mercoledì, Settembre 9, 2026

Tra farsa grottesca e commedia borghese: “Le nozze” di Cechov secondo Morganti

PRATO – Una commedia dall’ironia pungente di ambientazione borghese, in cui le azioni e le parole dei personaggi creano un effetto farsesco e grottesco.

Il regista Claudio Morganti porta in scena al teatro Fabbricone di Prato “Le nozze”, commedia in atto unico del 1890 di Anton Cechov.

Una scena dello spettacolo (foto di Ilaria Costanzo)

Si tratta di una delle opere teatrali forse meno note del grande scrittore e drammaturgo russo, ma non per questo meno importante: in essa, infatti, Cechov condensa molti elementi tipici e ricorrenti delle sue “commedie borghesi” incentrate su una visione disincantata e sarcastica di una piccola borghesia russa in declino, che non vuole arrendersi di fronte all’inevitabile decadenza e all’irrompere della modernità, e che resta ancorata al proprio mondo chiuso e patriarcale fatto di ipocrisie e apparenze.

Con “Le nozze” l’attenzione si focalizza sul tema del matrimonio, visto non solo come il momento in cui si “certifica” un amore tra due persone, ma anche come l’unione di beni e interessi che vanno al di là della sfera emotiva e che sfociano in quella economica. È proprio questa visione utilitarista ed economicista, fatta di bassezze, piccolezze, “furfanterie”, desiderio di apparire agli occhi degli altri diversi da ciò che si è realmente, a caratterizzare gli otto commensali e i due camerieri che prendono parte a questo singolare pranzo di nozze in occasione del matrimonio tra due giovani piccolo borghesi, che “festeggiano” il loro amore circondati da familiari, amici, conoscenti e ospiti illustri.

Tra un brindisi e un ballo, tra una discussione sui vantaggi dell’elettricità e una rievocazione nostalgica della vita in marina, ecco emergere, dietro la gioia del lieto evento e sotto l’apparenza di modi cortesi e deferenti, tutto un insieme di difetti, di frustrazioni, di aspirazioni di rivalsa, di malcelato desiderio di suscitare l’invidia altrui, di volontà di mostrarsi “semplici” ma allo stesso tempo esibire la propria agiatezza economica, quando in realtà la situazione economica della famiglia risulta tutt’altro che rosea.

L’effetto è quello di cadere in discorsi ridicoli e senza senso, di dare vita a scene paradossali e grottesche, in un “dialogo tra sordi” e una “commedia degli equivoci” che suscita nel pubblico in sala una gustosa ilarità ma anche interessanti spunti di riflessione.

Una scena dello spettacolo (foto di Ilaria Costanzo)

Con un allestimento scenico “minimale” e privilegiando il dialogo a più voci fra i dieci personaggi in scena, Claudio Morganti restituisce tutta la forza evocativa di questa bella commedia corale, in cui sono proprio i diversi “tipi umani” seduti sulla lunga tavolata a raffigurare al meglio i vizi e le contraddizioni della società piccolo borghese della provincia russa.

Ci sono gli sposi novelli, ci sono il padre e la madre della sposa, ansiosi di dimostrare agli invitati l’apparente benessere che la loro famiglia può vantare, “non badando a spese” per il matrimonio della figlia; c’è il parente in servizio al telegrafo, che si sente parte della “modernità” in rapido avanzamento e non rinuncia a lanciare frecciatine agli altri commensali; c’è la fascinosa poetessa-cantante che si nutre del mito dell’arte ma con scarsi risultati; c’è l’ospite greco, che dà vita a esilaranti siparietti a causa della sua scarsa padronanza della lingua; e poi c’è il “generale”, personaggio a lungo evocato come ospite d’onore del banchetto nuziale, che si palesa a metà spettacolo, catalizzando la scena e gettando nello scompiglio gli altri invitati.

Ma poi siamo davvero sicuri che sia un “vero” generale di marina? Oppure è tutto un trucco della famiglia per fare “bella figura” con gli ospiti?

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