mercoledì, Settembre 9, 2026

No alla multiutility, no alla quotazione in borsa dei beni comuni

PISTOIA – La proposta di una multiutility toscana non ci ha convinto fin dal primo annuncio fatto dai sindaci di Firenze, Prato ed Empoli.
Ora che abbiamo visto i documenti, già approvati dai consigli di amministrazione delle aziende che dovrebbero parteciparvi, possiamo confermare con forza la nostra contrarietà.
Una holding pubblica al 51%, con un ruolo prevalente di Firenze che insieme a Prato supererà abbondantemente la maggioranza della parte pubblica, che controllerà le aziende di servizio di acqua, rifiuti e gas, e sarà quotata in borsa, non può – per tutti questi motivi – trovarci d’accordo.
1) La quotazione in Borsa. E’ presupposto di tutta l’operazione. Questo vuol dire che il più importante capitale pubblico di cui dispongono i Comuni, e quindi i cittadini, sarà esposto a quelle logiche del profitto, che non cambiano se gli azionisti privati saranno minoranza. Anzi, il mercato finanziario piegherà l’interesse pubblico. Ne abbiamo già dimostrazione con quello che è successo con il prezzo del gas; alla stessa dinamica sottoporremo anche l’acqua e i rifiuti. Davvero i sindaci pensano di fare una cosa giusta?
2) La valutazione degli advisor. Questa è stata fatta a inizio anno, e già la loro relazione metteva le mani avanti sul fatto che le previsioni circa il valore della holding avrebbero potuto avere oscillazioni. Da allora è scoppiata una guerra, l’energia è una delle risorse sotto scacco, le incertezze paventate sono una realtà. Con quale stato d’animo i consiglieri comunali si apprestano a votare documenti ormai superati dalla storia?
3) La holding. Viene costruita attorno ad Alia. Perché? Perché non attorno a Publiservizi, che già è una holding? La domanda è ai sindaci di Pistoia e Empoli, che in una operazione, che noi consideriamo in ogni caso sbagliata, hanno dimostrato di essersi piegati senza colpo ferire a logiche di potere contrarie agli interessi dei propri cittadini.
4) Le aziende di servizio. Chi pensa che cambierà qualcosa, si sbaglia. Le valutazioni della holding poggiano sulla previsione che Publiacqua sarà prorogata fino al 2031, e l’impegno verso la ripubblicizzazione sarà di nuovo tradito. Da Alia holding poi si scorporerà la Alia gestore dei rifiuti, che nel frattempo, però, presumibilmente avrà sanato il debito di 88 milioni di euro. Sul gas attendiamo l’accordo con Estra, ma anche su Toscana Energia tutto proseguirà come prima (ricordiamo che tre anni fa Toscana Energia è diventata azienda a maggioranza privata: quanti profitti ha realizzato in quest’anno?). I consiglieri comunali bene farebbero a studiare con cura i bilanci di tutte queste aziende, prima di approvare la fusione delle quote pubbliche.

Quindi, l’operazione è un accentramento dei poteri della parte pubblica, poi affidata ai mercati finanziari, nel momento storico peggiore del dopoguerra.
Diversi comuni hanno dichiarato di essere contrari alla quotazione in Borsa. Abbiamo letto che anche Pistoia sarebbe contraria. E’ vero? Se è così, ci aspettiamo un coordinamento attorno al Comune di Sesto Fiorentino, che sta guidando l’opposizione a questo processo. E quindi ci aspettiamo che Pistoia non approvi la proposta di delibera il 17 ottobre.
Ci aspettiamo che i consiglieri comunali vogliano acquisire tutti i documenti utili, vogliano conoscere lo stato dell’arte di ogni azienda, vogliano discutere con esperti indipendenti gli effetti della quotazione in Borsa. Hanno una grande responsabilità.
Forse nelle assemblee delle diverse aziende ci sarà comunque la maggioranza per procedere.
Ma i Comuni che voteranno contro avranno la possibilità di esercitare un controllo ex post e attivare ricorsi in autotutela. Ci sembra, questo, un potere assai più importante di quello che consentirà ai Comuni favorevoli di spartirsi un po’ di posti nei consigli d’amministrazione.

Il Sole per tutt*

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