SERRAVALLE PISTOIESE – Un’escursione nel borgo antico di Serravalle, alla scoperta della Torre del Barbarossa e degli altri monumenti che caratterizzano il cuore di origine medievale del paese.
Grazie al servizio offerto dall’ufficio di promozione turistica del Comune, è possibile compiere visite guidate gratuite all’imponente Torre detta del Barbarossa, che si staglia alla sommità del borgo, nonché all’ex Oratorio della Vergine Assunta e alla chiesa di San Michele, altre due significative testimonianze risalenti al periodo medievale.
In posizione strategica sulla cima di una collina, a controllo delle due pianure di Pistoia e Lucca, a partire dal XII secolo l’insediamento di Serravalle fu a lungo oggetto di contesa tra lucchesi e pistoiesi, con questi ultimi che avviarono la fortificazione del borgo come punto fondamentale di controllo militare del territorio e di avvistamento sulla piana della Valdinievole.

Cuore della linea difensiva pistoiese, al centro di una “rete” di castelli comunali, agli inizi del Trecento il borgo fu assediato e conquistato dal condottiero ghibellino Castruccio Castracani, al cui nome è legata la costruzione della Rocca Nuova all’estremità meridionale del paese. Ritornato sotto il controllo pistoiese dopo la caduta di Castruccio, nel 1351 passò definitivamente sotto il dominio fiorentino, perdendo progressivamente la propria funzione militare a seguito dell’espansione della signoria di Firenze su buona parte della Toscana.
Ma questo passato fatto di conquista del contado, lotte tra guelfi e ghibellini, guerre tra città limitrofe e rivali per il controllo del territorio rivive nella Torre del Barbarossa, che con i suoi 43 metri di altezza domina il borgo dalla vetta della collina.
Ben visibile a chilometri di distanza dall’autostrada e dalla strada statale provenendo dalle opposte direzioni di Pistoia e Lucca, questa torre è l’elemento architettonico più appariscente di Serravalle, e tradisce da lontano la sua originaria funzione militare di torre di avvistamento. Di forma quadrangolare, eretta nel corso del XII secolo dal Comune di Pistoia, la torre è oggi ciò che sopravvive dell’originaria fortezza – la cosiddetta Rocca Vecchia – costruita dai pistoiesi nel punto di valico e di passaggio tra le due pianure; qui era posizionato un corpo di guardia permanente che aveva il compito di sorvegliare notte e giorno la strada verso la Valdinievole e di segnalare eventuali movimenti sospetti verso il territorio lucchese.

Del mastio dell’antica rocca rimangono solo alcune rovine e tracce dei muri perimetrali lungo il pendio della collina; una scala esterna permette l’accesso dei visitatori alla porta della torre, posta a 5 metri di altezza per ragioni difensive, e da qui una scala interna in acciaio – in origine le scale erano in legno e non fisse – ci conduce, dopo due stretti passaggi, sulla sommità della costruzione.
Ogni fatica viene qui compensata e ripagata dal superbo panorama sul paese, sulle colline circostanti e sulle pianure di Pistoia e Lucca. Nelle giornate limpide lo sguardo spazia a trecento sessanta gradi in una visione che abbraccia aree e paesaggi diversi: le colline del Montalbano, il padule di Fucecchio, le colline del basso Valdarno, il monte Pisano, la valle del torrente Nievole, le estreme propaggini dell’Appennino con i borghi di Casore e Castellina, la pianura pistoiese fino al massiccio della Calvana.

Il rumore delle auto e dei tir che corrono sull’autostrada o il fischio di un treno che sta per entrare in galleria ci ricordano ancora oggi, dopo più di otto secoli, l’importante ruolo di Serravalle come punto di passaggio obbligato dei collegamenti e delle vie di comunicazione dell’Alta Toscana: un movimento continuo e incessante che la torre osserva dall’alto, silenziosa e immobile, vegliando con la sua mole sopra il vecchio borgo.
Prima di ridiscendere, riflettiamo sul curioso riferimento all’imperatore Federico Barbarossa, il cui legame con Serravalle non è però attestato da alcun documento storico: si tratta probabilmente di una leggenda nata per dare rilevanza militare e politica a questo edificio, così come una tradizione popolare vorrebbe la torre fondata addirittura dal re longobardo Agilulfo per proteggere i territori conquistati dalla minaccia bizantina.

