mercoledì, Settembre 9, 2026

Il grido di allarme di Nanni Moretti sulla crisi del cinema italiano

di Giacomo Martini

BOLOGNA – Allarme “abbacchiamento” per il cinema italiano.

Lo ha lanciato giovedì scorso Nanni Moretti a un incontro tra esercenti sul futuro delle sale cinematografiche nell’ambito del festival Visioni Italiane della Cineteca di Bologna, e l’onda lunga delle reazioni non sembra esaurirsi.

Intervenuto, appunto, come esercente del Cinema Nuovo Sacher di Roma, “perdo parecchi soldi – ha detto – Finché la mia società che è piccola, minuscola, potrà permetterselo, continuerò a perdere più di 50mila euro l’anno, poi non so”. Il regista Palma d’Oro per La stanza del figlio si è scagliato contro i film italiani – “ci sono troppi film d’autore che poi alla fine non sono belli e creano disaffezione” e “Otto film italiani commerciali su dieci, il pubblico si rifiuta di vederli già dal primo giorno” –  ma anche contro un’atmosfera generale non positiva.

“È il clima intorno al cinema e in particolare intorno al cinema in sala che non c’è – ha sottolineato Moretti – Tutti sono abbacchiati, lo spazio per le recensioni sempre più piccolo fino a scomparire, ci vorrebbe un clima che faccia capire che è una cosa bella e che quelli che non vanno al cinema non sanno quello che si perdono”.

Cinecittà News ha chiesto ad alcuni critici e giornalisti italiani di commentare le posizioni prese dal regista, a partire da Gino Castaldo, chiamato in causa da Moretti con il suo collega critico musicale Ernesto Assante: “Faccio un esempio – ha detto Moretti – il festival di Sanremo per decenni non se l’è filato nessuno. Leggo Repubblica ed Ernesto Assante e Gino Castaldo, i due giornalisti che si occupano del festival, quando ne scrivono sprizzano gioia”.

“Mi ha fatto sorridere l’espressione ‘sprizzare gioia’ – commenta Castaldo, anche conduttore con Ema Stokholma della trasmissione di Rai Radio Due Back2Back – Ho capito cosa volesse dire Nanni sui festival di cinema vissuti senza entusiasmo, ma il festival di Sanremo è ridiventato brillante e divertente solo negli ultimi tre o quattro anni, prima era una croce. C’era una qualità scadente e semmai noi critici sprizzavamo ironia. Questo perché c’è stata una rivoluzione che ha smosso tutto: dopo alcuni anni di immobilismo, il panorama musicale italiano è tornato vivace e lo si vede appunto da Sanremo. Negli ultimi anni abbiamo ascoltato canzoni vere, che piacciano o meno, mentre prima c’erano dei cast irreali”.

“Nanni non ha fatto altro che dire che il re è nudo, la cosa preoccupante è che ho sentito arrivare da più parti appelli alla moderazione”, esordisce Fabio Ferzetti, critico cinematografico de L’Espresso, che continua: “Se il cinema non capisce che deve continuare a essere popolare, e non a parlare solo agli addetti ai lavori, è finita. Mai come oggi il cinema rischia di diventare una macchina celibe senza più rapporto col pubblico e vera capacità di entrare nell’immaginario, creare dibattito, suscitare desiderio ed emozioni condivise. Mi stupisce, poi, che non si parli dell’altra faccia della medaglia: quanti bei film vediamo andare al macello? Eppure, anche tra noi che di cinema parliamo, il 90% dell’attenzione è dedicata a difendere pochi titoli-bandiera.

Siamo sicuri che Il colibrì meritasse il gran numero di pagine che gli è stato dedicato quando ci sono anche altri film bellissimi che passano quasi completamente sotto silenzio? Non ho mai visto maggiore confusione e povertà di informazione; parlo dei grandi media naturalmente. Siamo incapaci di promuovere il buono che c’è e non facciamo che lamentarci.

Ad esempio, ci sono due film francesi bellissimi con un grande appeal potenziale come La pantera delle nevi e La vita è una danza: entrambi avrebbero meritato molto di più. Nessuno ha il coraggio e la forza di fare opinione, dobbiamo farci domande anche noi. Evviva Nanni che ha rotto il ghiaccio”.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI