mercoledì, Settembre 9, 2026

L’abbecedario verde: U come Umide (zone) – seconda parte

di Marco Cei

Detto dell’antico rapporto di amore-odio, le zone umide sono preziose per l’uomo, anzi inestimabili, in quanto veri e propri scrigni di biodiversità: in spazi spesso molto limitati e caratterizzati trovano il loro ambiente ideale di conservazione e sviluppo gruppi vegetali e animali molto specializzati, spesso minacciati dal rischio di estinzione, che altrove non riescono a vivere.

Ma non solo organismi strettamente acquatici, perché a questi ambienti (stimabili in pochissimi punti percentuali) è legato un elevatissimo numero di specie animali e vegetali. Perciò, se in generale è utile difendere e conservare dall’assalto continuo delle urbanizzazioni boschi e prati, nonché le zone agricole, a maggior ragione è assolutamente necessario tutelare le zone umide, che da questo punto di vista (la biodiversità) sono delle ricchezze insostituibili.

Tutela che ovviamente deve riguardare eventuali occupazioni e usi impropri del suolo, ma anche le acque, che ne costituiscono il principale elemento, per mantenere i corretti livelli idrici e contrastare fenomeni di inquinamento. Il controllo di queste dinamiche deve essere effettuato sui parametri fisici ma soprattutto sulle popolazioni vegetali e animali che vivono nelle aree umide, in quanto indicatori biologici molto sensibili.

La sensibilità delle piante acquatiche nei confronti dell’inquinamento è da tempo dimostrata in quanto risentono dell’inquinamento organico, di quello da eccesso di nutrienti (eutrofizzazione) e di quello da pesticidi. Presentano, inoltre, una relativa facilità di riconoscimento e una mobilità limitata, caratteristiche che ne fanno bioindicatori molto efficaci.

Il Padule di Fucecchio

Le piante acquatiche sono in senso generale piante superiori (Angiosperme e felci) che riescono a vivere in ambienti temporaneamente o sempre sommersi; nella loro accezione più frequente, vengono esclusi altri organismi come alghe, funghi e licheni (che non hanno sviluppato tessuti vascolari) e tutte le piante marine. Si presentano come alberi, arbusti, erbe, ma la loro distinzione più utile riguarda forse il loro rapporto con il suolo e l’acqua.

Le cosiddette piante igrofile vivono bene in ambienti temporaneamente allagati o con una prima falda idrica molto superficiale con una costante umidità del suolo. Costituiscono la vegetazione per noi maggiormente visibile, in quanto generalmente disposta sui bordi, a cintura di specchi e corsi d’acqua, sulle loro sponde e argini. Ne fanno parte veri e propri alberi, come ontani, salici e pioppi, la farnia (Quercus robur), qualche frassino (Fraxinus oxycarpa), arbusti come il pallon di maggio (Viburnum opulus), ed erbacee annuali e perenni, che formano praterie umide che contengono varie specie tra cui i giunchi (Juncus sp), alcune carici (Carex sp) e graminacee e piante dalle belle fioriture come ad esempio la salcerella (Lytrhum salicaria) o varie specie di menta (Mentha sp).

Poi ci sono le piante acquatiche vere e proprie, chiamate idrofite, nelle quali è possibile distinguere tra le idrofite sommerse in tutto o in parte, spesso di grossa taglia, che vivono con la parte basale sommersa sotto l’acqua o comunque immersa nel fango ma con foglie e fiori emergenti (come Phragmites, Typha, Carex, Iris), le idrofite radicate e flottanti (come Nymphaea, Potamogeton, Ranunculus) e le idrofite non radicate e liberamente flottanti (come Lemna, Trapa).

L’attuale perimetro del Padule di Fucecchio

Molte di queste specie vegetali sono presenti nel Padule di Fucecchio, che è la più grande palude interna di Italia, di grande pregio naturalistico per la ricchezza del suo patrimonio vegetale e delle sue presenze animali. Le informazioni seguenti sono in gran parte tratte da documenti del Centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio.

Osservatorio delle Morette nel Centro di ricerca

Posizionato com’è al limite tra le regioni a clima mediterraneo e quelle continentali, il Padule ospita contemporaneamente piante adattate a climi diversi; nella Paduletta di Ramone, ai margini del Bosco di Chiusi, sopravvivono ad esempio il Morso di rana (Hydrocharis morsus-ranae) e la Felce reale (Osmunda regalis), piante di climi sub-tropicali (caldo umidi), e particolari muschi, chiamati sfagni (Sphagnum sp.), più propri di climi freddi del nord e discesi fin qui durante le ultime glaciazioni. Il paesaggio più diffuso è quello dei grandi canneti formati dalla Cannuccia di palude (Phragmites australis), ma nella Paduletta di Ramone e in poche altre aree del cratere palustre si trovano ancora discrete estensioni della Grande carice (Carex elata), chiamata localmente sarello; pianta di origine nordica si sviluppa in “gerbi” (formazioni cespitose) formati da più individui, che assumono l’aspetto caratteristico di isolotti circondati dall’acqua.

