di Caterina Bini*

Ho letto da più parti in questi giorni sulla stampa di critiche al PD e di uscite verso altri partiti.
Sento il bisogno di fare alcune riflessioni su questo tema.
Ho cambiato vari partiti da quando ho iniziato a fare politica, mai per scissione. Sempre per fusione. L’obiettivo è sempre stato, per me e per quelli della mia generazione, quello di costruire una casa comune che riunisse la cultura di sinistra progressista con quelle di origine cattolica e socialista.
Le generazioni successive alla mia poi sono entrate in politica direttamente nel PD, con l’idea di un partito di centro sinistra, plurale, alternativo alle destre sovraniste.
Da quel momento in poi abbiamo subito due scissioni ad opera di due ex segretari PD, una ferita al cuore per me e per tanti come me perché in un partito non si gioisce mai quando qualcuno se ne va, quando anche chi non la pensa come te prende una strada diversa. È un fallimento per tutti, che deve interrogare tutti sul dove e come abbiamo sbagliato, ma mi hanno sempre insegnato che meno e più omologati non è meglio di tanti con idee diverse. Per questo non ho mai gioito di chi se ne va, ed ho sempre criticato aspramente chi lo ha fatto.
Ora, io non ho cambiato idea, e tanti come me.
Vogliamo discutere dei problemi del PD, dei suoi errori, dei suoi limiti? Allora prendiamoci un mese perché ci vuole molto tempo.
Ma io continuo a pensare che il PD, con i suoi limiti e i suoi errori, che vedo nitidamente anche io, sia ancora l’unica speranza per chi crede in valori di centro sinistra, di un centro sinistra ambientalista, innovativo e solidale.
Per questo, ancora meno delle scissioni, capisco le scelte personali. Legittimo avere ambizioni diverse, legittimo trovare problemi nel PD, legittimo criticare, legittimo anche andarsene dalla propria comunità per una scommessa personale. Ma non può essere che questo: una scorciatoia personale che non può investire sul futuro, sulle nuove generazioni, su chi non vuole rassegnarsi a questa destra.
Non è nel terzo polo che si potrà trovare questa risposta. Ci vuole un PD che si rinnovi e che si innovi, un nuovo gruppo dirigente, proposte coraggiose, un congresso vero. Ed a quello ci prepariamo, fiduciosi che potrà aprirsi una nuova pagina di speranza e futuro.
*ex sottosegretaria di Stato Governo Draghi









