mercoledì, Settembre 9, 2026

La GAMC di Viareggio: un percorso nell’arte del Novecento

VIAREGGIO – Un percorso alla scoperta di collezioni di arte contemporanea e di piccoli capolavori “nascosti” della pittura novecentesca, in un museo a pochi passi dalla spiaggia e dal lungomare viareggino.

Inaugurata nel 2008 grazie all’impegno del Comune di Viareggio, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea rappresenta una delle principali attrazioni culturali della città, ospitando, in ambienti rinnovati, un patrimonio di oltre tremila opere provenienti da precedenti collezioni private e qui riunite in un percorso espositivo di grande valore.

Una sala del percorso espositivo all’interno della GAMC di Viareggio (foto di Andrea Capecchi)

La prima sezione al piano terreno è dedicata alla collezione Carnevalotto, il cui nome deriva dal premio ideato nel 1987 per dare avvio a un dialogo tra l’arte contemporanea e il Carnevale, autentica istituzione viareggina. Il premio è concepito come un omaggio artistico alle costruzioni allegoriche vincitrici delle varie edizioni del Carnevale, “celebrate” attraverso opere che mostrano una grande vivacità di colori e una straordinaria varietà di figure e soggetti.

Il percorso espositivo continua al primo piano con la collezione Pieraccini, che raccoglie interessanti litografie di De Chirico, Severini, Mirò, Fontana, Saura, Pomodoro e Burri, insieme ad alcuni dipinti in stile surrealista di Scordia, Consagra e Perilli.

Una delle opere della collezione Carnevalotto, dedicata al Carnevale viareggino

Una sala è dedicata all’arte di Enrico Baj, artista milanese capace di “attraversare” le Avanguardie novecentesche con le sue litografie colorate con uso di brillantini (come nell’opera “Generale”) o costruite tramite un originale collage di conchiglie (come in “Horatio Nelson Duke of Bronte”).

Spazio poi alla pittura astrattista e geometrica con opere di artisti come Capogrossi e Dorazio, che si segnalano per un uso intenso del colore in risalto su superfici bianche. Questa prima parte è idealmente conclusa da due piccoli capolavori, l’uno firmato da Roy Lichtenstein, il “padre” della pop art, e l’altro dal celebre architetto francese Le Corbusier.

Le opere di Lichtenstein e Le Corbusier alla GAMC

Con la sezione successiva, che ospita la collezione Lucarelli, ci si immerge nella ritrattistica e nella pittura di paesaggio tra gli anni Quaranta e Sessanta del Novecento, con opere di autori come Soffici e Carrà, fino all’enigmatico “Autoritratto in costume” di Giorgio De Chirico.

Sono dipinti ancora legati alle “vedute” di stampo impressionista e alla scuola del Macchiaioli, tra paesaggi campestri, scene di vita marittima e nature morte, che manifestano però una nuova tensione, in particolare nel ricorso a tinte più scure e più cupe.

Da qui si passa alla collezione dedicata a Lorenzo Viani, l’artista viareggino (1882-1936) al quale è intitolata la Galleria. Pittore, incisore, poeta, militante anarchico, Viani è stata una figura originale nel panorama artistico e culturale toscano di inizio Novecento: un personaggio dall’animo inquieto e ribelle, proveniente da un’umile famiglia viareggina, ma che ebbe modo di ritagliarsi uno spazio significativo nei vivaci e turbolenti anni di inizio secolo, dando vita anche a un circolo di amici e intellettuali accomunati dalla stessa visione artistica e dai comuni ideali politici.

La pittura di Lorenzo Viani, pittore, poeta e anarchico viareggino al quale è intitolata la GAMC

L’arte di Viani nasce dal contatto con i modelli della pittura toscana di fine Ottocento, sui quali si innestano le influenze dell’Espressionismo e della Secessione. La sua pittura si caratterizza per l’attenzione verso la rappresentazione delle figure umane, l’uso di colori scuri come nero e grigio, il ricorso a tinte fosche, il senso di oppressione e di minaccia incombente che alcune sue opere lasciano trasparire, riflesso diretto di uno spirito tormentati.

I suoi soggetti sono in prevalenza personaggi delle classi umili e popolari della darsena viareggina, colti nella quotidianità e nella semplicità delle loro azioni e dei loro gesti, e soffermandosi in particolare sulla sofferenza dei volti, indice di una povertà diffusa e di una forte ansia di riscatto sociale.

I quadri di grande formato esposti nella sala conclusiva rappresentano una denuncia della miseria in cui versano le umili famiglie di minatori, pescatori e lavoratori del porto, che l’artista raffigura inserendo richiami religiosi a episodi della natività di Cristo, a sottolineare le dure condizioni di vita dei “poveri cristi” ai margini della società del tempo.

Una realtà che Viani conosceva bene e che traduce in pittura con opere di grande effetto visivo.

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