A sinistra la Felce reale, a destra il tipico gerbo di Carice o sarello

Dove gli immensi canneti lasciano spazio alle acque libere, troviamo i “lamineti”, formati da piante con foglie galleggianti (come le grandi ninfee) che offrono uno degli ultimi rifugi a numerose specie altamente specializzate: l’Erba vescica (Utricularia australis), pianta carnivora flottante; il Ninfoide (Nymphoides peltata), dai bei fiori gialli; la strana Erba pesce o Salvinia (Salvinia natans), una piccola felce natante ormai rarissima in Toscana; e l’Erba scopina (Hottonia palustris), scoperta nell’area umida solo di recente.

La ninfea gialla

Nel canneto trovano posto anche altre piante tipiche come il biodo (Typha latifolia), il giunco da corde (Schoenoplectus lacustris), il sarello (Carex alata), la sala (Carex riparia), il falasco (Cladium mariscus), di grande importanza nella nostra storia popolare e sociale, usati per impagliare sedie, rivestire fiaschi e damigiane, fare scope, intrecciare cestini, tutte attività artigianali tipiche della Valdinievole.

Come ormai diffusamente si osserva in molte zone umide italiane ed europee, anche il Padule di Fucecchio non è esente dalla presenza di molte specie esotiche (o aliene), alcune delle quali dallo spiccato comportamento invasivo, favorite dall’elevato grado di disturbo che grava su questi tipi di ambienti.

Sponda del Padule invasa da Amorpha fruticosa

Nel Padule, tra le specie legnose sono ormai diffusissimi il falso indaco (Amorpha fruticosa), la falsa acacia (Robinia pseudacacia), mentre tra le erbacee sono molte le specie esotiche ormai diffuse in tutta l’area, come il panico acquatico (Paspalum distichum) le forbicine (Bidens sp.), il cipero odorato (Cyperus odoratus).

Transetto con le specie erbacee ripreso nella Paludetta di Ramone

Per quanto riguarda la fauna, il Padule di Fucecchio riveste un ruolo fondamentale nelle rotte migratorie fra la costa tirrenica e l’interno; qui si possono osservare nel corso dell’anno oltre 200 specie di uccelli. L’area palustre offre quindi eccezionali spunti per gli appassionati di birdwatching e fotografia naturalistica, soprattutto durante il passo primaverile. Particolare rilievo naturalistico assumono gli aironi che costituiscono qui una grande garzaia, cioè una vera e propria “città degli aironi” con migliaia di uccelli. Si tratta della colonia di nidificazione più importante dell’Italia centro-meridionale, sia per il numero delle coppie nidificanti (circa 1000) che per la presenza contemporanea di sette specie: la Nitticora, la Garzetta, la Sgarza ciuffetto, l’Airone guardabuoi, l’Airone Cenerino, l’Airone bianco maggiore e l’Airone rosso.

Censimento ISPRA uccelli acquatici svernanti nel Padule di Fucecchio

Nel gennaio 2022 si è tenuto anche nel Padule di Fucecchio il censimento annuale degli uccelli acquatici svernanti: oltre 13.000 presenze complessive, che collocano il Padule ai primi posti fra le zone umide di tutta la Toscana.

Analizzando i dati per aree, si vede che 7.774 uccelli acquatici (quasi il 60% del totale), sono stati rilevati all’interno della riserva naturale pistoiese che rappresenta solo il 10% della superficie della zona umida. Considerando il dato relativo agli Anatidi e folaghe, le specie più sensibili al disturbo antropico, si nota che le aree protette Le Morette e Righetti/La Monaca/Il Coccio ospitavano l’80% di questi acquatici, ben 7.635 sui 9.512 totali.

Il censimento, promosso a livello di grande area biogeografica da Wetlands International e svolto in Italia sotto l’egida dell’ISPRA (Istituto Superiore Protezione Ricerca Ambientale), è organizzato in tutta la regione dal Centro Ornitologico Toscano, che nel Padule di Fucecchio si avvale del supporto locale del Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio.

Nel corso del censimento sono state rilevate ben 34 specie per un numero complessivo di 13.016 uccelli, fra cui spiccano le Alzavole (7.707), per le quali il Padule si conferma come l’area più importante della Toscana. Di grande rilievo i dati per alcune specie di notevole valore conservazionistico, come il raro Mignattaio (333): non sono mancati gli avvistamenti di specie rare come il Tarabuso, la Cicogna bianca ed il Fenicottero.

I risultati confermano quindi il valore naturalistico della più grande palude interna italiana, ma anche l’importanza della gestione tecnico-scientifica effettuata nella parte protetta da oltre un ventennio.

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