono più: esiste uno schieramento di destra sovranista e uno di sinistra che ha abbracciato tematiche demagogiche e populiste. Gli altri partiti parlano solo per slogan, votarli è inutile. Il voto utile è a chi indica soluzioni e spiega come le vuole raggiungere: il vero voto utile è a noi. Contrariamente ai nostri avversari, non facciamo generiche e irrealizzabili promesse elettorali. Il nostro non è un libro dei sogni bensì un programma di governo riformista. Merito, doveri insieme ai diritti, pragmatismo, serietà”.
A proposito di programma, parliamone. Quali sono i punti principali?
“I punti cardine del programma elettorale del Terzo Polo sono le opere strutturali, il capitolo giovani, la sanità. Il capitolo infrastrutture. Noi siamo il partito dei ‘sì’, dello sviluppo strutturale e infrastrutturale, nel rispetto dell’ambiente, ma non di un vecchio ambientalismo ideologico.
Per i giovani devono essere attivate politiche per favorire l’occupazione, in un rapporto più stretto e proficuo fra il mondo della scuola e quello del lavoro, puntando sulla formazione post scolastica e non su misure di puro assistenzialismo, come il reddito di cittadinanza. Il nostro obiettivo: “imparare lavorando”, senza rinunciare ad un equo compenso. Per questo rilancerò la mia proposta di legge “giovanisì Italia” che vuole rendere nazionale, implementandolo, il progetto toscano di successo giovanisì.
Sulla sanità nessuna forza politica nega di voler lavorare per migliorarla. Sono solo parole però perché nessun partito, a parte noi, è favorevole ad investire con il MES sanitario e utilizzare i 37 miliardi di euro. Dopo la gravissima crisi pandemica e lo stress al quale è stato sottoposto il nostro sistema sanitario, è assurdo rinunciare a quest’opportunità. Qualcuno ve ne parla?”
La grave crisi energetica internazionale alla quale faceva anche lei riferimento prima, con i conseguenti rincari delle bollette, rischia di presentare un conto salatissimo nell’ormai prossimo autunno. Come pensate di affrontare questa vera e propria emergenza?
“In più direzioni: serve anzitutto un intervento urgente e straordinario per destinare risorse a cittadini e imprese: in questa direzione Carlo Calenda aveva lanciato la proposta di una interruzione brevissima della campagna elettorale e della convocazione del Parlamento per decidere, tutti assieme, in questa direzione. Gli altri partiti hanno ironizzato ma il prossimo Parlamento dovrà farsene immediatamente carico.
Poi serve la definizione di un tetto al costo dell’energia e del gas a livello europeo e, infine, si deve procedere con l’attivazione di rigassificatori, siamo gli unici ad aver sempre detto sì a quello di Piombino, e termovalorizzatori. In Italia abbiamo ridotto le estrazioni di gas, a partire dal 2001, dell’80% per motivazioni puramente ideologiche. Dobbiamo smettere di dire di ‘no’ a tutto e dobbiamo renderci più autonomi per la fornitura di gas dalla Russia per l’oggi e per il domani”.
Strettamente collegato al problema delle fonti energetiche c’è quello della guerra di aggressione della Russia all’Ucraina. Qualcuno inizia a dubitare della bontà delle sanzioni europee alla Russia, sul fatto che funzionino davvero. Voi cosa pensate?
“Se le sanzioni non funzionassero Putin non si lamenterebbe. Più si lamenta più la misura è corretta. Noi dobbiamo andare avanti decisi sulla linea delle sanzioni e della fermezza contro l’aggressione criminale del dittatore del Cremlino e al tempo stesso porre rimedio ai problemi che ne derivano. I costi delle sanzioni qui da noi hanno un peso, che pagano famiglie e imprese. Ma, sia chiaro, togliere le sanzioni non avrebbe effetti sul costo del gas, le sanzioni non sono in discussione. Dietro chi lo afferma si nascondono simpatie per quel regime, peraltro non di oggi. Noi siamo da sempre europeisti e atlantisti e il sostegno all’Ucraina è un elemento indiscutibile di chi sta nel nostro campo”.









