FIRENZE – ”La batosta dei rincari equivale però a una lettera di licenziamento generale. O interviene il governo o sono guai seri”. E’ quanto emerge dal sondaggio che il Gruppo Italiano Centri Diurni Alzheimer, ha condotto in Toscana e nel Paese, che oltre a confermare i danni prodotti dal covid a strutture, tratteggia un quadro in declino causato dal carovita.
Con le previsioni e le stime economiche instabili a causa delle bollette sempre in crescita le società che gestiscono strutture dedicate alla demenza invocano il soccorso pubblico. Il rischio, insomma, è di chiudere le strutture, in compagnia delle aziende fornitrici, buona parte delle quali sono già con l’acqua alla gola.

A dipingere questa situazione drammatica è il geriatra Enrico Mossello nella relazione che presenterà al dibattito del 12° congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer, in cartellone per questo fine settimana al Teatro Verdi di Montecatini Terme.
Confcooperative Federsolidarietà e Confcooperative Sanità, due delle 19 associazioni nazionali dei gestori dei servizi di assistenza sociosanitaria, hanno già firmato intanto un appello in cui chiedono a Roma sostegno concreto e immediato. Con il rincaro dell’energia prevedono perdite da 10 a 20 euro al giorno per ogni posto letto. Per garantire i servizi adegueranno perciò le rette, aumenti che, senza il sostegno delle Regioni, graveranno inevitabilmente sulle famiglie.
Un analogo percorso è stato intrapreso anche dai Centri Diurni Alzheimer. Il professor Mossello ha coordinato il sondaggio realizzato con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, e ora avverte che la nuova emergenza mette a rischio la ripresa dei servizi. Dice: “Per gli operatori, i malati e le loro famiglie era già un percorso a ostacoli. Ma a questo punto la situazione è diventata disperata. Molte strutture saranno presto chiamate a scegliere tra spengere luce e riscaldamento o aumentare le rette. E poiché le famiglie devono già pagare gli aumenti delle utenze casalinghe e il caro vita, i malati rischiano di restare a spasso”.
Nel 2020 la quasi totalità dei Centri Diurni toscani e d’Italia aveva sospeso l’attività con penose conseguenze sui malati rimasti chiusi in casa insieme alla famiglia. La maggioranza dei Centri aveva cercato di metterci una pezza attraverso forme diverse di assistenza, videochiamate e interventi a domicilio. Ma un anno dopo, almeno trenta su cento erano ancora chiuse, mentre le altre avevano sì ripreso l’attività, però con meno ospiti e per meno giorni.
Ad oggi, i Centri chiusi sono circa il dieci per cento, parecchi altri operano a regime ridotto e in vaste aree del paese il servizio manca del tutto da sempre. Non solo non si va avanti. Si sta tornando indietro. Mossello non le manda a dire: “Senza un maggior contributo dal governo e dagli enti locali, si rischia di lasciare di nuovo a casa i malati, mettendo in crisi le famiglie e la stessa sopravvivenza dei Centri Diurni. O c’è una pronta risposta pubblica, o la crisi energetica darà il colpo di grazia a queste strutture che, con fatica, cercano di riprendersi dalla pandemia”.