Ma le sorprese nel cuore antico di Serravalle non finiscono qui: a pochi passi dalla torre si trova infatti l’ex Oratorio della Vergine Assunta, oggi di proprietà comunale e utilizzato per incontri e conferenze, che nel suo piccolo spazio custodisce uno dei cicli pittorici più interessanti della pittura pistoiese di fine Trecento.
Chiamato popolarmente “casa delle figure” dai serravallini, l’oratorio trecentesco, un tempo collegato alla vicina pieve di Santo Stefano, nel 1789 fu vittima delle soppressioni delle compagnie religiose e degli enti ecclesiastici volute dal vescovo pistoiese Scipione de’ Ricci; sconsacrato e divenuto abitazione civile, venne rintonacato e modificato all’interno, andando così a coprire gli affreschi originari e a dimenticare progressivamente il patrimonio artistico in esso custodito. Per fortuna negli anni Ottanta del secolo scorso, durante alcuni lavori di ristrutturazione, riemersero dalle pareti brani di affreschi con figure sacre: ciò permise di identificare tali immagini con il “perduto” ciclo trecentesco dell’ex oratorio e di provvedere successivamente al suo restauro e recupero, proseguito anche in anni più recenti.
Sono così tornati alla luce e all’antico splendore gli affreschi superstiti, che si segnalano per la vivacità dei colori, la resa in dettaglio delle figure umane, la corposità dei volumi e lo studio delle proporzioni: un’importante testimonianza, dunque, della fase di passaggio dagli schemi medievali e giotteschi verso una pittura più realistica e più attenta alla rappresentazione delle figure umane.

Lungo le pareti si susseguono scene a tema religioso come la Crocifissione, l’Ascensione di Maria al Cielo, la Passione di Cristo e soprattutto il Giudizio Universale, la più articolata e meglio conservata del ciclo, con al centro la monumentale figura di Cristo giudice. Questa presenta tre registri: quello inferiore illustra i dannati trascinati all’inferno da piccoli diavoli, sotto il controllo dell’arcangelo Gabriele che impugna la spada; quello mediano presenta una teoria di apostoli recanti i propri simboli; quello superiore vede protagonisti la Madonna e Gesù preceduto da angeli in volo, che recano i segni della Passione.
Ultima tappa della nostra visita è la chiesa di San Michele, di probabile origine longobarda ma interamente ricostruita tra XII e XIII secolo in stile romanico, come testimoniato dalla sopravvivenza dell’abside semicircolare e il coronamento a mensole, sulle quali sono incise figure antropomorfe.

Nel corso dell’età medievale la chiesa era forse collegata a un monastero, come farebbero presumere alcuni ritrovamenti archeologici, e non è da escludere una sua funzione quale ospizio e luogo di ricovero per mercanti e pellegrini lungo la via diretta di collegamento fra Pistoia e Lucca. L’interno, profondamente ristrutturato, conserva del passato medievale della chiesa un curioso affresco, risalente al XIV secolo, che illustra il cosiddetto “miracolo di san Biagio”: secondo la leggenda il santo guarì un bambino che stava per morire soffocato a causa di una lisca di pesce, diventando così il protettore della gola.

Un viaggio affascinante tra le bellezze della Serravalle antica che si può compiere grazie alle visite guidate gratuite organizzate dall’Ufficio Informazioni Turistiche del Comune di Serravalle (piazza Magrini 4) con i seguenti orari: da novembre a marzo, sabato e domenica ore 10-13 e 14,30-16,30; da aprile a ottobre, martedì, venerdì, sabato e domenica ore 10-13, 16-19, mercoledì e giovedì ore 10-13.










