LUCCA – Alla Fondazione centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti diretta da Paolo Bolpagni, che si trova all’interno del Complesso monumentale di San Micheletto, possiamo ammirare fino all’8 gennaio 2023 l’interessante esposizione “Nuove Tendenze: Leonardo Dudreville e l’avanguardia negli anni Dieci”, a cura di Francesco Parisi, che ci mostra alcuni momenti dell’avventura artistica di Leonardo Dudreville, partendo dalla sua visita con Umberto Boccioni allo studio di Vittore Grubicy, fino alle incursioni nella tecnica divisionista, esponendo un “corpus” di opere prodotte dal 1905 al 1919.

Si entra immediatamente nella sezione dedicata agli “sviluppi del Divisionismo” e le opere di Leonardo Dudreville (Venezia 1885- Ghiffa 1976) dimostrano l’adesione verso quell’inedita apertura espressiva che usa un segno pittorico autonomo come il colore e rende vibrante la luce, come possiamo vedere nel dipinto “Meriggio a Borgotaro” del 1908 o nella “Trilogia campestre – la fiera” del 1912 e, sempre del solito periodo, nell’altra trilogia: le “Lucciole a Borgotaro”, che permisero a Dudreville di aprirsi ulteriormente a soluzioni inedite, un’introduzione verso sviluppi ancora più audaci che lo porteranno alla realizzazione del successivo ciclo dedicato alle “Quattro stagioni”.
Insomma una tecnica imprescindibile per un deciso e necessario rinnovamento.
Gli stessi Futuristi presero le mosse da questa lezione – «non può sussistere pittura senza divisionismo», scrissero nel 1910 nel loro Manifesto –, seppure utilizzandola con alcuni aggiornamenti, come l’uso di una pennellata più lunga e di segmenti di colore spessi.
Leonardo Dudreville , insieme a Ugo Nebbia, dette vita a Milano al gruppo “Nuove Tendenze”, che accanto al Futurismo contribuì a cambiare l’estetica del primo Novecento. Il “bando” del marzo 1914 fu sottoscritto da una decina di artisti la cui età era molto giovane, come Sant’Elia che in quell’anno ne aveva ventisei, che riuscì a dare, con le tavole della “Città nuova”, un’interessante impronta “di dignità avanguardistica” nelle mostre che seguirono.

Questi giovani artisti di “Nuove Tendenze”, provenienti dall’Accademia di Brera (come il ventisettenne Dudreville che aveva anche interesse per le tematiche musicali: vedi il quadro le “Lucciole”), avevano molte assonanze con i gruppi di matrice secessionista su scala europea e si caratterizzano per l’assoluta libertà sperimentale, per cui fu loro assegnata l’etichetta di para-futuristi per i “contatti”, soprattutto comunicativi, che ebbero con il movimento di Marinetti.
“Nuove Tendenze” fu un’alternativa rispetto ai canali ufficiali legati al mondo accademico e l’esposizione di opere e documenti – pubblicazioni, lettere, fotografie, cartoline – di questa parte dell’esposizione ci raccontano la nascita di questo “progetto” espositivo autonomo e autosufficiente, legato all’individuazione di una posizione estetica d’avanguardia che va oltre la logica esclusivamente contestativa delle mostre Arte Libera del 1911 e Rifiutati del Cova del 1912.
Oltre alle opere di Leonardo Dudreville esposte nella mostra dei Rifiutati, possiamo ammirare i lavori di Carlo Erba, Achille Funi, Mario Chiattone, Adriana Bisi Fabri, Antonio Sant’Elia, Marcello Nizzoli, tutti parte del progetto.
In questo contesto spicca anche il ruolo centrale dell’associazione Famiglia Artistica nel milieu artistico locale, che garantiva agli artisti, più giovani e militanti, un centro espositivo libero, privo di giurie di ammissione: tutti gli aderenti a Nuove Tendenze, compresi i critici, parteciparono alla vita sociale e artistica di questa realtà.
Non dobbiamo dimenticare che la mostra dei Rifiutati, al di là dei risultati estetici raggiunti, rimane un capitolo fondamentale nella storia del contesto milanese esistente attorno al Futurismo, perché costituisce un tentativo, da parte delle frange più sperimentaliste, di elaborare una strategia espositiva capace di mettere in discussione la centralità delle rassegne ufficiali. Si parlava di un assalto alle accademie: un’idea velleitaria che nei fatti non trovò possibilità di attuazione e più che rivendicare un nuovo spazio, finiranno per richiedere l’accesso ai poli ufficiali che erano oggetto di contestazione.
Tornando alla mostra, possiamo vedere anche alcune opere che furono esposte nella Galleria Centrale d’Arte nell’ex Caffè Cova nell’aprile del 1919, contesto utile per leggere la longevità del fenomeno futurista milanese, ma che documentano anche gli ultimi rapporti diretti di Dudreville con il Futurismo di matrice boccioniana e marinettiana.
L’artista Dudreville non sciolse il gruppo Nuove Tendenze, ma continuerà a utilizzarne il nome in alcune piccole pubblicazioni – come un calendarietto edito nel 1917 – nel quale traspose graficamente alcuni soggetti già realizzati in pittura.
Ma è l’opera “Il caduto” del 1919 che segnerà il punto di svolta verso una nuova concezione figurativa.
Leonardo Dudreville l’11 gennaio del 1920 firmerà, con Achille Funi, Luigi Russolo e Mario Sironi, il manifesto “Contro tutti i ritorni in pittura”: un gesto che rivela l’esigenza di una più larga, ampia e sintetica visione plastica, che chiude idealmente la mostra rivelando il passaggio a una nuova visione teorica ed estetica.

I quadri di Dudreville provengono da importanti musei come il MART di Rovereto, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il MASI di Lugano, per citarne alcuni, ma anche da Collezioni come la Vaf-Stiftung o la Mariani di Roma, oltre a quelle private; senza dimenticare gli inchiostri di china e acquerelli su carta del Gabinetto Disegni e Stampe dell’Università di Pisa o a matita nera della Pinacoteca Civica di Como.
La mostra “Nuove Tendenze” – che possiamo visitare alla Fondazione Ragghianti in via San Micheletto numero 3, fino all’8 gennaio 2023 – è accompagnata da un libro-catalogo edito dalla Fondazione Ragghianti con Silvana Editoriale, che include le riproduzioni delle opere esposte, di documenti e di materiali d’epoca e i saggi del curatore Francesco Parisi con quelli di Alessandro Botta, Niccolò D’Agati, Roberto Dulio, Elena Pontiggia e Sergio Rebora, studiosi specialisti della materia, e è molto utile per approfondire quel periodo artistico.
La mostra è realizzata con il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, il contributo di Anthilia Sgr e il sostegno di Banco BPM.
Un’occasione da non perdere!









